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Psicologia

Effetto Tetris: perché il cervello continua a giocare da solo

Dopo ore di gioco vediamo i blocchi anche a occhi chiusi: un esperimento di Harvard spiega perché.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Mattoncini colorati impilati che richiamano il videogioco Tetris
Mattoncini colorati impilati che richiamano il videogioco Tetris

Chiunque abbia passato ore a incastrare i mattoncini colorati di Tetris conosce la sensazione: a un certo punto, chiudendo gli occhi o mentre ci si addormenta, si continuano a vedere i blocchi che scendono e ruotano. Questo curioso fenomeno ha un nome, l'effetto Tetris, e dietro di esso si nasconde una delle scoperte più affascinanti delle neuroscienze sul modo in cui il cervello costruisce e consolida i ricordi, soprattutto durante il sonno.

Mattoncini colorati che ricordano i pezzi del videogioco Tetris
Dopo ore di gioco, molte persone continuano a 'vedere' i blocchi che scendono: è l'effetto Tetris. Credit: Digital Buggu / Pexels.

Quando un gioco ti resta in testa

L'effetto Tetris descrive la comparsa di immagini, pensieri o sensazioni intrusive dopo aver dedicato molto tempo a un'attività ripetitiva e immersiva. Il caso classico è proprio il videogioco, da cui prende il nome alla metà degli anni Novanta, ma il fenomeno è generale: chi passa la giornata a raccogliere conchiglie continua a "vederle" anche a occhi chiusi, chi gioca a scacchi sogna mosse, chi fa immersioni rivede pesci. Sono immagini vivide che affiorano soprattutto nei momenti di dormiveglia, le cosiddette immagini ipnagogiche.

Non si tratta di un disturbo, ma di un sottoprodotto del normale funzionamento della mente: il cervello continua a "rigiocare" l'esperienza anche quando l'attività è terminata.

L'esperimento di Harvard

La prova scientifica più importante arrivò nel 2000, con uno studio condotto da Robert Stickgold e colleghi alla Harvard Medical School e pubblicato sulla rivista Science. I ricercatori fecero giocare a Tetris alcuni volontari per ore, in giorni successivi. Quasi tutti, mentre si addormentavano, riferirono di vedere i blocchi che cadevano. Fin qui, nulla di sorprendente. Ma lo studio aveva un colpo di scena.

Tra i partecipanti c'erano anche pazienti amnesici, con gravi danni all'ippocampo, la regione cruciale per la memoria cosciente. Questi pazienti non ricordavano affatto di aver giocato a Tetris – non riconoscevano nemmeno i ricercatori il giorno dopo – eppure, addormentandosi, vedevano anch'essi le stesse immagini di blocchi che scendono. Era la dimostrazione che quelle immagini nascono da un sistema di memoria diverso e più profondo di quello dei ricordi consapevoli.

Perché succede: memoria e sonno

L'effetto Tetris è oggi considerato una finestra sul processo di consolidamento della memoria. Quando impariamo qualcosa di nuovo, soprattutto un'abilità pratica e ripetitiva, il cervello non si limita a registrarlo: lo rielabora e lo rafforza, in gran parte durante il sonno. Studi su animali hanno mostrato che i neuroni "ripercorrono" durante il riposo gli stessi schemi di attivazione osservati durante l'apprendimento, come se il cervello ripassasse la lezione. Le immagini ipnagogiche di Tetris sarebbero un effetto collaterale, percepibile, di questo lavoro notturno di archiviazione.

Il fatto che anche i pazienti amnesici le sperimentino conferma che esiste una memoria "procedurale", legata alle abilità e agli automatismi, che funziona in modo indipendente dalla memoria dei fatti e degli eventi.

Persona che dorme serenamente nel letto
Durante il sonno il cervello 'rigioca' le esperienze recenti per consolidarle nella memoria. Credit: Polina / Pexels.

Tetris contro i traumi

Da curiosità scientifica, l'effetto Tetris è diventato anche una promettente idea terapeutica. La psicologa Emily Holmes, in uno studio del 2009 pubblicato sulla rivista PLoS ONE, ipotizzò che giocare a Tetris poco dopo un'esperienza traumatica potesse ridurre i ricordi intrusivi, i flashback tipici del disturbo da stress post-traumatico. L'idea è che il gioco, fortemente visivo e spaziale, "competa" con il trauma per le stesse risorse mentali nel momento in cui il ricordo si sta fissando, indebolendone l'impatto.

I risultati furono incoraggianti: i volontari che avevano giocato a Tetris dopo aver visto un filmato disturbante ebbero meno flashback nei giorni successivi. Ricerche successive hanno esteso l'approccio a contesti reali, come i pazienti arrivati al pronto soccorso dopo un incidente. Non è una cura miracolosa, ma apre una strada interessante per intervenire sulla "finestra" in cui i ricordi traumatici si consolidano.

Non solo videogiochi

L'effetto Tetris è un esempio di un fenomeno più ampio, che gli studiosi chiamano "trasferimento dall'esperienza di gioco": attività immersive e prolungate possono lasciare tracce percettive e perfino comportamentali nella vita quotidiana. Dopo molte ore al volante in autostrada capita di "sentire" ancora il movimento da fermi; dopo giorni in barca, il celebre mal di sbarco. In tutti questi casi il cervello fatica a "spegnere" gli schemi che ha ripetuto a lungo.

La descrizione completa del fenomeno e delle sue varianti si trova nella voce dedicata all'effetto Tetris.

Cosa ci dice sul nostro cervello

In fondo, l'effetto Tetris ci ricorda una verità profonda: il cervello non è mai davvero inattivo. Anche quando smettiamo di fare qualcosa, continua a rielaborarla, a esercitarsi, a riorganizzare le informazioni per renderle utili in futuro. È lo stesso meccanismo che ci permette di migliorare in uno sport "dormendoci sopra" o di trovare la soluzione a un problema al risveglio. I mattoncini colorati che danzano dietro le palpebre, insomma, non sono un capriccio della mente, ma il segnale visibile di un cervello al lavoro, instancabile, sul confine sottile tra memoria e immaginazione.

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