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Fritz Haber: il chimico che diede il pane al mondo e inventò i gas

Il suo processo nutre miliardi di persone, ma fu anche il padre della guerra chimica: la biografia più contraddittoria della scienza.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Ritratto di Fritz Haber, chimico tedesco premio Nobel
Ritratto di Fritz Haber, chimico tedesco premio Nobel

Pochi uomini nella storia incarnano un paradosso morale tanto estremo quanto Fritz Haber. Lo stesso chimico tedesco che, agli inizi del Novecento, inventò il metodo per "fare il pane dall'aria" e salvare miliardi di persone dalla fame, fu anche il padre della guerra chimica moderna, l'uomo che diresse di persona il primo grande attacco con i gas sul fronte occidentale. Genio benefattore e criminale di guerra nella stessa biografia: la sua vita è una delle più inquietanti meditazioni sul rapporto tra scienza e coscienza.

Il pane dall'aria

All'inizio del XX secolo l'umanità si trovava davanti a un problema enorme: i terreni si stavano esaurendo e l'agricoltura non riusciva a tenere il passo con la popolazione in crescita. La chiave era l'azoto, indispensabile per la fertilità del suolo ma difficile da fissare in forma utilizzabile dalle piante. Haber risolse il rompicapo: trovò il modo di combinare l'azoto dell'atmosfera con l'idrogeno per produrre ammoniaca, la base dei fertilizzanti sintetici. Il procedimento, perfezionato su scala industriale dall'ingegnere Carl Bosch, è passato alla storia come processo Haber-Bosch.

L'impatto fu colossale. Si stima che oggi quasi metà dell'azoto presente nel corpo degli esseri umani provenga, indirettamente, da quel processo: senza i fertilizzanti che ne derivano, buona parte della popolazione mondiale semplicemente non potrebbe essere nutrita. Come ricostruisce la voce biografica dell'Encyclopædia Britannica, fu un contributo che cambiò la storia dell'alimentazione umana.

Campo di grano dorato pronto per il raccolto
I fertilizzanti nati dal processo Haber-Bosch nutrono oggi miliardi di persone. Credit: Karol Czinege, Pexels.

La scienza al servizio della guerra

Quando scoppiò la Prima guerra mondiale, Haber mise il suo talento al servizio della patria con un fervore patriottico spaventoso. Convinto che la chimica potesse spezzare lo stallo delle trincee, sviluppò e promosse l'uso del cloro come arma. Il 22 aprile 1915, nella seconda battaglia di Ypres, in Belgio, l'esercito tedesco liberò tonnellate di gas cloro contro le linee alleate: una nube verdastra che soffocò e accecò migliaia di soldati. Haber era presente, a sovrintendere personalmente all'operazione. È per questo che è ricordato come il "padre della guerra chimica".

A lui si attribuisce una frase agghiacciante che riassume la sua etica: in tempo di pace lo scienziato appartiene al mondo, ma in tempo di guerra appartiene al suo Paese. Per Haber, il dovere verso la Germania veniva prima di ogni scrupolo.

La tragedia di Clara Immerwahr

L'orrore di Ypres ebbe un risvolto privato straziante. La moglie di Haber, Clara Immerwahr, era a sua volta una chimica di valore — la prima donna a ottenere un dottorato in chimica all'Università di Breslavia — e si oppose con tutte le sue forze al lavoro del marito sui gas, che considerava una perversione della scienza. Pochi giorni dopo l'attacco, nella notte tra il 1° e il 2 maggio 1915, Clara si tolse la vita sparandosi con la pistola d'ordinanza di Haber. Il giorno seguente, lui partì comunque per il fronte orientale, per dirigere nuove operazioni con i gas.

Il Nobel della discordia

Nel 1919 Fritz Haber ricevette il Premio Nobel per la chimica del 1918, assegnato per la sintesi dell'ammoniaca. Fu una decisione contestatissima: molti scienziati, soprattutto tra gli Alleati, considerarono inaccettabile premiare l'uomo responsabile della guerra chimica. Il comitato scelse di valutare il contributo scientifico in sé, separandolo dal suo uso militare — una distinzione che ancora oggi alimenta dibattiti sull'etica della scienza e sulla responsabilità dei ricercatori.

Ritratto fotografico di Fritz Haber
Fritz Haber (1868-1934), premio Nobel per la chimica e «padre della guerra chimica». Credit: Bundesarchiv, Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0 de).

L'ironia più crudele

La parabola di Haber riserva un'ultima, terribile ironia. Dopo la guerra, gli istituti di ricerca da lui diretti svilupparono potenti insetticidi a base di cianuro. Da quelle ricerche discese la famiglia di prodotti nota come Zyklon: una sua variante, lo Zyklon B, sarebbe stata in seguito usata dai nazisti nelle camere a gas dei campi di sterminio. Haber, ebreo, non visse abbastanza per assistere a tutto questo, ma alcuni suoi parenti morirono proprio in quei campi. L'uomo che aveva creato un'arma chimica per la Germania vide la propria scienza ritorcersi, indirettamente, contro il suo stesso popolo.

L'esilio e la fine

Nonostante anni di servizio alla nazione, nel 1933 l'ascesa di Hitler travolse anche lui. Le leggi razziali naziste presero di mira gli scienziati ebrei, e Haber, pur essendo stato un eroe di guerra agli occhi di molti tedeschi, fu costretto a lasciare il suo incarico e a emigrare. Amareggiato e malato di cuore, morì nel 1934 a Basilea, in Svizzera, mentre era in viaggio: aveva accettato l'invito a dirigere un istituto di ricerca in quella che allora era la Palestina mandataria. Come racconta lo Science History Institute, morì da esule, respinto dalla stessa patria a cui aveva sacrificato la coscienza.

Un'eredità impossibile da giudicare

Come si valuta un uomo così? Da un lato, il processo che porta il suo nome ha permesso di nutrire una parte enorme dell'umanità e continua a farlo ogni giorno. Dall'altro, ha aperto l'era delle armi chimiche, con tutte le sofferenze che ne sono seguite. Fritz Haber resta l'esempio più potente di una verità scomoda: la scienza è uno strumento neutro solo in apparenza, e il suo valore dipende interamente dalle scelte morali di chi la usa. La sua vita non si lascia ridurre a "buono" o "cattivo": ci obbliga, piuttosto, a tenere insieme entrambe le cose.

Il rovescio ambientale

L'eredità del processo Haber-Bosch ha anche un costo che oggi paghiamo. L'enorme uso di fertilizzanti azotati ha alterato il ciclo globale dell'azoto: una parte finisce nei fiumi e nei mari, provocando fioriture algali e zone "morte" prive di ossigeno, mentre la produzione di ammoniaca consuma una quota rilevante dell'energia mondiale e contribuisce alle emissioni. Anche in questo, la figura di Haber resta emblematica: la stessa invenzione che ha sfamato il mondo continua a porci di fronte a dilemmi che non possiamo ignorare.

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