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Corpo Umano

Cervelletto: 69 miliardi di neuroni in un decimo del cervello (e non serve solo all'equilibrio)

Lo studio del 2009 di Suzana Herculano-Houzel rivela che l'80% dei neuroni cerebrali sta in una struttura grande come una pera. Oggi sappiamo che il "piccolo cervello" è coinvolto in linguaggio, attenzione ed emozioni.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Immagine astratta colorata che rappresenta connessioni neurali in un cervello
Immagine astratta colorata che rappresenta connessioni neurali in un cervello

Se chiediamo a chiunque di indicare la parte più importante del cervello, la risposta sarà sempre la stessa: la corteccia cerebrale. Quel rivestimento ondulato di materia grigia che riveste l'encefalo, con i suoi solchi e le sue circonvoluzioni, è il volto pubblico delle neuroscienze: lì abita il pensiero, lì processiamo le percezioni, lì decidiamo. Tutto vero. Ma c'è un dato che, da quando l'anatomista brasiliana Suzana Herculano-Houzel l'ha pubblicato nel 2009, ha capovolto la gerarchia: l'80% di tutti i neuroni del nostro cervello non sta nella corteccia. Sta nel cervelletto.

Il piccolo cervello che pesa 150 grammi

Il cervelletto (in latino "piccolo cervello") è quella struttura a forma di cavolfiore appoggiata sul tronco encefalico, dietro al bulbo, sotto i lobi occipitali. Pesa fra 130 e 160 grammi nell'adulto, contro i 1.300-1.500 dell'intero encefalo: occupa circa il 10% del volume cerebrale. Per decenni, gli atlanti di anatomia ne hanno trattato l'argomento in un capitoletto modesto, presentandolo come il "centro dell'equilibrio" e poco più. Una specie di assistente motorio.

Nel 2009 la neuroanatomista Suzana Herculano-Houzel, oggi alla Vanderbilt University, pubblicò sui Frontiers in Human Neuroscience un articolo destinato a rovesciare il quadro. Aveva sviluppato una tecnica chiamata isotropic fractionator: il tessuto cerebrale viene sciolto in detergente fino a separare i singoli nuclei, che poi vengono marcati con anticorpi specifici per neuroni e contati al microscopio per estrapolazione. Per la prima volta, era possibile dare un numero esatto: il cervello umano contiene in media 86 miliardi di neuroni. Di questi, 69 miliardi stanno nel cervelletto, e 16 miliardi nella corteccia cerebrale. Il resto è distribuito nel tronco encefalico e nelle altre strutture.

In altre parole: il cervelletto è composto da neuroni come una metropoli di pendolari, con la cellula granulare — un neurone minuscolo, con quattro corti dendriti — che da sola conta per circa il 50% di tutto il sistema nervoso centrale. La corteccia, dove pensiamo di vivere, è in confronto un quartiere quasi vuoto.

Rappresentazione visiva di neuroni illuminati
I 69 miliardi di neuroni cerebellari sono organizzati in un'architettura ripetitiva di estrema precisione: ogni cellula del Purkinje riceve sinapsi da oltre 200.000 fibre. Foto: turek / Pexels.

Un'architettura quasi cristallina

Il cervelletto è, insieme alla retina, la struttura più geometrica del cervello dei vertebrati. La sua corteccia è organizzata in tre strati ripetuti milioni di volte come piastrelle di un mosaico: lo strato molecolare, lo strato delle cellule del Purkinje e lo strato granulare. Le cellule del Purkinje, gigantesche neuroni con un'arborizzazione dendritica spettacolare, sono il punto di convergenza di tutta l'attività cerebellare: ognuna di esse riceve fino a 200.000 sinapsi dalle fibre parallele, formando una delle reti più densamente connesse di tutto il sistema nervoso. La regolarità è tale che il manuale di Eric Kandel definisce l'architettura cerebellare "quasi cristallina, fatta per processare in parallelo enormi flussi di informazione sensori-motoria".

La conseguenza funzionale è importante: il cervelletto non "genera" comportamenti, li calibra. Confronta in tempo reale il movimento atteso (suggerito dalla corteccia motoria) con il movimento effettivamente eseguito (ricevuto dai recettori muscolari e dall'orecchio interno) e calcola la differenza. Quando vi sembra che le vostre mani sappiano da sole come reggere un caffè senza versarlo, è il cervelletto che sta lavorando.

Il cervelletto cognitivo: linguaggio, emozioni, attenzione

Per oltre un secolo il cervelletto è stato considerato un puro modulo motorio. Solo dagli anni '90 si è capito che è coinvolto in funzioni molto più alte. Il neurologo americano Jeremy Schmahmann del Massachusetts General Hospital ha descritto nel 1998 una sindrome clinica chiamata Cerebellar Cognitive Affective Syndrome (CCAS): pazienti con danni al cervelletto posteriore mostravano deficit non motori ma cognitivi: planning compromesso, memoria di lavoro ridotta, fluenza verbale rallentata, e anche disturbi della regolazione emotiva. Lo studio originale, pubblicato su Brain, è oggi citato oltre 3.000 volte e ha aperto un campo di ricerca completamente nuovo.

Le tecniche di imaging funzionale degli anni 2010 hanno confermato il quadro: il cervelletto si attiva durante test di linguaggio, problem-solving aritmetico, riconoscimento delle emozioni altrui e memoria autobiografica. Una review pubblicata nel 2020 sulla rivista Neuropsychology Review stima che almeno il 30% del cervelletto sia dedicato a funzioni non motorie. Le aree posteriori (Crus I e Crus II), in particolare, dialogano con le cortecce prefrontali e parietali attraverso il talamo, e contribuiscono a quello che Schmahmann chiama il dysmetria of thought: quando il cervelletto è danneggiato, anche il pensiero perde la sua precisione.

Modello anatomico di cervello umano
Il cervelletto, qui visibile nella parte inferiore-posteriore di un modello anatomico, partecipa al controllo motorio fine ma anche alla cognizione superiore. Foto: meo / Pexels.

Perché impariamo ad andare in bicicletta una volta sola

La proprietà più affascinante del cervelletto è la sua capacità di apprendimento procedurale a lungo termine. I circuiti delle fibre parallele e delle cellule del Purkinje implementano una forma di plasticità sinaptica a lungo termine chiamata depressione a lungo termine cerebellare (LTD), scoperta dal premio Nobel Masao Ito negli anni '70. È il meccanismo con cui le sequenze motorie complesse, una volta imparate, diventano "automatiche" e non richiedono più attenzione cosciente: pedalare, sciare, suonare un accordo. Una volta che il cervelletto le ha imparate, le ricorda per sempre. È il motivo per cui, a vent'anni di distanza, sappiamo ancora andare in bicicletta.

Per gli ingegneri di robotica, il cervelletto è diventato un modello: gli algoritmi di internal model learning, che permettono ai robot di calibrare i propri movimenti contro il feedback sensoriale, sono direttamente ispirati alla sua architettura. Per i neuropsichiatri è una zona di indagine emergente in patologie come autismo, schizofrenia e depressione, in cui ricerche degli ultimi cinque anni hanno trovato anomalie strutturali cerebellari mai notate prima. Per noi tutti, infine, è il piccolo cervello discreto sul retro del cranio che ci permette, ogni giorno, di camminare, parlare e pensare senza dover pensare al pensare. Un decimo di volume, otto decimi dei neuroni: la matematica più sproporzionata dell'anatomia umana.

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