Animali
Squalo cookiecutter (Isistius brasiliensis): il piccolo predatore che cava cilindri di carne ai delfini
Lungo 50 cm, vive a 1.000 metri di profondità ed è bioluminescente. Riesce a mordere balene, foche e sottomarini militari.

Misura tra 42 e 56 centimetri di lunghezza, vive in piena oscurità a profondità comprese tra 1.000 e 3.700 metri, emette una debole luce verde dal ventre, e nonostante questo è uno dei predatori più "chirurgici" dell'oceano: estrae bocconi cilindrici di carne — del diametro di un biscotto rotondo — da prede grosse anche cento volte più di lui, come tonni, foche elefante, orche, megattere, squali bianchi. Si chiama squalo cookiecutter (in italiano squalo tagliabiscotti), scientificamente Isistius brasiliensis. È così sorprendente che fino agli anni '70 nessuno aveva capito chi facesse le strane lesioni cilindriche sui grandi cetacei oceanici. La scheda del NOAA Fisheries ne descrive il profilo biologico.
Un dentista a 1.000 metri
L'arma dello squalo cookiecutter è la sua bocca. La mandibola inferiore ha 25-31 denti triangolari, larghi, taglienti, fusi alla base in un'unica lama dentaria. Quando lo squalo aderisce al fianco della preda, succhia con le labbra (creando un sigillo a ventosa), inserisce i denti, ruota tutto il corpo di 180° e si stacca portando via un disco di carne perfetto, di circa 5 cm di diametro e 7 di profondità. La ferita guarisce con una cicatrice circolare inconfondibile. Una rassegna su Deep-Sea Research del 2017 ha catalogato cicatrici da Isistius su decine di specie diverse.

L'inganno bioluminescente
Come fa un pesce di mezzo metro a farsi avvicinare da una preda enorme? Con un trucco: la controsignalazione bioluminescente. Il ventre dello squalo è coperto da migliaia di fotofori, organi che emettono una luce verde-blu di intensità calibrata sulla luce solare residua che filtra dall'alto. In questo modo, viste dal basso, le sagome controluce dei pesci pelagici (predatori e prede) spariscono: il loro ventre luminoso si confonde con la superficie. La specie di Isistius usa questa tecnica come la maggior parte dei pesci abissali, ma con una variante: lascia una piccola macchia scura sul collo, simile alla sagoma di un pesciolino di passaggio. I predatori più grossi vedono "un piccolo pesce" e lo attaccano: in quel momento il cookiecutter aderisce a loro e morde. Il meccanismo è stato dimostrato in laboratorio dall'ittiologo Edie Widder, fondatrice dell'Ocean Research & Conservation Association.
Le vittime illustri
I cookiecutter mordono praticamente qualunque cosa con il sangue caldo o con la pelle abbastanza tenera. Sono state documentate cicatrici su:
- Megattere e capodogli: lo studio storico di Jones (1971) sui capodogli mostrò che il 100% degli individui adulti portava cicatrici cilindriche
- Tonni e marlin: punto dolente per l'industria della pesca tropicale, perché le ferite riducono il valore commerciale del pesce
- Foche elefante e otarie: cicatrici frequenti sui maschi adulti che si tuffano in profondità
- Squalo bianco e mako: anche i grandi squali non sono al riparo
- Cavi sottomarini di telecomunicazione: tra il 1985 e il 1990 i cookiecutter danneggiarono ripetutamente i cavi della marina militare statunitense con morsi sui rivestimenti in neoprene, costringendo a sostituire la guaina con fibra di vetro rinforzata
- Sottomarini nucleari: il Naval Undersea Warfare Center documentò morsi di Isistius sulle cupole acustiche in gomma
Esistono anche tre casi documentati di morsi a esseri umani, tutti su nuotatori notturni in mare aperto: il caso più noto è quello del nuotatore Mike Spalding, che nel 2009 fu morso al torace durante una traversata notturna alle Hawaii. Il caso clinico è stato pubblicato su Pacific Science.

Migrazioni verticali estreme
Lo squalo cookiecutter è uno dei migliori esempi di diel vertical migration, la migrazione verticale giornaliera che caratterizza gran parte della vita degli abissi. Di giorno si tiene tra 1.000 e 3.000 metri di profondità; ogni notte risale fino a 85 metri di profondità per cacciare nel limite della zona fotica, e all'alba ridiscende. Questo significa percorrere 1.000-2.000 metri verticali due volte al giorno, ogni giorno, per tutta la vita. La biologia del pelago aperto cataloga questo come uno spostamento di massa enorme: secondo uno studio su Nature Communications la migrazione verticale notturna della fauna mesopelagica trasporta carbonio dalla superficie alle profondità per un valore equivalente a 6 miliardi di tonnellate di CO₂ all'anno.
Dove vive in Italia
Il cookiecutter ha distribuzione tropicale e subtropicale, ma il bacino del Mediterraneo non è il suo habitat: c'è un solo caso documentato in acque italiane, un esemplare pescato nel 2001 al largo delle Eolie (Sicilia) e descritto in un articolo di Italian Journal of Zoology. Resta una specie da pelago aperto: la trovi soprattutto nelle acque oceaniche del Pacifico tropicale, dell'Atlantico equatoriale, dell'Indo-Pacifico.
Curiosità: il nome "Isistius"
Fu coniato nel 1865 dall'ittiologo francese Auguste Duméril dal nome egizio della dea Isis, sposa di Osiride e madre di Horus. Duméril volle riferirsi alla luminescenza notturna dell'animale, che secondo lui ricordava il culto dell'antica divinità lunare. Il "brasiliensis" deriva invece dal fatto che il primo esemplare fu catturato al largo del Brasile nel 1824. La voce della Wikipedia inglese traccia la tassonomia completa.
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