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Ignaz Semmelweis: il medico ungherese che nel 1847 dimezzò la mortalità per parto lavandosi le mani

Cinquant'anni prima della teoria dei germi, l'ostetrico dell'Ospedale generale di Vienna comprese l'origine della febbre puerperale. Lo cacciarono e morì in manicomio a 47 anni.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Operatore sanitario in camice si lava le mani prima di una procedura medica
Operatore sanitario in camice si lava le mani prima di una procedura medica

All'Allgemeines Krankenhaus di Vienna, nella primavera del 1847, esistevano due cliniche ostetriche identiche per regolamento. Nella Prima Clinica partorivano le pazienti seguite dagli studenti di medicina; nella Seconda Clinica le pazienti seguite dalle ostetriche. Eppure la mortalità per febbre puerperale nella Prima Clinica era del 13-18%: una donna su sei moriva entro pochi giorni dal parto. Nella Seconda Clinica era del 2%. Le partorienti supplicavano i medici di mandarle nella Seconda. Qualcuna preferiva partorire per strada. Era il problema che il giovane assistente ungherese Ignaz Philipp Semmelweis, 29 anni, decise di risolvere.

La morte di Kolletschka, l'intuizione

Semmelweis è nato il 1° luglio 1818 a Buda, allora capitale del regno ungherese degli Asburgo. Si laurea a Vienna nel 1844 e diventa assistente del professor Klein nella Prima Clinica nel 1846. Per un anno raccoglie dati con maniacalità: confronta colpe atmosferiche, posizione delle pazienti durante il travaglio, anche le credenze religiose. Niente spiega la differenza. Poi, il 20 marzo 1847, l'amico e collega Jakob Kolletschka, professore di medicina legale, muore di setticemia dopo essersi punto un dito con uno scalpello durante un'autopsia. Semmelweis legge il referto: le lesioni di Kolletschka sono identiche a quelle delle partorienti morte di febbre puerperale.

L'intuizione è folgorante: nella Prima Clinica gli studenti passano dalle autopsie ai parti senza una vera disinfezione; nella Seconda le ostetriche non frequentano le sale settorie. Le mani dei medici trasferiscono «particelle cadaveriche» (Semmelweis le chiama proprio così) alle puerpere. La voce enciclopedica sintetizza il ragionamento.

Calce clorata: la prima antisepsi sistematica della storia

Il 13 maggio 1847 Semmelweis impone in reparto una regola: prima di toccare una paziente, ogni medico e studente deve lavarsi le mani in una bacinella di calce clorata (ipoclorito di calcio), una soluzione disinfettante usata in lavanderia. La scelta della calce clorata è empirica: è il prodotto che meglio elimina il fetore cadaverico, quindi forse ne elimina anche le «particelle». I risultati sono drammatici. La mortalità della Prima Clinica:

  • aprile 1847: 18,3% (133 morti su 729 ricoveri).
  • giugno 1847: 2,2%.
  • luglio 1847: 1,2%.
  • agosto 1847: 1,9%.

In tre mesi la mortalità si è ridotta del 90% e si è allineata a quella della Seconda Clinica, come riassume una rassegna NIH/PMC del 2024.

Operatore sanitario si lava le mani in un lavandino con acqua corrente
L'igiene delle mani in sanità è oggi la prima misura di prevenzione delle infezioni nosocomiali: l'OMS celebra il 5 maggio la Giornata Mondiale dell'Igiene delle Mani, in ricordo di Semmelweis. Foto: Pexels / Andrea Piacquadio

Il rifiuto della comunità scientifica

Si potrebbe pensare che un risultato così evidente avrebbe convertito istantaneamente tutti i medici. Non fu così. La comunità accademica viennese rifiutò l'idea per diversi motivi:

  • Mancanza di una teoria: nel 1847 la teoria microbica delle malattie non esisteva ancora (Pasteur e Koch erano bambini). Senza meccanismo causale spiegabile, il dato statistico sembrava magia.
  • Offesa professionale: ammettere la causalità significava ammettere che i medici stessi avevano ucciso le proprie pazienti. Inaccettabile per la dignità della professione.
  • Personalità di Semmelweis: nervoso, polemico, scriveva lettere violente ai colleghi che non adottavano la pratica, chiamandoli «assassini» e «ignoranti omicidi».
  • Conservatorismo gerarchico: il direttore Klein, suo superiore, non rinnovò il contratto a Semmelweis nel 1849.

Tornato in Ungheria, nel 1851 Semmelweis ottenne la direzione dell'ostetricia all'Ospedale San Rocco di Pest, dove ridusse la mortalità all'0,85%. Nel 1861 pubblicò il suo trattato Die Aetiologie, der Begriff und die Prophylaxis des Kindbettfiebers, ma la prosa era confusa e il libro fallì commercialmente. La Science History Institute conserva un'analisi della ricezione contemporanea.

La fine tragica: manicomio e morte

Negli ultimi anni Semmelweis mostra segni di depressione e instabilità, probabilmente legati anche a una possibile sifilide o demenza precoce. Nel luglio 1865 i colleghi lo attirano con un pretesto al manicomio di Vienna, dove viene internato a forza. Muore due settimane dopo, il 13 agosto 1865, a 47 anni, per setticemia da una ferita infetta — la stessa malattia che aveva consacrato la vita a combattere.

Riconoscimento postumo

Solo vent'anni dopo, con i lavori di Joseph Lister sull'antisepsi e Louis Pasteur sulla teoria microbica, la pratica di Semmelweis viene riconosciuta come fondamentale. Nel 1894 il governo ungherese gli dedica un monumento a Budapest. La sua università di formazione viene rinominata Semmelweis University. L'OMS ha intitolato a lui la Giornata Mondiale dell'Igiene delle Mani, ogni 5 maggio. Lo psicologo statunitense Robert K. Merton ha coniato il termine «effetto Semmelweis» per indicare il rifiuto sistematico delle nuove evidenze quando contrastano con le convinzioni dominanti.

Cosa restò: l'inerzia del consenso

«Quando guardo indietro al passato e ricordo le tante vittime morte di una morte ingiustificata, posso davvero pensare che il futuro non punirà i miei sforzi.» — Ignaz Semmelweis, prefazione al trattato del 1861.

L'Embryo Project Encyclopedia elenca i numeri che restano. Tra il 1841 e il 1846 la Prima Clinica di Vienna fece registrare 1.989 morti per febbre puerperale. Quanti di quegli aborti dell'attenzione scientifica costarono ulteriori vite tra il 1849 e il 1879, prima che l'antisepsi diventasse standard, resta una domanda aperta.

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