Storie
Lise Meitner: spiegò la fissione nucleare, il Nobel andò ad altri
La fisica che diede un nome alla fissione fu esclusa dal Premio Nobel del 1944 assegnato a Otto Hahn.

Spiegò al mondo come si spezza il nucleo di un atomo, diede un nome al fenomeno – fissione – e gettò le basi teoriche dell'era nucleare. Eppure, quando nel 1944 arrivò il Premio Nobel per quella scoperta, il suo nome non c'era. Lise Meitner, fisica austriaca di origine ebraica, è oggi ricordata come una delle scienziate più importanti del Novecento e come la protagonista di una delle esclusioni più ingiuste nella storia dei Nobel.

Una pioniera a Berlino
Nata a Vienna nel 1878, Meitner fu tra le primissime donne a laurearsi in fisica all'università della sua città, nel 1905. Trasferitasi a Berlino, iniziò una collaborazione trentennale con il chimico Otto Hahn. All'inizio le condizioni erano umilianti: alle donne era vietato l'accesso ai laboratori, e Meitner dovette lavorare in un locale ricavato in un seminterrato, con un ingresso separato. Solo con il tempo, e grazie al suo talento, ottenne riconoscimenti, fino a dirigere la sezione di fisica del Kaiser Wilhelm Institut e a diventare la prima donna professore di fisica in Germania.
Per decenni la coppia Hahn-Meitner fu una delle più produttive d'Europa: lei la fisica teorica rigorosa, lui il chimico sperimentale. Insieme scoprirono l'elemento protoattinio e studiarono la radioattività con metodi all'avanguardia.
La fuga dalla Germania nazista
L'ascesa del nazismo cambiò tutto. Le origini ebraiche di Meitner la resero un bersaglio, e dopo l'annessione dell'Austria nel 1938 perse anche la protezione della cittadinanza austriaca. Nel luglio di quell'anno fu costretta a fuggire dalla Germania quasi clandestinamente, con l'aiuto di colleghi come Hahn e il fisico olandese Dirk Coster, portando con sé pochissimi averi. Trovò rifugio in Svezia, a Stoccolma, dove dovette ricominciare da capo in condizioni di lavoro modeste e in un ambiente che la accolse con freddezza.
Proprio mentre era in esilio, lontana dal suo laboratorio, arrivò la scoperta della vita.
La scoperta della fissione
Alla fine del 1938 Hahn e il suo collaboratore Fritz Strassmann, bombardando l'uranio con neutroni, ottennero un risultato sconcertante: tra i prodotti compariva il bario, un elemento molto più leggero dell'uranio. Non riuscivano a spiegarlo e Hahn scrisse a Meitner. Durante le festività natalizie del 1938, in Svezia, Meitner discusse il problema con il nipote, il fisico Otto Frisch. Passeggiando nella neve, i due capirono cosa stava accadendo: il nucleo di uranio si spezzava in due, come una goccia di liquido che si divide. Applicando le idee di Niels Bohr e la celebre equazione di Einstein, calcolarono l'enorme energia liberata. Fu Frisch a coniare il termine "fissione", preso a prestito dalla biologia.
I risultati furono pubblicati all'inizio del 1939 in un articolo su una nota apparsa sulla rivista Nature, che spiegava per la prima volta il meccanismo fisico della fissione nucleare. Era nata, di fatto, l'era atomica.

Il Nobel mancato
Nel 1944 il Premio Nobel per la Chimica fu assegnato a Otto Hahn, da solo, per la scoperta della fissione. Il nome di Lise Meitner, che ne aveva fornito la spiegazione teorica, fu completamente ignorato. Gli storici della scienza considerano questa esclusione uno degli errori più clamorosi nella storia del Premio Nobel per la Chimica: pesarono i confini rigidi tra discipline, la decisione di Hahn di minimizzare il contributo della collega, il contesto della guerra e, secondo molti, il pregiudizio nei confronti di una donna ed esule. È uno degli esempi più citati del cosiddetto "effetto Matilda", la tendenza a non riconoscere i meriti scientifici delle donne.
Meitner ne soffrì profondamente, ma continuò a lavorare e a essere stimata dai maggiori fisici dell'epoca, da Einstein a Bohr.
Il rifiuto della bomba
Quando gli Stati Uniti avviarono il Progetto Manhattan, a Meitner fu chiesto di partecipare. Lei rifiutò con fermezza, dichiarando di non voler avere "nulla a che fare con una bomba". Detestò sempre l'etichetta di "madre della bomba atomica" che alcuni giornali le affibbiarono: la sua scoperta riguardava la fisica fondamentale, non un'arma. Questa posizione morale, in un'epoca in cui molti suoi colleghi lavorarono agli armamenti, contribuì alla sua statura non solo scientifica ma etica.
La sua integrità le valse, nei decenni successivi, un rispetto crescente nella comunità scientifica internazionale.
Un'eredità riconosciuta tardi
Lise Meitner morì in Inghilterra nel 1968. Sulla sua lapide, il nipote Otto Frisch fece incidere una frase semplice e perfetta: "una fisica che non perse mai la sua umanità". Il riconoscimento più duraturo arrivò nel 1997, quando alla scienziata fu dedicato l'elemento chimico numero 109, il meitnerio: un onore rarissimo, riservato a pochissimi scienziati. La storia di Lise Meitner resta un monito sul modo in cui la scienza, e la società, hanno spesso reso invisibile il lavoro delle donne, e un esempio luminoso di rigore e coerenza morale.
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