Curiosità
Timbuctù: come 350.000 manoscritti antichi furono salvati dai jihadisti nel 2012
La rete clandestina di bibliotecari che con asini, baule e barche sottrasse un tesoro inestimabile alla distruzione

Tra il 2012 e il 2013, mentre la città di Timbuctù cadeva nelle mani delle milizie jihadiste di Ansar Dine e di Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI), una rete silenziosa di bibliotecari, archivisti e parenti spostava di nascosto un tesoro che il mondo dava già per perduto: oltre 350.000 manoscritti antichi, alcuni risalenti al XIII secolo. È una delle operazioni di salvataggio culturale più ardite della storia recente, e a guidarla c'era un uomo solo: Abdel Kader Haidara.
Timbuctù, la "città dei 333 santi" e dei libri
Fondata nel XII secolo nel cuore del Mali, Timbuctù divenne tra il XIV e il XVI secolo uno dei più importanti crocevia commerciali e intellettuali del mondo islamico. Le sue tre grandi moschee — Djinguereber, Sankoré e Sidi Yahia — ospitavano insieme migliaia di studenti che copiavano, traducevano e commentavano opere di astronomia, medicina, matematica, diritto, mistica e poesia. I manoscritti, scritti in arabo o nelle lingue locali in caratteri ajami, sono custoditi da secoli da famiglie che si tramandano la responsabilità della loro conservazione.
Nel 1988 l'UNESCO ha inserito Timbuctù nella lista del Patrimonio dell'Umanità. Si stima che la città e i villaggi circostanti possedessero, all'inizio degli anni 2000, oltre 400.000 manoscritti.
Aprile 2012: la caduta della città
Il 1° aprile 2012, approfittando del colpo di stato che a Bamako aveva indebolito il governo del Mali, i ribelli del MNLA (movimento per l'Azawad) e i miliziani di Ansar Dine occuparono Timbuctù. Pochi mesi dopo i jihadisti presero il sopravvento e iniziarono a imporre la sharia: distrussero mausolei dei santi sufi, frustarono musicisti, bruciarono biblioteche minori. La notizia che presto sarebbe stata la volta dell'Institut des Hautes Études et de Recherches Islamiques Ahmed Baba, custode della più grande raccolta pubblica della città, terrorizzò i bibliotecari.

Abdel Kader Haidara, il bibliotecario coraggioso
Abdel Kader Haidara, nato nel 1964 in una famiglia di studiosi musulmani, aveva passato decenni a recuperare manoscritti nei villaggi del Mali per la Mamma Haidara Memorial Library, fondata dal padre. Quando nel 2012 capì cosa stava per succedere, organizzò una rete di un centinaio di persone tra cui guide turistiche, archivisti, parenti, scribi e ragazzi disoccupati.
L'operazione si svolse in due fasi. Prima i manoscritti furono distribuiti casa per casa dentro casse di metallo e bauli sigillati, perché concentrare il patrimonio in pochi luoghi era diventato pericoloso. Poi, nei mesi successivi, le casse vennero spedite a Bamako, la capitale, lontana 1.000 chilometri.
Asini, fuoristrada, piroghe e checkpoint
Gli spostamenti avvenivano di notte: i corrieri caricavano le casse su asini da soma, poi su fuoristrada Toyota, infine su piroghe per discendere il fiume Niger. Ai posti di blocco jihadisti i bibliotecari raccontavano di trasportare merci ordinarie, integrità di fronte alle minacce e talvolta dollari come bakhshish. Alcune casse vennero perse, alcuni corrieri arrestati e picchiati, ma il flusso non si interruppe.
In otto mesi furono evacuati circa 350.000 manoscritti, secondo le stime confermate dallo stesso Haidara e dalla SAVAMA-DCI, l'associazione che coordinava l'operazione. I costi (più di un milione di dollari) vennero coperti da fondazioni private, dalla Prince Claus Fund olandese e da donatori europei e statunitensi.
Gennaio 2013: l'incendio dell'ultimo giorno
Il 28 gennaio 2013, mentre le truppe francesi dell'operazione Serval entravano in città, i jihadisti in fuga diedero fuoco alle stanze dell'Institut Ahmed Baba. Solo dopo la liberazione si scoprì che il danno era stato limitato: meno di 4.000 manoscritti erano stati bruciati o saccheggiati. Il resto, distribuito tra Bamako e i nascondigli familiari, era salvo.
Da allora il patrimonio è in fase di restauro e digitalizzazione: progetti come HMML (Hill Museum & Manuscript Library) e Google Arts & Culture hanno reso accessibili online migliaia di pagine scritte in caratteri sublimi.
Domande frequenti
Cosa contengono i manoscritti di Timbuctù?
Trattati di astronomia, medicina e diritto islamico, ma anche poesia, lettere private, contratti commerciali, mappe e testi mistici. Sono una finestra unica sull'Africa colta del Medioevo.
Sono al sicuro adesso?
Buona parte è ancora a Bamako, dove l'umidità minaccia la carta. I bibliotecari premono per riportarli a Timbuctù, ma la situazione politica resta instabile.
La storia è stata raccontata in un libro?
Sì. Joshua Hammer ha pubblicato nel 2016 The Bad-Ass Librarians of Timbuktu (in italiano I bibliotecari di Timbuctù), un reportage che ricostruisce l'intera vicenda dal punto di vista di Haidara.
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