Storie
Marie Tharp: la geologa che disegnò i fondali oceanici (e dimostrò la deriva dei continenti)
Nel 1957 pubblicò la prima mappa fisiografica dell'Atlantico, identificando la spaccatura nel mezzo della dorsale medio-oceanica. Per anni le dissero che era "discorsi da ragazze".

Negli anni Cinquanta i fondali oceanici erano la più grande area inesplorata del pianeta. La superficie della Luna era cartografata meglio. Le navi oceanografiche americane percorrevano gli oceani con gli ecoscandagli accesi, misurando la profondità in linee parallele. Quei dati arrivavano poi al Lamont Geological Observatory di Columbia, dove un piccolo gruppo di cartografi li trasformava in carte topografiche.
Una di loro era una donna di nome Marie Tharp. Non era mai imbarcata su una nave: alle donne, fino al 1968, era vietato salire sulle imbarcazioni della spedizione. Lavorava a un tavolino al pianterreno del Lamont, riducendo i tracciati dell'ecoscandaglio a profili di sezione. Eppure fu lei — quella che non aveva mai messo piede in mare — a fare la scoperta geologica del Novecento.
Una geologa per caso
Marie Tharp era nata a Ypsilanti, Michigan, il 30 luglio 1920. Il padre, ingegnere del Dipartimento dell'Agricoltura, la portava con sé nelle ispezioni dei suoli: una vocazione precoce. Si laureò in geologia all'Università del Michigan nel 1944 — uno dei pochi corsi di laurea aperti alle donne in tempo di guerra, quando i maschi erano al fronte. Lavorò brevemente per una compagnia petrolifera in Oklahoma, ma le veniva impedito di andare sul campo: «Quando ci sono i pozzi, niente donne», le dissero.
Nel 1948 trovò impiego al Lamont Geological Observatory della Columbia University, sotto la direzione di Maurice Ewing. Lì incontrò il giovane geologo Bruce Heezen, che divenne suo partner scientifico per i successivi trent'anni.
La scoperta del 1953: la spaccatura nella dorsale
Tharp riceveva le strisce di carta dei profili batimetrici raccolti dalla nave Vema. Nel 1952-53, allineando sei profili paralleli est-ovest attraverso l'Atlantico settentrionale, notò una struttura ricorrente: in mezzo al rilievo della dorsale medio-atlantica c'era una profonda valle a forma di V, larga decine di chilometri e profonda 1-2 km, presente in ogni profilo.
Era una spaccatura. Tharp la riconobbe subito come una rift valley oceanica, e ipotizzò che fosse il prodotto di un movimento di apertura del fondo marino. Un'idea esplosiva: implicava la deriva dei continenti, teoria proposta nel 1912 dal tedesco Alfred Wegener e per oltre quarant'anni considerata pseudoscienza dalla maggioranza dei geologi.

«Discorsi da ragazze»
Quando Tharp mostrò la sua mappa a Heezen, lui non le credette. «Sono discorsi da ragazze», le disse, citando l'espressione che Wikipedia documenta dalla biografia ufficiale. Le impose di rifare tutti i grafici da capo.
Heezen ricambiò calcolando una mappa parallela: la posizione dei terremoti oceanici noti. Quando le due mappe vennero sovrapposte, accadde qualcosa di sconvolgente: gli epicentri sismici cadevano tutti dentro la valle a V identificata da Tharp. Era la prova: la spaccatura non era casuale, era sismicamente attiva. Era il bordo di una placca tettonica.
La mappa fisiografica del 1957
Pubblicare una mappa con isobate dettagliate era proibito dalla US Navy in piena Guerra Fredda, per ragioni di sicurezza (la batimetria precisa serviva ai sottomarini). Tharp e Heezen aggirarono il divieto disegnando le loro mappe in stile fisiografico, una vecchia tecnica artistica usata dal cartografo Erwin Raisz che mostrava i rilievi a "prospettiva obliqua" anziché a quote precise. Era arte oltre che scienza.
Nel 1957 Tharp e Heezen pubblicarono la loro prima Physiographic Diagram of the North Atlantic: una mappa enorme, dipinta a inchiostro di china, che mostrava per la prima volta nella storia dell'umanità l'aspetto dei fondali oceanici. Vi si vedevano la dorsale medio-atlantica, le sue spaccature, le pianure abissali, i monti sottomarini. Il Library of Congress ne conserva una copia originale.
«Hai scosso le fondamenta della geologia»
Quando Heezen presentò il lavoro a una conferenza a Princeton nel 1957, il celebre geologo Harry Hess si alzò e disse a Tharp: «Young lady, you have shaken the foundations of geology». Hess stesso, pochi anni dopo, avrebbe formalizzato la teoria del seafloor spreading — l'espansione del fondo oceanico — riconoscendo i dati di Tharp come prova diretta.
Per dieci anni, fino alla fine degli anni Sessanta, l'evidenza si accumulò: il paleomagnetismo del fondale (le anomalie di Vine-Matthews-Morley), le datazioni delle rocce oceaniche, la sismicità lungo i bordi di placca. Nel 1968 la tettonica a placche era ormai accettata dalla comunità scientifica internazionale. Era nata, nei suoi linguaggi e nelle sue prove, anche grazie a Marie Tharp.
1977: la mappa che cambiò il mondo
Nel 1977 Tharp e Heezen completarono la Mappa fisiografica degli oceani del mondo, pubblicata dal National Geographic: 56×91 cm, ogni fondale dipinto a mano dalla pittrice austriaca Heinrich Berann partendo dai dati elaborati da Tharp. La carta cambiò il modo di vedere la Terra: la metà nascosta del pianeta diventò finalmente visibile.
Quell'anno Bruce Heezen morì in un sottomarino di ricerca durante un'immersione su una dorsale al largo dell'Islanda. Tharp continuò a lavorare al Lamont fino agli anni Ottanta. Morì il 23 agosto 2006 a Nyack, New York, a 86 anni.

I riconoscimenti tardivi
Nel 1999 la Library of Congress ha nominato Marie Tharp tra i cento cartografi più influenti del XX secolo. Nel 2001 l'Accademia delle scienze degli Stati Uniti le ha conferito la prestigiosa Geological Society of America Medal. Nel 2022 Google Doodle le ha dedicato un'animazione per il centenario della nascita, dando finalmente visibilità popolare a una scienziata che la scienza aveva troppo a lungo dimenticato.
Tharp diceva sempre: «Avevo solo un foglio bianco, un righello, qualche dato e una buona idea. Non avevo bisogno di fare il lavoro più drammatico. Mi è bastato disegnarlo bene».
Domande frequenti
Cosa contiene oggi la mappa fisiografica?
Tutti i principali sistemi di dorsale: la dorsale medio-atlantica (16.000 km), la dorsale del Pacifico orientale, le fosse oceaniche profonde (Marianne, Tonga, Kuril). Sono ancora la base degli atlanti scolastici.
Le donne possono salire sulle navi oceanografiche oggi?
Sì, dal 1968 in poi le università americane hanno gradualmente aperto i programmi alle ricercatrici. Oggi è normale per ogni spedizione, ma il numero di donne nelle Earth Sciences resta sotto il 30%, secondo dati AGU.
Quanto siamo riusciti a mappare?
Solo il 26% dei fondali è stato mappato in alta risoluzione (campagna Seabed 2030). Il resto rimane meno conosciuto della superficie di Marte.
La prossima volta che guarderete una mappa del mondo, ricordate: il rilievo dei fondali, la dorsale che corre come una cucitura su tutto il pianeta, lo dovete a una donna che non è mai potuta salire sulle navi.
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