Storie
Bass Reeves: lo schiavo che divenne il vice-marshal più temuto del West
Nato in catene, arrestò oltre 3.000 fuorilegge nel Territorio Indiano: maestro del travestimento, forse ispirò il Lone Ranger.

Per decenni il Far West dei film è stato popolato quasi esclusivamente da eroi bianchi. La realtà storica era molto diversa, e una delle sue figure più straordinarie è stata a lungo dimenticata: Bass Reeves, nato schiavo e diventato uno dei primi vice-marshal federali afroamericani a ovest del Mississippi. In oltre trent'anni di carriera arrestò, secondo le stime, più di tremila fuorilegge nei territori più pericolosi d'America. Maestro del travestimento e tiratore infallibile, è oggi considerato da molti storici una delle possibili ispirazioni del Lone Ranger.
Nato in catene
Bass Reeves nacque schiavo nel luglio 1838, nella contea di Crawford, in Arkansas. Prese il cognome dalla famiglia che lo possedeva, quella di William Steele Reeves, e in seguito fu "proprietà" del figlio George. Crebbe come bracciante e poi come servitore personale, in un Sud dominato dalla schiavitù. La sua vita sembrava segnata da quel destino, finché lo sconvolgimento della Guerra civile americana non gli offrì, drammaticamente, una via d'uscita.
La fuga nel Territorio Indiano
Durante la guerra, Reeves seguì George Reeves, schierato con i Confederati. A un certo punto i due ebbero un violento alterco — secondo la tradizione, scoppiato durante una partita a carte — e Bass colpì il padrone e fuggì. Trovò rifugio nel cosiddetto Territorio Indiano, l'odierna Oklahoma, dove visse per anni tra le nazioni dei Cherokee, dei Creek e dei Seminole. Imparò le loro lingue, ne conobbe usi e percorsi, acquisì una conoscenza del territorio che pochi bianchi potevano vantare. Quelle competenze, maturate da fuggiasco, sarebbero diventate la chiave del suo futuro.
Con la fine della guerra e l'abolizione della schiavitù sancita dal Tredicesimo Emendamento del 1865, Reeves divenne finalmente un uomo libero. Si stabilì come agricoltore vicino a Van Buren, in Arkansas, si sposò ed ebbe una numerosa famiglia, con dieci figli.
La stella di vice-marshal
Nel 1875 il giudice federale Isaac Parker assunse il controllo del distretto occidentale dell'Arkansas, con giurisdizione sull'immenso e turbolento Territorio Indiano, un'area vastissima e quasi priva di legge in cui si rifugiavano i criminali in fuga. Servivano uomini coraggiosi e che conoscessero quei luoghi. Reeves, con la sua padronanza delle lingue native e del terreno, era il candidato ideale: fu nominato vice-marshal degli Stati Uniti, tra i primi afroamericani a ricoprire quel ruolo a ovest del Mississippi. Come ricostruisce la voce biografica dell'Encyclopædia Britannica, iniziava così una carriera lunga circa trentadue anni.
Il cacciatore di fuorilegge
Le cifre della sua attività hanno del leggendario. Si stima che Bass Reeves abbia portato davanti alla giustizia oltre tremila ricercati, attraversando da solo distese immense e affrontando alcuni dei criminali più temuti dell'epoca. Pur essendo coinvolto in numerosi conflitti a fuoco, non fu mai ferito. Era noto per la straordinaria abilità con le pistole, che sapeva usare con entrambe le mani, e soprattutto per il suo talento nel travestimento: si fingeva vagabondo, cowboy o predicatore per avvicinare i ricercati senza destare sospetti, poi li catturava.
Curiosamente, Reeves non sapeva leggere. Per svolgere il suo lavoro si faceva leggere i mandati d'arresto e li memorizzava, riconoscendo poi i documenti corretti grazie a dettagli e segni. Non era un dettaglio da poco: significava ricordare a memoria nomi, accuse e descrizioni di decine di ricercati alla volta.
La legge prima di tutto, anche in famiglia
La fama di Reeves come uomo integerrimo nacque anche da un episodio doloroso: quando uno dei suoi figli fu accusato di omicidio, fu lui stesso a chiedere il mandato e a dargli la caccia, riportandolo alla giustizia. Per Reeves la legge valeva per tutti, senza eccezioni, neppure per il proprio sangue. È un tratto che, in un'epoca segnata da corruzione e violenza, contribuì a costruire la sua reputazione quasi mitica. Le risorse del National Park Service statunitense ne sottolineano proprio la rigorosa dedizione al dovere.
La fine di una carriera e l'oblio
Quando l'Oklahoma divenne uno Stato nel 1907, le nuove leggi sulla segregazione razziale posero fine alla carriera federale di Reeves: un uomo nero non poteva più ricoprire quel ruolo. Continuò comunque a servire, lavorando per circa due anni come agente di polizia a Muskogee, già anziano ma ancora rispettato. Morì il 12 gennaio 1910. Per gran parte del Novecento la sua storia rimase sepolta, eclissata da un'immagine del West in cui non c'era posto per un eroe afroamericano, come ricorda anche la Oklahoma Historical Society.
Un eroe riscoperto
Solo negli ultimi decenni la figura di Bass Reeves è tornata alla luce, grazie al lavoro di storici e biografi. Oggi gli sono dedicati monumenti, un ponte e produzioni televisive, e molti studiosi ipotizzano che la sua leggenda — il giustiziere mascherato, infallibile, che opera nei territori selvaggi — abbia ispirato il personaggio del Lone Ranger. Vera o no questa connessione, Bass Reeves resta una delle prove più potenti che la storia ufficiale, troppo a lungo, ha raccontato solo una parte del passato. La sua vita, dalla schiavitù alla stella di vice-marshal, è il vero, dimenticato romanzo del West americano.
Il ritorno di un nome
Negli ultimi vent'anni Bass Reeves ha finalmente ottenuto il riconoscimento che gli era stato negato. A Fort Smith, in Arkansas, gli è stata dedicata una grande statua equestre, un ponte porta il suo nome e la sua storia è arrivata al grande pubblico anche grazie a libri di storici come Art T. Burton e a produzioni televisive. Oggi è studiato nelle scuole come esempio di una storia americana più ricca e più vera di quella raccontata per decenni dal cinema.
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