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Corpo Umano

Singhiozzo: il riflesso vestigiale ereditato dai nostri antenati anfibi (e perché trattenere il fiato funziona)

L'ipotesi formulata nel 2003 dal medico parigino Christian Straus collega il singhiozzo umano alla respirazione branchiale dei girini: una memoria evolutiva di 370 milioni di anni nascosta nel nostro nervo frenico.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Neonato addormentato durante la respirazione tranquilla
Neonato addormentato durante la respirazione tranquilla

Capita all'improvviso: un colpo secco al diaframma, un piccolo "hic" alla gola, e per qualche minuto — talvolta ore — il torace si contrae a ritmo regolare. Il singhiozzo è uno dei riflessi più inutili apparenti dell'organismo umano: non protegge le vie respiratorie come la tosse, non espelle nulla come lo starnuto, non aiuta la digestione come l'eruttazione. Eppure è universale: lo conoscono neonati di poche ore di vita, anziani di novant'anni, persino i mammiferi più grandi e gli uccelli marini. Da vent'anni i fisiologi hanno una spiegazione plausibile per la sua sopravvivenza nella nostra biologia: il singhiozzo sarebbe un riflesso vestigiale ereditato dai nostri antenati anfibi. Una specie di hiccup evolutivo nel software del cervello.

L'anatomia: cosa succede in un secondo di singhiozzo

Ogni episodio di singhiozzo dura pochi decimi di secondo e si compone di due eventi successivi. Primo: una contrazione involontaria e simultanea del diaframma e dei muscoli intercostali inspiratori. Il diaframma si abbassa di colpo, l'aria viene risucchiata nei polmoni. Subito dopo — circa 35 millisecondi dopo l'inizio dell'inspirazione, secondo i tracciati elettromiografici — la glottide si chiude bruscamente. L'aria, già in movimento, sbatte contro le corde vocali serrate e produce il caratteristico "hic". A controllare la coreografia è un generatore centrale situato nel tronco encefalico, tra il bulbo e il ponte, che invia il segnale lungo il nervo frenico — un nervo cranico che parte dalla base del collo e percorre tutto il torace fino al diaframma.

Neonato durante una fase di respirazione tranquilla
I neonati hanno episodi frequenti di singhiozzo già nell'utero, dalla nona settimana di gestazione. Foto: Pexels / Natalia Olivera Amapola

L'ipotesi Straus (2003): un'eredità anfibia

Nel febbraio 2003, una nota su BioEssays firmata da Christian Straus e collaboratori dell'ospedale Pitié-Salpêtrière di Parigi propose una spiegazione filogenetica per il singhiozzo. L'osservazione di partenza: il pattern motorio del nostro singhiozzo è identico a quello della respirazione branchiale dei girini di anfibio. Quando un girino respira con le branchie, inspira acqua e contemporaneamente chiude rapidamente la glottide per impedire all'acqua di finire nei polmoni in formazione. Anche per loro: contrazione diaframmatica + chiusura glottica, comandata da un generatore centrale nel tronco encefalico.

Straus ha dimostrato che entrambi i fenomeni vengono soppressi dagli stessi due fattori farmacologici: l'aumento di CO₂ ambientale e i farmaci agonisti del recettore GABA-B. Una coincidenza così precisa, ha sostenuto Straus, è difficile spiegarla senza un'origine comune: il circuito neurale del singhiozzo umano sarebbe lo stesso che 370 milioni di anni fa permetteva ai primi tetrapodi di alternare respirazione acquatica e aerea.

Il nervo frenico, un cavo lunghissimo

Un'osservazione anatomica curiosa conforta l'ipotesi: il nervo frenico umano nasce dalle radici cervicali C3-C5 — cioè dal collo — e deve percorrere circa 30-35 centimetri per raggiungere il diaframma. È un tragitto sproporzionato per un animale in cui polmoni e centro di controllo respiratorio sono adiacenti. Per i pesci, invece, dove i muscoli respiratori sono sotto la testa, il nervo equivalente è corto. La scheda divulgativa di Scientific American ricorda che questo "errore di routing" si è perpetuato nei mammiferi terrestri proprio perché il diaframma si è evoluto a partire da muscoli del collo, e con esso si sono spostati anche i nervi.

Stagno con vegetazione acquatica e girini
Nei girini di rana il pattern muscolare alla base del singhiozzo serve a respirare in acqua. Foto: Pexels / Maximos Pantelidakis

Perché funziona trattenere il fiato

I rimedi popolari per il singhiozzo non sono tutti folklore. Trattenere il respiro, bere acqua a piccoli sorsi consecutivi, respirare in un sacchetto di carta agiscono in un modo riconducibile a un meccanismo comune: l'accumulo di CO₂ nel sangue. La ricerca di Straus aveva già dimostrato che l'ipercapnia inibisce il generatore centrale del singhiozzo (così come inibisce la respirazione branchiale dei girini). Anche i metodi più estrosi — far spaventare la persona, indurre un riflesso vagale — sembrano funzionare perché stimolano il nervo vago e riducono l'eccitabilità del tronco encefalico. Lo riassume bene la scheda di approfondimento di National Geographic.

Singhiozzo cronico: quando va indagato

Un singhiozzo che dura più di 48 ore è definito persistente; oltre il mese, intrattabile. Sono casi clinici rari ma reali. Il record documentato è quello di Charles Osborne, contadino dell'Iowa, che singhiozzò ininterrottamente dal 1922 al 1990: 68 anni, circa 430 milioni di episodi. Le cause cliniche del singhiozzo persistente includono reflusso gastroesofageo, ernia iatale, tumori del mediastino, ictus cerebellari e — in pazienti oncologici — irritazione del frenico da masse polmonari. La gestione farmacologica include clorpromazina, baclofene, metoclopramide e gabapentin.

Domande frequenti

Perché i neonati singhiozzano spesso? Perché il loro generatore centrale è ancora immaturo e i loro polmoni sono piccoli rispetto al volume di aria deglutita durante la poppata. Tipicamente sparisce entro il dodicesimo mese.

Si può fermare con uno spavento? Aneddoticamente sì. Funziona perché spegne brevemente il riflesso attivando il sistema nervoso simpatico.

I cani e i cavalli hanno il singhiozzo? Sì, tutti i mammiferi placentari studiati lo hanno mostrato. Negli uccelli è raro ma documentato. Nei rettili, no.

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