Curiosità
Bosques Petrificados de Jaramillo: la Patagonia con araucarie di pietra alte 100 metri
In Argentina, nel deserto del Santa Cruz, una pioggia di cenere vulcanica del Giurassico medio ha trasformato un'intera foresta in silice. Oggi tronchi di 3 metri di diametro e pigne con embrioni intatti raccontano i giganti che vissero 160 milioni di anni fa

In un altopiano arido a 500 km a sud di Comodoro Rivadavia, nella provincia argentina di Santa Cruz, riposa una foresta che non esiste più. I tronchi sono caduti, ma nessuno è marcito. Da 160 milioni di anni sono diventati silice: la cenere di un vulcano del Giurassico medio li ha sepolti così in fretta che le acque ricche di minerali hanno avuto tutto il tempo di sostituire la materia organica con quarzo. Il Parco Nazionale Bosques Petrificados de Jaramillo custodisce, per gli scienziati, i più grandi alberi fossili del pianeta: Araucaria mirabilis, fino a 100 metri di altezza e tronchi di 3 metri di diametro.
Una catastrofe in slow motion
La sequenza geologica del sito è ben datata. Le rocce della Formazione La Matilde, in cui si trovano i tronchi pietrificati, risalgono al Batoniano-Oxfordiano, tra 164,7 e 155,7 milioni di anni fa, secondo la sintesi pubblicata su Review of Palaeobotany and Palynology nel 2021 (Araucarian woodlands from the Jurassic of Patagonia). All'epoca, la regione era una pianura subtropicale dominata da grandi conifere primitive e attraversata periodicamente da imponenti episodi vulcanici. Quando una di queste eruzioni colpì la valle, gli alberi vennero abbattuti e immediatamente sepolti dalla cenere: il processo di permineralizzazione silicea bloccò ogni decomposizione, conservando perfino i tessuti del legno cellula per cellula.

Spegazzini e il nome scientifico
Il primo a riconoscere la novità tassonomica fu il botanico Carlo Luigi Spegazzini, nato a Bairo, in provincia di Torino, nel 1858 ed emigrato giovanissimo in Argentina, dove diventò una delle figure di riferimento della botanica sudamericana. Esaminando coni e tronchi raccolti nel Cerro Cuadrado, ne pubblicò nel 1924 la descrizione formale come Araucarites mirabilis. Il nome specifico, mirabilis — "meraviglioso" — è onesto: si conservano persino le pigne globose con embrioni e tegumenti intatti, su cui un classico studio pubblicato da Charles Stockey nel 1975 sull'American Journal of Botany ha permesso di ricostruire la riproduzione delle araucarie giurassiche.
Come si visita oggi il parco
Il parco fu istituito come Monumento Natural nel 1954 dal governo argentino e riclassificato come parco nazionale nel dicembre 2012, ampliato fino a 78.543 ettari. Il sentiero principale, l'Interpretation Trail, è un anello di 2 chilometri che attraversa il deposito centrale del Cañadón Lapa: alcuni tronchi sono lunghi 35 metri e larghi 3, ancora distesi dove sono caduti. Il sito appartiene alla rete dei parchi nazionali argentini ed è descritto nelle pagine ufficiali della Ruta Natural. Vicino ai sentieri si trovano anche piccoli crateri da pioggia fossilizzati e tracce di insetti xilofagi, una vera istantanea del Mesozoico.
Il primato dei più grandi
Gli specialisti ricordano che il sito statunitense di Petrified Forest in Arizona è più famoso ma più piccolo nei singoli esemplari: lì i tronchi più grandi raggiungono 1,5 metri di diametro. Le araucarie di Jaramillo, invece, hanno diametri fino a tre volte superiori. Nei depositi di Cerro Cuadrado, descritti anche da mindat.org in una scheda geo-mineralogica dettagliata, si calcola che gli individui adulti vivessero in media 1.000 anni prima dell'eruzione che li uccise. È difficile non pensare che Araucaria mirabilis fosse, all'epoca, una delle specie dominanti del Gondwana: un fossile vivente camminava ancora sulla Terra mentre quegli alberi venivano sepolti. Quel discendente esiste oggi: Araucaria araucana, l'araucaria del Cile, oggi specie minacciata.
Un laboratorio della paleobotanica
Per la scienza, Jaramillo è un caso di studio insostituibile: si possono confrontare anatomia, gimnosperme, scambi gassosi e biologia riproduttiva di una conifera giurassica con quelle delle sue parenti attuali. Per il visitatore, è un'esperienza al limite del paradosso: cammini in mezzo a un deserto e tocchi una foresta. Il vento patagonico, oggi, soffia tra blocchi di pietra che hanno conservato la forma esatta del tronco di un albero più vecchio dei Tyrannosaurus. La scheda del Sistema Nacional de Áreas Protegidas argentino ricorda che la fragilità dei reperti è altissima: prelevare anche un piccolo frammento è reato in tutto il Paese.
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