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Catastrofe di Tunguska: l'esplosione del 1908 che rase al suolo 2.150 km² di foresta siberiana

Il 30 giugno 1908 un corpo celeste esplose a 5-10 km di quota sopra il fiume Tunguska Pietrosa: nessun cratere, otto milioni di alberi abbattuti, una potenza di mille bombe di Hiroshima.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Foresta di alberi spezzati e atterrati, simile a Tunguska dopo l'esplosione del 1908
Foresta di alberi spezzati e atterrati, simile a Tunguska dopo l'esplosione del 1908

Alle 7:17 del mattino del 30 giugno 1908, un corpo celeste si disintegrò nei cieli della Siberia centrale, vicino al fiume Tunguska Pietrosa. L'onda di pressione fu registrata dai barografi fino a Londra e in tutto l'emisfero settentrionale; quella sera, in Europa, fu possibile leggere il giornale alle due di notte per il bagliore residuo dell'atmosfera. Nessun cratere. Nessun frammento metallico evidente. Solo otto milioni di alberi abbattuti come fiammiferi, su una superficie pari a quella della Valle d'Aosta. Da 117 anni il Tunguska event è il più grande impatto cosmico documentato dell'era moderna — e anche il più studiato per capire cosa fare se accadesse domani sopra una grande città.

La mattina che il cielo si spaccò

Il villaggio di Vanavara, 65 km a sud-est dell'epicentro, fu il punto abitato più vicino. Il commerciante Semen Semenov fu scagliato dalla veranda della sua isba; testimoniò di aver visto «il cielo dividersi in due, e in alto, sopra la foresta, l'intera parte settentrionale del firmamento sembrava coperta di fuoco». Secondo la ricostruzione della NASA pubblicata nel 2023, il bolide entrò in atmosfera a circa 54.000 km/h e si frantumò tra i 5 e i 10 km di quota. L'energia liberata viene stimata oggi in 10-15 megatoni di TNT, circa mille volte la bomba di Hiroshima.

Foresta boreale con alberi spezzati e abbattuti, simile alla taiga siberiana di Tunguska
La taiga siberiana mostra ancora oggi anomalie di accrescimento risalenti al 1908. Foto: Pexels / Air Rus

Diciannove anni di silenzio prima di una spedizione

Quella zona della Siberia, all'epoca governatorato di Yenisey, era praticamente disabitata: il regime zarista non inviò squadre di rilevamento. La prima spedizione scientifica vera arrivò solo nel 1927, organizzata dal mineralogista sovietico Leonid Kulik dell'Accademia delle Scienze. Kulik si aspettava un cratere meteoritico e cercò invano frammenti di ferro per anni. Trovò invece un disegno inquietante: gli alberi erano caduti a raggiera, con i tronchi orientati verso l'esterno rispetto a un punto centrale dove però gli alberi erano ancora in piedi — bruciati ma verticali, come al di sotto di un'esplosione avvenuta in aria. Questo schema, oggi noto come butterfly pattern, è documentato in dettaglio dalla voce di Britannica dedicata all'evento.

Asteroide o cometa? Una controversia lunga un secolo

Per decenni il dibattito si è polarizzato. La scuola della cometa, sostenuta dall'astronomo Fred Whipple già negli anni Trenta, spiegava l'assenza di residui solidi con la natura ghiacciata di un nucleo cometario, che si sarebbe vaporizzato del tutto. La scuola dell'asteroide guadagnò terreno negli anni Settanta. Una ricostruzione modellistica pubblicata su arXiv nel 2013 dal team di Sandia National Laboratories ha mostrato che un corpo roccioso di circa 60-70 metri di diametro entrato a bassa angolazione spiega meglio dei modelli precedenti la forma a farfalla, il deposito termico al suolo e l'assenza di un cratere.

La svolta è arrivata nel 2013: un team guidato da Victor Kvasnytsya ha analizzato microsfere recuperate dalla torba locale e ha pubblicato su Planetary and Space Science la conferma di nano-diamanti, lonsdaleite e troilite, una firma chimica caratteristica delle condriti rocciose. La conclusione condivisa oggi dalla maggioranza degli scienziati — riassunta dal Royal Observatory di Greenwich — è che si trattò di un asteroide stony, non di una cometa.

Meteora luminosa che attraversa il cielo notturno
Un evento di scala Tunguska, in atmosfera, sopra una città produrrebbe danni catastrofici. Foto: Pexels / Furkan Güneş

Tunguska e la difesa planetaria moderna

Quanto è probabile che un evento simile si ripeta? Un articolo della NASA del 2019 ha rivisto al rialzo la dimensione minima dell'asteroide capace di provocare un airburst di tipo Tunguska: secondo le simulazioni, occorrerebbe un corpo di almeno 65 metri di diametro, contro i 30-40 metri stimati in precedenza. Buona notizia: gli oggetti di questa taglia sono meno numerosi del previsto, e il tempo di ritorno medio per un impatto del genere si allunga a circa 1.000 anni, contro i 200-300 ipotizzati negli anni Novanta.

Resta il fatto che oggi sappiamo deviare un asteroide: nel 2022 la missione DART della NASA ha modificato l'orbita di Dimorphos colpendolo a 22.000 km/h, e nel dicembre 2026 la sonda Hera dell'ESA arriverà sul posto per misurarne le conseguenze. È figlia diretta della consapevolezza che il 30 giugno 1908 sopra Tunguska è stato, statisticamente, un colpo di fortuna.

Domande frequenti

Ci furono vittime umane? Le fonti russe parlano di un solo decesso confermato — un cacciatore evenchi nominato Vasiliy — e di centinaia di renne uccise dall'onda d'urto e dagli incendi. Nessun villaggio fu colpito direttamente.

Perché di notte si vedeva chiaro in Europa? La polvere stratosferica iniettata dall'esplosione diffuse la luce solare per giorni, generando notti luminose registrate dagli osservatori di Greenwich e Heidelberg.

Il lago Cheko è il cratere? Un'ipotesi del 2007 di un team italiano dell'Università di Bologna lo aveva proposto come bacino di impatto secondario, ma analisi successive sui sedimenti hanno escluso questa lettura.

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