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Linea di Wallace: il confine invisibile che separa due mondi animali in Indonesia

Tra Bali e Lombok corre un solco oceanico profondo: a est ci sono marsupiali e cacatua, a ovest tigri ed elefanti.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Foresta tropicale e isole dell'arcipelago indonesiano vista dall'alto
Foresta tropicale e isole dell'arcipelago indonesiano vista dall'alto

Tra le isole di Bali e Lombok, in Indonesia, lo stretto è largo appena 35 chilometri. Una traversata di un paio d'ore in barca. Eppure, scendendo dall'aereo sulle due rive, sembra di essere in due continenti diversi: a ovest ci sono scimmie, tigri, elefanti, varani giganti; a est cacatua, megapodi, marsupiali. È la Linea di Wallace, una delle frontiere biogeografiche più nette del pianeta. La disegnò nel 1859 il naturalista inglese Alfred Russel Wallace, e nemmeno Darwin riuscì a spiegarla pienamente.

Chi era Alfred Russel Wallace

Co-fondatore della teoria dell'evoluzione per selezione naturale insieme a Charles Darwin, Alfred Russel Wallace trascorse otto anni nell'arcipelago malese fra il 1854 e il 1862, raccogliendo oltre 125.000 esemplari di insetti, uccelli e mammiferi. Fu durante questa spedizione, e durante una crisi di malaria a Ternate, che concepì in modo indipendente l'idea di selezione naturale: la Britannica ricostruisce che il suo manoscritto, inviato a Darwin nel 1858, costrinse il naturalista inglese a pubblicare in fretta L'origine delle specie.

Il suo libro The Malay Archipelago (1869) resta uno dei classici della letteratura scientifica di viaggio. Nel 1859, in una lettera alla Linnean Society, Wallace tracciò per la prima volta la sua linea: passava fra Bali e Lombok, fra Borneo e Sulawesi, e separava in modo sorprendentemente netto due regni faunistici.

Dove passa la linea

Il tracciato esatto della Linea di Wallace attraversa lo stretto di Lombok a sud, prosegue verso nord lungo lo stretto di Makassar tra Borneo e Sulawesi, e arriva alle Filippine meridionali. Da una parte, la regione indomalese (asiatica): scimmie macaco, tigri, elefanti nani, oranghi, rinoceronti, gibboni. Dall'altra, la regione australasiatica: cacatua, varietà di pappagalli, cuscus marsupiali, antenati del cassowary.

Orango del Borneo aggrappato a un ramo nella foresta tropicale
L'orango è uno dei vertebrati emblematici del versante asiatico della Linea di Wallace. Foto: Pexels / Noel Snpr

L'isola di Sulawesi è il caso più stranito: pur trovandosi a est della linea, ospita una fauna mista, con elementi asiatici e australiani in equilibrio. Per questo, alla fine dell'Ottocento, l'inglese Richard Lydekker tracciò una seconda frontiera (Linea di Lydekker) lungo la fossa di Aru. La fascia di transizione fra le due, chiamata Wallacea, è oggi considerata uno dei hotspot di biodiversità più importanti del pianeta, e l'UNESCO la protegge attraverso il parco nazionale di Lorentz e altre aree.

Perché esiste: la geologia spiega tutto

La spiegazione moderna della Linea di Wallace arriva dalla tettonica a placche, formalizzata solo negli anni Sessanta del Novecento. Durante le glaciazioni del Pleistocene il livello del mare scendeva di oltre 120 metri: Borneo, Sumatra, Giava e Bali emergevano collegate alla penisola malese in un'unica massa continentale, la Sundalandia. Allo stesso modo Nuova Guinea e Australia formavano il Sahul.

In mezzo, però, c'erano (e ci sono) acque profonde: lo stretto di Lombok scende oltre 250 metri, lo stretto di Makassar supera i 2.000. Quei solchi non si sono mai prosciugati. Le piante hanno potuto attraversarli con i semi galleggianti, gli uccelli con il volo, alcuni pipistrelli, ma mammiferi terrestri e rettili ne sono rimasti separati per milioni di anni. È per questo che a Bali sopravvive ancora il leopardo nebuloso e a Lombok no. La descrizione di National Geographic è oggi un riferimento divulgativo per il fenomeno.

Cosa cambia attraversandola

Gli ornitologi hanno mostrato in modo quantitativo l'esistenza della linea: uno studio pubblicato su Science nel 2023, basato su milioni di registrazioni di osservazioni, ha confermato che il numero di specie di uccelli in comune tra i due lati è significativamente più basso di quanto ci si aspetterebbe da una distanza geografica così ridotta. Effetto analogo per i mammiferi: praticamente nessuna sovrapposizione, eccetto qualche pipistrello e qualche specie introdotta dall'uomo.

Drago di Komodo che cammina su una spiaggia indonesiana
Il drago di Komodo vive nelle isole della Sonda orientale, all'interno della Wallacea. Foto: Pexels / Serhiy Ryabov

Il drago di Komodo, endemico delle Piccole Isole della Sonda, è uno dei simboli più noti della Wallacea, la fascia di transizione tra i due regni.

Perché conta oggi

La Linea di Wallace non è una curiosità ottocentesca: è uno strumento ancora attivo della conservazione e della biologia evolutiva. Mostra che la geografia profonda - cioè la batimetria e la storia delle terre emerse - condiziona la distribuzione della vita molto più della latitudine o del clima. Le indagini su DNA mitocondriale e sui dati di IUCN Red List stanno ridefinendo le linee con maggior precisione, ma il principio scoperto da Wallace tiene: separare due popolazioni con un solco di mare per milioni di anni produce evoluzioni divergenti.

Quando un turista arriva a Lombok dopo Bali e vede un cacatua bianco al posto di un macaco, sta osservando un confine biologico che Wallace tracciò con carta e matita 165 anni fa, e che la genomica continua a confermare.

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