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Corpo Umano

Rigenerazione del fegato: l'organo di Prometeo che si ricostruisce da solo (e cosa abbiamo scoperto nel 2021)

Tagliato a metà torna intero in poche settimane. Per duemila anni un mito, oggi una scoperta cellulare: le staminali della "zona 2".

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Modello anatomico tridimensionale del fegato umano in laboratorio
Modello anatomico tridimensionale del fegato umano in laboratorio

I greci avevano un modo poetico per descrivere uno degli organi più sorprendenti dell'anatomia umana: la storia di Prometeo, incatenato a una roccia del Caucaso, con un'aquila che gli divora il fegato ogni giorno mentre l'organo ricresce di notte. Il mito, raccontato già da Esiodo nel Le opere e i giorni (700 a.C. circa), conteneva un'osservazione clinica: i medici greci avevano probabilmente notato che ferite epatiche guarivano in modi che nessun altro organo riusciva a imitare.

Solo nel XX secolo abbiamo capito quanto avessero ragione. Il fegato è l'unico organo umano capace di rigenerarsi quasi completamente dopo asportazione parziale, e nel 2021 abbiamo finalmente identificato le cellule che lo fanno.

Quanto si rigenera

I numeri sono notevoli. Nei trapianti da donatore vivente, il chirurgo asporta circa il 60% del fegato sano del donatore e lo trasferisce al ricevente. Entro 4-6 settimane entrambi gli organi tornano a circa il 90-100% del volume originale. È una percentuale che nessun altro tessuto solido del corpo umano replica: cuore, reni, polmoni, pancreas, sistema nervoso non rigenerano in modo significativo.

Il fenomeno è studiato in modo sistematico dagli anni Trenta del Novecento. L'ospedale Humanitas, in una scheda divulgativa, ricorda che il fegato è un organo "a parenchima omogeneo": ogni piccolo lobulo è in pratica un fegato in miniatura, con funzioni complete. Tagliarne via una porzione lascia il resto operativo.

L'enigma: chi rifà il tessuto?

Per decenni si è discusso se la rigenerazione fosse alimentata da:

  • Una popolazione di cellule staminali in posizione specifica (le "cellule ovali");
  • Una proliferazione di epatociti maturi esistenti, che si dividono tornando attivi;
  • Un mix delle due.

Negli anni Sessanta il fisiologo statunitense Nancy Bucher dimostrò che dopo un'epatectomia parziale (rimozione di una parte) gli epatociti maturi tornano a dividersi, perdendo temporaneamente la loro specializzazione. Ma quale popolazione cominciasse per prima è rimasto un mistero per decenni.

La scoperta del 2021: gli epatociti della "zona 2"

Nel 2021 un gruppo guidato da Hao Zhu dell'UT Southwestern Medical Center ha pubblicato su Science un lavoro che ha riscritto i manuali. Con un tracciamento genetico in topi vivi, i ricercatori hanno mostrato che la maggior parte dei nuovi epatociti nasce da una striscia specifica del lobulo epatico, chiamata zona 2, intermedia fra la zona ricca di ossigeno (zona 1, vicino alle vene porte) e quella più povera (zona 3, vicino alle vene centrali).

In altre parole, esiste una popolazione di epatociti "di mezzo" che funziona da serbatoio: in condizioni normali svolge le sue mansioni metaboliche, ma in caso di danno tessutale si attiva, prolifera e ripopola sia la zona 1 sia la zona 3. Questo spiega perché il fegato sano riesce a ricostruirsi così bene anche dopo asportazioni massicce.

Mani con guanti che maneggiano un modello anatomico didattico
La struttura del fegato umano è organizzata in lobuli esagonali: ogni vertice ha vasi diversi, e questa geometria è la chiave della sua rigenerazione. Foto: Pexels / Tara Winstead

Quando la rigenerazione non basta

Il limite è importante e va sottolineato: la capacità di rigenerazione vale per asportazioni di tessuto sano. Se il fegato è cronicamente danneggiato - per epatite C, abuso di alcol, fegato grasso non alcolico (NAFLD) - la rigenerazione si esaurisce e viene sostituita da cicatrici (fibrosi). Quando la fibrosi è estesa si parla di cirrosi: a quel punto il fegato non rigenera più.

Secondo l'OMS, le epatopatie croniche causano oltre 1,3 milioni di morti l'anno: la rigenerazione naturale, da sola, non basta a sconfiggerle.

Le terapie del futuro

Il programma Cell Stem Cell del King's College ha individuato nel 2019 una popolazione di staminali epatobiliari ibride (HHyPs) potenzialmente coltivabili in laboratorio. Combinate con organoidi, potrebbero produrre tessuto epatico per pazienti in attesa di trapianto. Già nel 2022 ricercatori giapponesi hanno trapiantato in modelli animali "mini-fegati" funzionali ottenuti da staminali pluripotenti indotte.

FAQ rapida

Il fegato di un donatore vivo ricresce davvero? Sì. Dopo aver donato circa il 60%, donatore e ricevente recuperano un fegato quasi a volume normale in 4-6 settimane.

Bere alcol e poi smettere rigenera il fegato? Se non c'è cirrosi, sì: in molte settimane il tessuto grasso si riduce e la funzione torna nei range. Se c'è già cicatrice, no.

Il mito di Prometeo era "vero"? Era una metafora medicalmente accurata: gli antichi greci osservavano probabilmente la guarigione di ferite epatiche di animali e gladiatori.

Migliaia di anni dopo Esiodo, la biologia molecolare conferma l'intuizione del mito. Il fegato resta il nostro organo più resiliente, e oggi sappiamo persino dove cercare le cellule che lo rendono tale. Il prossimo passo è imparare a riprodurre quel meccanismo fuori dal corpo. Sarebbe, ancora una volta, una piccola vittoria di Prometeo contro il tempo.

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