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I tursiopi di Shark Bay che si infilano spugne sul muso: la prima cultura materiale dei mammiferi marini

Lo studio del 2005 di Michael Krützen su PNAS dimostra che le femmine di tursiope australiani trasmettono alle figlie l'uso di spugne coniche come "guanto" per scavare nella sabbia. Tutte discendono da un'unica "Eva spugna".

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Un tursiope nuota in acque cristalline mostrando il caratteristico rostro
Un tursiope nuota in acque cristalline mostrando il caratteristico rostro

Se siete tra i pochi fortunati che possono fare snorkeling nelle acque turchesi di Shark Bay, sulla costa occidentale dell'Australia, potreste avvistare una scena che a prima vista sembra un'allucinazione: un tursiope adulto che nuota a fondo con quello che sembra un cappello a punta marrone calzato sul muso. Non è uno scherzo della luce, è una spugna marina conica. E quella femmina di tursiope la sta usando come uno strumento, esattamente come un orafo userebbe una lente d'ingrandimento.

L'invenzione di "Eva spugna"

Il comportamento è stato osservato per la prima volta nel 1984 dal biologo americano Rachel Smolker, durante uno studio sui delfini della popolazione di Monkey Mia. Nei due decenni successivi, il team del Shark Bay Dolphin Project ha documentato che almeno il 5% dei tursiopi locali (Tursiops aduncus) pratica il cosiddetto sponging: stacca con i denti una spugna conica del genere Echinodictyum dal fondo, se la infila sul rostro come un guanto e poi striscia il muso nella sabbia per scovare pesci nascosti. La spugna protegge la pelle dai coralli taglienti e dai pesci spinosi tipo scorpione marino, che in quelle zone sono frequenti.

Nel 2005, sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, il biologo svizzero Michael Krützen dell'Università di Zurigo e i suoi collaboratori hanno pubblicato un'analisi del DNA mitocondriale di tutti gli "spugnatori" allora noti — 13 femmine e un maschio — confrontati con un campione di tursiopi non spugnatori. Il risultato è stato sorprendente: tutti i "spongers" condividevano lo stesso aplotipo materno. In altre parole, discendevano tutti da un'unica antenata, soprannominata Sponging Eve, vissuta probabilmente 180-200 anni fa.

Tursiope in superficie con il rostro sopra l'acqua
Il tursiope dell'Indo-Pacifico Tursiops aduncus si distingue dal cugino atlantico per un rostro più lungo e sottile: caratteristica utile per infilarsi una spugna. Foto: drB drB / Pexels.

Tradizione, non istinto

L'ipotesi alternativa — che lo sponging fosse un comportamento istintivo geneticamente determinato — fu smontata da un'analisi successiva del 2014, pubblicata da Anna Kopps e Krützen sui Proceedings of the Royal Society B. I ricercatori dimostrarono che i geni nucleari degli spugnatori non sono diversi da quelli dei non-spugnatori: la pratica si trasmette per via culturale, da madre a figlia, e occasionalmente a qualche figlio maschio che però quasi sempre la abbandona da adulto. La trasmissione richiede contatto prolungato e osservazione: i piccoli passano i primi 4-5 anni di vita accanto alla madre, e in quel periodo imparano ogni gesto della tecnica, dalla scelta della spugna giusta alla pressione corretta da esercitare sul fondale.

Lo studio del 2019 di Sonja Wild dell'University of Leeds, pubblicato su Biology Letters, ha applicato ai 73 tursiopi spugnatori conosciuti la multi-network-based diffusion analysis, una tecnica statistica sviluppata per separare i contributi di apprendimento sociale, parentela e ambiente. Il verdetto è stato netto: la trasmissione è quasi esclusivamente verticale (madre-prole) e sociale. Nessuna correlazione significativa con l'ecologia o con la genetica nucleare. È, a tutti gli effetti, una tradizione culturale.

Perché conta: la definizione di "cultura" si allarga al mare

Fino a una ventina di anni fa, l'idea che esistesse una cultura nel senso pieno del termine fra animali non umani veniva associata quasi esclusivamente ai primati (i macachi di Koshima che lavavano le patate, gli scimpanzé che usano bastoncini per pescare termiti). Lo studio dei tursiopi di Shark Bay ha rotto questo limite. Per la prima volta, un mammifero marino mostrava di possedere tutte e tre le caratteristiche che gli antropologi richiedono a una vera cultura: tradizione locale (lo sponging non esiste nelle popolazioni di tursiopi al di fuori di Shark Bay), trasmissione sociale (verticale, materna) e strumentalità materiale (l'uso di un oggetto trovato in natura per modificare un compito).

La ricerca ha aperto la strada al riconoscimento di altre forme di cultura nei cetacei: il "canto culturale" delle megattere, i dialetti delle orche, le tecniche di caccia coordinate dei delfini di Laguna in Brasile che collaborano coi pescatori. Tutte storie diverse, ma con lo stesso filo conduttore: gli oceani sono pieni di tradizioni invisibili, perché non lasciano resti archeologici come la cultura umana.

Veduta aerea della costa di Shark Bay in Australia con acque turchesi e banchi di sabbia
Shark Bay, in Australia occidentale: sito UNESCO dal 1991, ospita circa 3.000 tursiopi che vivono divisi in sotto-popolazioni con dialetti acustici e tecniche di caccia distinte. Foto: Josh Withers / Pexels.

Quando le tradizioni costano caro

Ironicamente, essere uno "sponger" non sempre è un vantaggio. La tecnica richiede tempo (le femmine spugnatrici trascorrono fino a 8 ore al giorno cacciando in solitudine, contro le 4-5 delle non-spugnatrici) e isolamento sociale (le madri non possono coordinarsi facilmente con altri delfini con la spugna sul muso). Uno studio di Janet Mann della Georgetown University, pubblicato nel 2008, ha rilevato che la fitness riproduttiva delle femmine spugnatrici è leggermente inferiore alla media. Ma la pratica continua a essere trasmessa perché aumenta drasticamente l'accesso a una nicchia alimentare specifica — i pesci sotterranei sabbia profonda — di cui la popolazione non spugnatrice non si nutre.

In altre parole, Shark Bay ci insegna che la cultura, anche fra i mammiferi marini, può funzionare come una specializzazione tecnologica: un costo elevato a breve termine, un'apertura di mondo a lungo termine. Le nipoti di Sponging Eve, oggi, continuano a infilarsi spugne sul muso ogni mattina. Ha funzionato per 200 anni, funzionerà per altri 200. È, esattamente, ciò che chiamiamo tradizione.

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