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Opus caementicium: il calcestruzzo romano che si autoripara da 2.000 anni (e ora sappiamo come)

Lo studio del MIT pubblicato su Science Advances nel 2023 svela il segreto delle inclusioni di calce: il cemento di Roma antica è davvero self-healing.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Antiche rovine romane in calcestruzzo e pietra che testimoniano la durabilità dell'opus caementicium
Antiche rovine romane in calcestruzzo e pietra che testimoniano la durabilità dell'opus caementicium

Il Pantheon di Roma ha la più grande cupola in calcestruzzo non armato del mondo. Diametro: 43,30 metri. Età: 1.901 anni. Lo costruì l'imperatore Adriano nel 125 d.C. e da allora non ha mai avuto bisogno di un consolidamento strutturale. Nello stesso periodo, una buona parte delle infrastrutture in cemento armato costruite negli anni Sessanta del Novecento sta crollando o richiede demolizioni preventive. La differenza non è solo la tecnica: è il materiale. Si chiama opus caementicium, ed è il calcestruzzo dei Romani. E nel 2023 abbiamo finalmente capito perché dura così tanto.

Una ricetta scritta da Vitruvio (e Plinio il Vecchio)

La ricetta di base è semplice in apparenza: calce viva, acqua, aggregati lapidei (i caementa) e — ingrediente cruciale — pulvis puteolanus, la sabbia vulcanica della zona di Pozzuoli, nei Campi Flegrei. Vitruvio, nel De Architectura del 15 a.C., dedica due capitoli del libro II alla descrizione del processo: la sabbia di Pozzuoli reagisce con la calce e l'acqua di mare, dice, e «diventa pietra che le onde non scalfiscono». Plinio il Vecchio, nella Naturalis Historia, conferma: vede strutture portuali immerse nell'Adriatico irrigidirsi più solidamente nel tempo, invece di sgretolarsi.

Per duemila anni la spiegazione è stata limitata a un dato chimico: la pozzolana contiene silicati di alluminio reattivi che, in presenza di acqua e idrossido di calcio, formano un cemento di tipo calcio-alluminio-silicato-idrato (C-A-S-H) molto più stabile del calcestruzzo Portland moderno. Ma questo non bastava a spiegare la durabilità eccezionale: in particolare, perché crepe e fratture spesso non si propagano.

Cupola del Pantheon di Roma vista dall'interno con l'oculus centrale
La cupola del Pantheon, costruita nel 125 d.C. in opus caementicium: 43,30 metri di diametro, mai armata, ancora integra dopo diciannove secoli. Foto: Pexels / Ömer Gülen

La scoperta del 2023: i 'grumi' di calce non erano un difetto

Per decenni i campioni di calcestruzzo romano osservati al microscopio mostravano piccoli grumi bianchi millimetrici, le lime clasts (inclusioni di calce). Gli archeologi le avevano interpretate come segno di una miscelazione sciatta, un difetto industriale. Il team del professor Admir Masic del MIT, in collaborazione con Harvard e con il CNR italiano, ha dimostrato l'esatto contrario. Nello studio «Hot mixing: Mechanistic insights into the durability of ancient Roman concrete» pubblicato su Science Advances il 6 gennaio 2023, i ricercatori hanno analizzato campioni del sito archeologico di Privernum (vicino Latina) con spettroscopia Raman e fluorescenza a raggi X: le inclusioni risultano formate ad alte temperature, compatibili con l'uso di calce viva (CaO) mescolata direttamente nell'impasto senza prima essere spenta.

Come funziona l'auto-riparazione

Quando una crepa attraversa una di queste inclusioni e arriva acqua piovana, la calce viva residua si dissolve in soluzione calcica e ricristallizza come carbonato di calcio (CaCO₃), sigillando la frattura in pochi giorni. Il team del MIT ha replicato l'esperimento in laboratorio: due provini, uno con miscelazione a caldo e uno con metodo moderno. Sotto carico, entrambi si sono crepati; rimessi sotto un getto d'acqua, solo il provino «romano» ha smesso di perdere e ha recuperato resistenza meccanica nel giro di due settimane, come riassume il comunicato MIT News del 6 gennaio 2023.

Le strutture che restano in piedi grazie al hot mixing

  • Pantheon (Roma, 125 d.C.): cupola in calcestruzzo aggregato con tufo e pomice, mai consolidata.
  • Porto di Cesarea Marittima (Israele, 22 a.C.): blocchi gettati direttamente in acqua di mare, oggi ancora connessi al fondale dopo terremoti e tsunami.
  • Terme di Caracalla (Roma, 216 d.C.): muri perimetrali di 30 metri di altezza in opus caementicium.
  • Mole Adriana (Castel Sant'Angelo, 139 d.C.): nucleo cilindrico ancora intatto.

Perché ci interessa oggi

Il cemento moderno tipo Portland è responsabile di circa 8% delle emissioni globali di CO₂, secondo i dati IEA: produrlo richiede di scaldare il calcare a 1.450 °C. Le infrastrutture in cemento armato hanno vita utile media di 50-100 anni: oltre, l'acqua corrode l'armatura interna e la struttura cede. Per questo l'intuizione del team MIT, riassunta in un'intervista a Scientific American, potrebbe avere applicazioni industriali immediate: aggiungere calce viva durante l'impasto, invece di calce spenta, costa meno e raddoppia la vita utile.

Una pubblicazione su Nature Communications del 2025 sulla base di un cantiere pompeiano interrotto dall'eruzione del 79 d.C. ha confermato che la miscelazione a caldo era pratica corrente in tutto l'Impero, non un'eccezione.

Domande frequenti

Il calcestruzzo romano è uguale al cemento moderno?

No. Il legante moderno (Portland) si basa su silicati di calcio (C-S-H) e tende a indurirsi rapidamente ma poi a degradarsi. Il legante romano (C-A-S-H) include alluminio dalla pozzolana e si consolida lentamente per secoli.

Possiamo produrlo oggi?

Sì, ma servirebbe sabbia vulcanica simile alla pozzolana e una catena di approvvigionamento di calce viva fresca. Diverse aziende stanno sperimentando varianti in Italia e negli Stati Uniti, anche grazie al brevetto MIT 2023.

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