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Tsutomu Yamaguchi: l'uomo sopravvissuto a Hiroshima e Nagasaki

L'ingegnere giapponese che si trovò in entrambe le città nei giorni delle due bombe atomiche dell'agosto 1945 e dedicò la vecchiaia al disarmo

di Andrea Bertolotti··5 min di lettura
Vista aerea della Cupola della Pace di Hiroshima, patrimonio UNESCO
Vista aerea della Cupola della Pace di Hiroshima, patrimonio UNESCO

Il 6 agosto 1945 era in viaggio di lavoro a Hiroshima. Il 9 agosto era già rientrato a Nagasaki, in tempo per la seconda esplosione atomica. Tsutomu Yamaguchi è l'unica persona ufficialmente riconosciuta dal governo giapponese come nijū hibakusha, "doppio sopravvissuto" alle bombe nucleari. È morto a 93 anni nel 2010, dopo aver dedicato gli ultimi anni di vita al disarmo.

La sua storia, di una statistica quasi impossibile, è entrata nei libri di storia e nelle Nazioni Unite.

Un ingegnere di Mitsubishi a Hiroshima

Tsutomu Yamaguchi nacque a Nagasaki il 16 marzo 1916. Studiò ingegneria navale e nel 1941 fu assunto dalla Mitsubishi Heavy Industries come progettista di petroliere. Nell'estate del 1945, a 29 anni, fu inviato in trasferta a Hiroshima per supervisionare la costruzione di una nuova nave cisterna.

La mattina del 6 agosto 1945, dopo tre mesi di lavoro, era pronto a tornare a casa. Si era già recato all'ufficio di Mitsubishi sull'isola di Mitaki quando si accorse di aver dimenticato il libretto di lavoro nel dormitorio. Tornò indietro a piedi. Erano le 8:15.

Cupola della Memoria della Pace di Hiroshima al tramonto con cielo dorato
L'Atomic Bomb Dome, simbolo di Hiroshima e patrimonio UNESCO dal 1996. Foto: Pexels / David Warner

Il primo lampo: Hiroshima

Mentre attraversava un campo di patate, Yamaguchi vide un bombardiere B-29 lasciare cadere "due piccoli paracadute". Pochi secondi dopo, l'orizzonte si illuminò "come il flash di un'enorme macchina fotografica". L'onda d'urto lo scaraventò a terra a poco meno di 3 chilometri dall'epicentro.

Si rialzò con tre ferite gravi: ustioni al lato sinistro del corpo, tempa lacerata, tamburi auricolari rotti. Trascorse la notte in un rifugio antiaereo improvvisato. Il giorno dopo trovò gli altri due colleghi di Mitsubishi, Akira Iwanaga e Kuniyoshi Sato, sopravvissuti come lui. I tre presero il treno della Mitsubishi, partito ancora regolarmente dalla stazione, e rientrarono a Nagasaki l'8 agosto.

Il secondo lampo: Nagasaki

Yamaguchi si presentò in ufficio la mattina del 9 agosto 1945, bendato e ancora visibilmente ustionato. Il suo superiore, ascoltando il suo racconto, lo accusò di esagerare: come poteva una sola bomba distruggere un'intera città?

Mentre parlava, alle 11:02, l'orizzonte si illuminò di nuovo. La Fat Man esplose a Urakami, 3 chilometri dall'ufficio Mitsubishi. Yamaguchi si gettò sotto la scrivania appena in tempo. Anche stavolta sopravvisse, anche stavolta a una distanza simile dall'ipocentro. Le bende vennero strappate via dall'onda d'urto.

Tornò a casa attraverso una città in fiamme. La moglie Hisako e il figlioletto Katsutoshi erano vivi: avevano cercato un infermiere per le sue ustioni proprio fuori dal quartiere colpito. Per pura coincidenza, l'allontanamento dalla casa li aveva salvati a loro volta.

Gru di carta origami sospese in sequenza con luce soffusa che attraversa la stanza
Le mille gru di Sadako Sasaki, anche lei hibakusha, sono diventate il simbolo internazionale della richiesta di pace. Foto: Pexels / Ekaterina Kobzareva

Una vita da hibakusha

Hibakusha è il termine giapponese che designa i sopravvissuti delle bombe atomiche. Yamaguchi rimase nell'industria della Mitsubishi fino agli anni Sessanta. Soffrì per decenni di leucemia incipiente, cataratta, anemia. Perse i capelli del lato sinistro del corpo; le orecchie restarono parzialmente sorde.

Per buona parte della vita non parlò della sua doppia esperienza. Il riconoscimento ufficiale di hibakusha doppio gli arrivò soltanto nel 2009, ad anni di distanza dalle prime domande presentate. Il governo giapponese certificò che era "l'unica persona conosciuta a essere stata vicina a entrambe le esplosioni".

L'attivismo per il disarmo nucleare

Negli ultimi anni di vita, Yamaguchi divenne un attivista. Nel 2006 pubblicò un libro di memorie, Ikasareteiru inochi ("Una vita che mi è stata concessa"), e portò la sua testimonianza alle Nazioni Unite, a New York, nel gennaio 2009. Davanti all'Assemblea generale disse: "la doppia esposizione è oggi la mia destinazione. È mio dovere parlare a vostra protezione".

Morì il 4 gennaio 2010 a Nagasaki, per un tumore allo stomaco. Anche i suoi due figli, nati prima e dopo le bombe, hanno sofferto di patologie tumorali. La moglie Hisako è morta nel 2008 di insufficienza renale.

Quanti furono i doppi sopravvissuti?

Le ricerche storiche stimano che furono circa 165 le persone presenti sia a Hiroshima sia a Nagasaki nei giorni dei due bombardamenti. Tra loro, almeno il 90% lavorava per imprese militari o civili con sedi in entrambe le città. Yamaguchi è l'unico ad aver ricevuto il riconoscimento ufficiale di doppia esposizione, ma è probabile che altri abbiano semplicemente preferito non aprire la pratica.

Cose da sapere

  • La bomba Little Boy di Hiroshima aveva una potenza di 15 chilotoni; la Fat Man di Nagasaki di 21 chilotoni.
  • Il fungo atomico di Hiroshima raggiunse i 18.000 metri di quota, quello di Nagasaki i 13.000.
  • Le vittime totali, contando i decessi entro l'anno successivo, superarono i 200.000 morti.
  • Lo status di hibakusha riconosciuto in Giappone offre cure mediche gratuite per le malattie correlate all'esposizione. A fine 2024 erano circa 100.000 i certificati ancora in vigore.

Domande frequenti

Yamaguchi ricevette dosi di radiazioni mortali?

Le radiazioni totali stimate dai medici giapponesi erano molto elevate, tali da causare di norma sindrome acuta da radiazioni entro pochi giorni. Sopravvisse grazie a un mix di distanza dal centro, schermature accidentali e fortuna biologica. Il decorso clinico è descritto in dettaglio negli archivi del Radiation Effects Research Foundation (RERF) di Hiroshima.

Perché solo lui ha ottenuto il riconoscimento doppio?

Yamaguchi presentò domanda ufficiale insieme alla sua famiglia e fornì certificati di presenza in entrambe le città. Altri sopravvissuti non lo hanno mai fatto, sia per timore di pregiudizi sociali, sia per la complessità burocratica.

La sua storia è diventata un film?

Il documentario Twice Survived (2011) del regista Hideo Nakamura raccoglie le sue ultime interviste. Nel 2020 il regista britannico Adam Hopkins ha annunciato un film a soggetto, ancora in fase di produzione.

Una vita che non doveva esistere statisticamente

La storia di Tsutomu Yamaguchi è il promemoria di quanto la "fortuna" della sopravvivenza, in un disastro di massa, sia un'idea sottile. Per un dimenticato libretto di lavoro un giovane ingegnere si trovò a una distanza utile dalla bomba; per un viaggio di rientro arrivò in tempo per il secondo lampo.

Yamaguchi diceva: "spero che siamo l'ultima generazione a vedere queste cose". È morto pensando che il suo ruolo, alla fine, non fosse stato salvarsi, ma raccontare. Per questo, ottant'anni dopo, continuiamo a citare il suo nome.

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