Curiosità
Lingue khoisan: 48 click consonantici e una storia che arriva fino a 60.000 anni fa
Tra Namibia e Botswana sopravvivono lingue con il sistema fonetico più complesso al mondo. E il loro DNA linguistico è il più antico mai studiato.

Provate a pronunciare una parola schioccando la lingua contro il palato come si fa per chiamare un cavallo. Adesso provate a farlo all'interno di una parola, in mezzo a sillabe normali, in un flusso di linguaggio. È quello che fanno ogni giorno milioni di persone nel sud dell'Africa, parlanti delle lingue khoisan: il gruppo linguistico con il sistema fonetico più complesso del pianeta e tra i più antichi della storia umana.
I clic: l'unica famiglia di consonanti completamente "ingressive"
Le lingue khoisan sono caratterizzate da consonanti clic, suoni prodotti aspirando aria invece di espellerla. Il flusso d'aria viene generato da un movimento rapido della lingua: la punta o il dorso si staccano dal palato creando una piccola depressione che, quando si rompe, produce uno schiocco caratteristico. Britannica classifica cinque clic principali: dentale (ǀ), laterale (ǁ), alveolare (ǃ), palatale (ǂ) e bilabiale (ʘ, presente solo in alcune lingue).
La lingua Juǀʼhoan, parlata da circa 11.000 persone tra il nord-est della Namibia e il distretto di Ngamiland in Botswana, possiede 48 consonanti clic e quasi altrettante consonanti non clic — un totale di circa 140 fonemi, contro i 24 dell'italiano. Le vocali possono essere brevi, lunghe, nasalizzate, faringalizzate o stridenti, e si distinguono inoltre quattro toni. È il sistema fonetico più ricco mai documentato.

Una famiglia o tre? Il dibattito ancora aperto
La denominazione "khoisan" venne coniata negli anni Trenta da Leonhard Schultze e poi resa popolare dall'antropologo Isaac Schapera: è un termine ombrello che unisce Khoekhoe (la lingua dei pastori) e San (i cacciatori-raccoglitori del Kalahari). Per molto tempo si pensò che tutte le lingue clic formassero una sola famiglia.
Studi più recenti, tra cui quelli del linguista Tom Güldemann, dimostrano che le "lingue khoisan" sono in realtà almeno tre famiglie indipendenti: Kx'a (a cui appartiene il Juǀʼhoan), Tuu (a cui appartenevano le ormai estinte lingue dei San del Sud Africa) e Khoe-Kwadi. Anche le distanti lingue sandawe e hadza, parlate in Tanzania a migliaia di chilometri di distanza, presentano clic, ma sembrano non avere parentela genetica con il resto.
Da dove arrivano i clic?
Per anni i linguisti hanno discusso se i clic siano una innovazione locale o un residuo di un sistema fonetico ancestrale. Studi di genetica delle popolazioni — tra cui un'analisi pubblicata su Science nel 2012 dal gruppo di Carina Schlebusch — hanno mostrato che i popoli khoisan rappresentano una delle divergenze genetiche più antiche dell'umanità moderna, separatasi dal resto delle popolazioni africane circa 100.000 anni fa.
Questo ha rilanciato l'ipotesi che i clic fossero presenti nelle prime forme di linguaggio articolato. Non c'è una prova definitiva — il linguaggio non lascia fossili — ma le evidenze genetiche convergono.
Come si scrivono i clic
Per trascrivere i suoni i linguisti usano simboli speciali presi dall'Alfabeto Fonetico Internazionale. Eccone alcuni con esempi tratti dal Juǀʼhoan:
- ǀ (clic dentale): pronuncia simile a un "tsk tsk" di disapprovazione.
- ǃ (clic alveolare): suono secco, come un tappo che salta.
- ǁ (clic laterale): tipico richiamo che si fa per spronare un cavallo.
- ǂ (clic palatale): schiocco netto, lingua contro il palato.
La presenza di questi simboli ha reso storicamente difficile la scrittura. Solo nel 1980 una conferenza in Botswana stabilì un'ortografia standard per il Juǀʼhoan, oggi insegnato in alcune scuole.

Lingue in pericolo: la corsa contro il tempo
Il quadro è drammatico. Secondo l'UNESCO World Atlas of Languages, decine di lingue khoisan sono estinte negli ultimi due secoli, e quasi tutte le sopravvissute sono classificate severely endangered. Il ǀXam, lingua dei San del Capo Occidentale, si è estinto negli anni '70 del Novecento: dei suoi 50.000 parlanti del 1850 non rimase nessuno. Eppure il motto del Sudafrica — ǃke eː ǀxarra ǁke, "unità nella diversità" — è proprio in ǀXam, ricostruito sui taccuini dei linguisti Wilhelm Bleek e Lucy Lloyd di fine Ottocento.
Oggi i governi di Namibia e Botswana finanziano programmi di alfabetizzazione in Juǀʼhoan e Naro. La Kalahari Peoples Network e organizzazioni come Working Group of Indigenous Minorities in Southern Africa sostengono la documentazione audio-video delle lingue ancora vive.
Domande frequenti
I clic sono presenti in altre lingue?
Sì, ma rarissimamente. Hanno adottato consonanti clic alcune lingue bantu vicine ai khoisan: lo zulu, lo xhosa (usato da Nelson Mandela e Miriam Makeba — celebre il suo "clic song") e lo swazi. Si tratta però di prestiti, non di un sistema autoctono.
I parlanti madrelingua possono pronunciare clic insieme alle altre consonanti senza fatica?
Per loro è naturale come per noi pronunciare /t/ o /k/. Per un parlante adulto non khoisan, imparare a inserire clic nel flusso del discorso è una delle abilità fonetiche più ardue.
Quanti parlanti khoisan ci sono oggi?
Tra i 300.000 e i 400.000, di cui la grande maggioranza parla Nama (Khoekhoegowab) come prima o seconda lingua, soprattutto in Namibia.
Ogni clic che ascoltiamo da un parlante anziano del Kalahari è probabilmente un suono che gli esseri umani si scambiano dall'epoca in cui imparammo a parlare. Perderlo significa perdere un capitolo del nostro stesso passato.
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