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Il segreto degli Stradivari: la piccola era glaciale, il borace e il legno che nessuno saprà mai più replicare

Tra il 1645 e il 1715 l'attività solare crollò e gli abeti rossi delle Alpi crebbero più lenti. Per Antonio Stradivari quel legno fu una manna; per la chimica novecentesca, un rebus che ha richiesto la spettroscopia a raggi X.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Violino classico in posa, primo piano sul legno e sulle corde
Violino classico in posa, primo piano sul legno e sulle corde

Antonio Stradivari morì a Cremona il 18 dicembre 1737, a 93 anni, dopo aver costruito quasi un migliaio di strumenti ad arco. Ne sopravvivono circa 650, classificati ed etichettati uno per uno: il Messia, conservato all'Ashmolean Museum di Oxford, vale almeno 20 milioni di dollari; il Lady Blunt è stato battuto all'asta nel 2011 per 15,9 milioni. Da tre secoli liutai, fisici, chimici e algoritmi di machine learning si interrogano sulla stessa domanda: perché non riusciamo a costruirne uno uguale?

Il sole pigro che fece nascere gli Stradivari

Il primo indizio non sta in una bottega, ma nelle macchie solari. Tra il 1645 e il 1715 — il periodo in cui Stradivari nasce, impara il mestiere e produce i suoi capolavori — gli astronomi europei contarono pochissime macchie sulla superficie del Sole. È il fenomeno che lo storico inglese E.W. Maunder battezzò minimo di Maunder: una fase di attività solare anomala, coincisa con quella che gli storici del clima chiamano Piccola Era Glaciale. In Europa centrale il Tamigi gelava regolarmente, i canali di Venezia si ricoprivano di ghiaccio, e i boschi alpini di abete rosso (Picea abies) crescevano molto più lentamente.

La conseguenza, dal punto di vista di un liutaio, era preziosa. Un albero che cresce piano produce anelli di accrescimento sottili, fitti e di larghezza uniforme: il legno risulta più denso, più omogeneo e meccanicamente più stabile. Nel 2003 il climatologo Lloyd Burckle (Columbia University) e il dendrocronologo Henri Grissino-Mayer pubblicarono sulla rivista Dendrochronologia l'ipotesi che il legno tagliato in Val di Fiemme durante il minimo di Maunder e venduto ai liutai di Cremona sia una variabile decisiva nel suono degli Stradivari. Una materia prima irripetibile: oggi gli abeti rossi delle Dolomiti crescono in un clima diverso.

Foresta di abeti rossi alpini con tronchi dritti e fitti
La Picea abies della Val di Fiemme, cresciuta lentamente durante la piccola era glaciale, forniva agli Stradivari un legno denso e leggero impossibile da replicare oggi. Foto: Jean-Paul Wettstein / Pexels.

Nagyvary: gli Stradivari furono "trattati"

Per il biochimico ungaro-americano Joseph Nagyvary, professore alla Texas A&M University che dagli anni '70 dedica la propria carriera al mistero, il clima è solo metà della spiegazione. L'altra metà sta in trattamenti chimici quasi alchemici che Stradivari e i suoi rivali — Guarneri del Gesù in primis — applicavano al legno prima dell'assemblaggio.

Nel 2009, sulla rivista open access PLoS ONE, Nagyvary pubblicò i risultati di analisi a fluorescenza a raggi X (XRF) condotte su minuscole schegge di cinque Stradivari e tre Guarneri. Il risultato fu sorprendente: il legno conteneva tracce inequivocabili di borace, solfato di rame, allume di potassio e fluoruro di calcio, composti del tutto assenti nei legni di liutai moderni. Una ricetta che probabilmente serviva da insetticida e fungicida (Cremona del Seicento era infestata da tarli) ma che aveva l'effetto collaterale di reticolare le proteine del legno, rendendolo più rigido e più reattivo.

Uno studio successivo del 2017 firmato da Hwan-Ching Tai della National Taiwan University, pubblicato su PNAS, ha confermato il quadro: il legno d'acero del fondo dei violini Stradivari mostra livelli di emicellulose molto più bassi di quelli di un acero contemporaneo, segno di una decomposizione chimica indotta. Tai e colleghi parlano di una vera e propria maturazione artificiale ottenuta con bagni in soluzioni minerali, che ha ridotto il contenuto d'acqua del legno del 25% e ne ha alterato in modo permanente le proprietà acustiche.

Particolare del corpo di un violino in legno laccato
La vernice degli Stradivari, una miscela proteica-resinosa con tracce di nanoparticelle minerali, contribuisce alle qualità timbriche degli strumenti. Foto: Raymond Petrik / Pexels.

I test alla cieca: il mito ridimensionato

Per oltre due secoli si è dato per scontato che uno Stradivari fosse oggettivamente superiore a qualunque violino moderno. Negli anni 2010 una serie di esperimenti in doppio cieco, condotti dalla violinista e ricercatrice Claudia Fritz del CNRS di Parigi, ha messo in dubbio anche questo. Nel 2014, in uno studio pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences, 10 solisti internazionali sono stati invitati a suonare in una sala parigina sei violini italiani antichi (tre Stradivari e tre Guarneri) e sei strumenti contemporanei, tutti bendati. I solisti hanno preferito gli strumenti moderni in 6 casi su 10 e, in un test successivo, sono riusciti a identificare correttamente l'epoca dello strumento solo nel 31% dei casi: meno del caso.

Conclusione di Fritz: la liuteria contemporanea ha colmato il divario, e la "magia" Stradivari è in gran parte costruita dalla suggestione storica. Resta però un dato: anche se non sono sempre migliori, i grandi violini cremonesi mantengono caratteristiche fisiche peculiari — un timbro più simile alla voce umana, secondo lo studio del 2017 condotto al Acoustical Society of America — che la combinazione di clima freddo e ricetta perduta ha reso irripetibili.

Tre secoli di mistero non ancora risolti

Il vero segreto degli Stradivari, probabilmente, è che non esiste un segreto: esiste l'incrocio raro di un legno che non si forma più, di una tradizione artigianale durata generazioni in poche botteghe della stessa contrada cremonese, di una chimica empirica che oggi chiameremmo nanotecnologica, e di tre secoli di suono — perché il legno di un violino continua a maturare e a modificarsi a ogni esecuzione. Nessuna di queste variabili, da sola, basta. Tutte insieme producono il Messia.

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