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Astronomia

Salto idraulico su Venere: scoperto il più grande del Sistema Solare, 6.000 km di fronte nuvoloso

L'Università di Tokyo spiega l'enigmatica onda atmosferica del 2026: aria che decelera bruscamente e spinge in alto acido solforico fino a 50 km.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Vista a infrarossi delle nubi alte di Venere ripresa da Galileo
Vista a infrarossi delle nubi alte di Venere ripresa da Galileo

Per anni gli astronomi hanno osservato sulle nubi di Venere una struttura che non tornava. Una striscia luminosa lunga 6.000 chilometri, sospesa lungo l'equatore, che si spostava lentamente intorno al pianeta restando coerente per giorni interi. La chiamavano semplicemente cloud disruption, "disturbo nuvoloso", perché nessuno sapeva cosa fosse. Ora un team dell'Università di Tokyo ha una risposta: si tratta del più grande "salto idraulico" mai osservato nel Sistema Solare.

Cos'è un salto idraulico

Il fenomeno è familiare in cucina: aprite il rubinetto e osservate la base del lavandino. L'acqua arriva veloce e sottile, poi a una certa distanza dal getto si "ferma" all'improvviso, salendo di livello e formando un anello. Quella discontinuità si chiama salto idraulico, e descrive il passaggio brusco di un fluido da regime supercritico (veloce, sottile) a regime subcritico (lento, profondo).

Sulla Terra lo si vede nei fiumi a valle delle dighe, nelle onde davanti alla prua delle navi, nelle bocche di tsunami. È un fenomeno molto studiato in idraulica, ma raramente associato all'atmosfera di un altro pianeta.

Come l'hanno visto su Venere

Il gruppo guidato dal planetologo Takeshi Imamura ha incrociato le immagini della sonda giapponese Akatsuki, in orbita venusiana dal 2015, con un modello numerico tridimensionale dell'atmosfera. La nota stampa ufficiale dell'Università di Tokyo dell'8 maggio 2026 riassume la conclusione: nella zona a circa 50 chilometri di quota, dove circolano spesse nubi di acido solforico, una corrente atmosferica orizzontale rallenta improvvisamente, perde energia e ne trasferisce una parte in moti verticali violenti.

Quei moti spingono il vapore di acido solforico decine di chilometri più in alto, dove condensa in una parete di nubi alta 50 chilometri. È quella parete, vista di taglio dalle sonde, a comparire come una striscia di 6.000 km nei dati a infrarossi.

Superficie radar di Venere mostrante la regione di Eistla
La superficie di Venere è invisibile da Terra: solo i radar e i modelli atmosferici ci permettono di studiare i suoi venti veloci. Foto: NASA / JPL

Una discontinuità da record

Lo studio è stato pubblicato il 24 aprile 2026 sul Journal of Geophysical Research: Planets. L'articolo di Space riassume i numeri: 6.000 chilometri di fronte, 50 chilometri di salto verticale, salti di velocità del vento da circa 70 a 30 metri al secondo. Per dare l'idea: sulla Terra la cascata d'aria più potente conosciuta - il "katabatic wind" della Groenlandia - estende il proprio salto idraulico per qualche centinaio di chilometri al massimo.

L'aspetto sorprendente, sottolineato anche da Astrobiology.com, è che il fenomeno collega scale molto diverse: una corrente atmosferica continentale (6.000 km) genera onde di gravità verticali localizzate (decine di km), un accoppiamento che nei manuali di fluidodinamica viene di solito trattato come improbabile.

Cosa significa per Venere

Venere è il pianeta più simile alla Terra per dimensioni e massa, eppure il suo clima è infernale: 460 °C in superficie, pressione 92 volte quella terrestre, nubi di acido solforico, vento equatoriale che fa il giro del pianeta in quattro giorni terrestri. Capire la dinamica di queste nubi è uno dei capitoli aperti della planetologia.

Il salto idraulico individuato dai giapponesi spiega come, in mancanza di rilievi alti come l'Himalaya, l'atmosfera venusiana ridistribuisca calore ed energia in modo così violento. Una rassegna di Nature Astronomy del 2021 aveva già suggerito che fenomeni di onde dovevano spiegare la persistenza della "cloud disruption", ma senza individuarne il meccanismo.

Implicazioni: Marte e gli esopianeti

Gli autori, citati anche da Phys.org, ipotizzano che condizioni simili potrebbero esistere anche su Marte, in particolari fasi stagionali della sua atmosfera rarefatta. Più in generale, il salto idraulico planetario diventa un fenomeno da cercare anche negli esopianeti rocciosi con atmosfere dense. Le missioni future EnVision (ESA, lancio previsto 2031) e DAVINCI (NASA, lancio fra il 2031 e il 2032) avranno strumenti capaci di mappare l'intera atmosfera venusiana e di testare il modello giapponese sul campo.

FAQ veloce

Quando è uscito lo studio? Il 24 aprile 2026 su Journal of Geophysical Research: Planets.

Chi l'ha condotto? Un gruppo coordinato dall'Università di Tokyo, con Takeshi Imamura come autore senior.

Perché un "salto idraulico"? Perché l'aria venusiana decelera bruscamente, come l'acqua davanti a una diga, e converte energia di flusso orizzontale in onde verticali.

La scoperta è un esempio elegante di scienza interdisciplinare: un concetto vecchio di duecento anni - il salto idraulico, descritto da Bidone e Bélanger nel primo Ottocento - viene applicato alla peggiore atmosfera del Sistema Solare e risolve un mistero osservato da decenni. Su Venere, a 50 chilometri di quota, nascono parete di nubi alte come la troposfera terrestre. E nessuno se l'era immaginato così.

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