Curiosità
Effetto Leidenfrost: perché una goccia d'acqua balla sulla padella rovente
Sopra i 193 °C l'acqua smette di bagnare il metallo: si solleva su un cuscino di vapore, sopravvive per minuti e a volte si auto-propelle. La fisica scoperta da un medico tedesco nel 1756 oggi serve a raffreddare i reattori nucleari

Quando lanci una goccia d'acqua su una padella appena tiepida, sentirai sfrigolare. Se invece la padella è davvero rovente — diciamo sopra i 200 °C — la goccia non sfrigola affatto: si solleva, rotola, sopravvive anche un minuto intero prima di evaporare. È l'effetto Leidenfrost, una bizzarra zona della fisica dell'ebollizione che porta il nome di un medico tedesco di metà Settecento e che ancora oggi gli ingegneri stanno studiando per raffreddare microchip e reattori nucleari. La spiegazione è elegante: la goccia non tocca mai il metallo. Galleggia su un suo stesso vapore.
Il trattato del 1756 e il medico di Duisburg
Johann Gottlob Leidenfrost era un medico tedesco di Duisburg quando, nel 1756, pubblicò un trattatello in latino intitolato De Aquae Communis Nonnullis Qualitatibus Tractatus. Vi descriveva un esperimento minimale: una candela accesa sul retro di una goccia d'acqua posata su un cucchiaio di ferro arroventato. Tra goccia e metallo passava luce. C'era un'intercapedine. La sua intuizione, che Jearl Walker della Cleveland State University ha sintetizzato in una famosa monografia divulgativa per Scientific American, era che l'acqua non fosse a contatto con la padella ma con un sottile strato di proprio vapore.
I quattro regimi dell'ebollizione
Tutto si chiarisce con la cosiddetta curva di Nukiyama, formulata dall'ingegnere giapponese Shiro Nukiyama nel 1934: il calore trasferito da una superficie calda a un liquido non sale in modo monotono con la temperatura, ma attraversa quattro regimi. Convezione naturale fino a circa 110 °C, ebollizione nucleata efficientissima fra 110 e 220 °C, una zona di transizione in cui bolle e vapore cominciano a fare da isolante, e infine il regime di film boiling: sopra il punto di Leidenfrost, intorno ai 193 °C per l'acqua su un metallo liscio, lo strato di vapore avvolge la goccia da sotto e i tempi di evaporazione si allungano paradossalmente. Lo studio di riferimento di J. D. Bernardin e Issam Mudawar sulla modellazione teorica del punto di Leidenfrost è ancora oggi il calibro per misurarne il valore.

Gocce che camminano da sole
Negli anni Duemila il fisico francese Heiner Linke ha mostrato che, posando una goccia di Leidenfrost su una superficie con piccole dentature asimmetriche, la goccia comincia a muoversi da sola nella direzione delle dentature. È il principio del ratchet: il vapore sotto la goccia fugge preferenzialmente da un lato e la spinge dall'altro. Più recentemente, lo studio di Ambre Bouillant e colleghi Leidenfrost wheels, pubblicato il 17 settembre 2018 su Nature Physics, ha dimostrato che persino su una superficie perfettamente piatta una goccia di Leidenfrost ruota internamente come una ruota e si auto-propelle: per gocce di raggio inferiore a 1,5 mm le accelerazioni raggiungono 87 mm/s². È una macchinetta che si muove senza motore, alimentata solo dalla differenza di temperatura.
Perché ci interessa davvero
L'effetto Leidenfrost non è solo un trucco da cucina. È il motivo per cui sulla padella troppo calda la pasta non si cuoce in modo omogeneo: l'acqua aderisce male alla superficie. È anche, in negativo, il limite più temuto del raffreddamento dei reattori nucleari: durante un'emergenza di perdita di refrigerante, l'acqua di sicurezza che dovrebbe spegnere il nocciolo, vaporizzando troppo rapidamente, rischia di entrare in regime di film boiling e di non riuscire più ad asportare calore (il fenomeno della departure from nucleate boiling studiato dal MIT è documentato in numerose review di scienza nucleare). Per questo, materiali microstrutturati progettati per spostare il punto di Leidenfrost a temperature più alte sono uno dei filoni più caldi della ricerca termofluidodinamica degli ultimi anni: nel 2024 Jonas Wagner e colleghi hanno pubblicato su Nature Physics un lavoro sulla soppressione e l'inversione del fenomeno su superfici nanotessurate.
Camminare sulla brace
L'effetto Leidenfrost, infine, è quasi certamente parte della spiegazione di alcune dimostrazioni teatrali estreme: camminare scalzi sui carboni ardenti senza ustionarsi. Il sudore del piede e il bassissimo tempo di contatto creerebbero un effimero strato di vapore. La maggior parte degli studi sui firewalk, però, conclude che gioca più la bassa conducibilità termica della cenere e che basta un breve attardamento per ustionarsi seriamente. La fisica di Leidenfrost va dunque rispettata, e meglio osservata con un piccolo cucchiaino d'acqua e una bistecchiera già rovente.
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