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Kate a Reggio Emilia: cos'è il "Reggio Approach", la pedagogia nata in una scuola di mattoni del 1945

Il 13 maggio 2026 la principessa del Galles ha visitato il Centro Loris Malaguzzi: ecco perché il metodo emiliano è studiato in 145 Paesi.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Bambini in un'aula di scuola d'infanzia attorno a un tavolo con materiali colorati
Bambini in un'aula di scuola d'infanzia attorno a un tavolo con materiali colorati

Mercoledì 13 maggio 2026 Reggio Emilia ha rivisto in piazza una scena che non si vedeva da anni: bandiere, bambini, telecamere internazionali e bagno di folla per Catherine, principessa del Galles, alla sua prima missione ufficiale all'estero dopo la malattia. Il motivo della visita non è una mostra né una sfilata: la principessa è venuta a studiare il Reggio Emilia Approach, il metodo pedagogico per la prima infanzia che la città emiliana esporta nel mondo dagli anni Settanta.

Cosa è successo in città

La principessa è arrivata in Municipio, dove il sindaco Marco Massari le ha consegnato il Primo Tricolore, replica della bandiera nazionale nata a Reggio nel 1797. Bagno di folla in piazza Prampolini. Poi tappa al Centro Internazionale Loris Malaguzzi, sede della Fondazione Reggio Children, dove la principessa ha lavorato la creta con un gruppo di bambini durante un atelier. Le immagini della giornata sono state riprese da Sky Tg24 e da tutte le testate italiane.

L'iniziativa è stata coordinata con la Royal Foundation Centre for Early Childhood, l'organismo no-profit fondato dalla principessa nel 2021 per sostenere ricerca e politiche sui primi cinque anni di vita.

Il "Reggio Approach": com'è nato

Tutto comincia nel 1945. In un villaggio della provincia, Villa Cella, un gruppo di donne raccoglie soldi vendendo materiale bellico abbandonato e decide di costruire una scuola materna con i propri mezzi. Un giovane pedagogista appena laureato a Urbino, Loris Malaguzzi (1920-1994), arriva in bicicletta a vedere il cantiere e, secondo il racconto poi diventato leggenda, decide di non andarsene più. Da quella scuola autocostruita nasce, decenni dopo, una rete pubblica di nidi e scuole d'infanzia comunali oggi considerata un punto di riferimento internazionale.

Il profilo ufficiale di Malaguzzi sul sito di Reggio Children ricostruisce le tappe: nel 1963 la fondazione del nido Robinson (primo asilo pubblico comunale d'Italia), nel 1981 la mostra itinerante I cento linguaggi dei bambini, oggi ospitata in oltre cento città del mondo.

Bambina che dipinge concentrata nel laboratorio scolastico
Nelle scuole reggiane l'atelier è considerato uno spazio fondamentale: i bambini hanno "cento linguaggi", e il disegno è uno di questi. Foto: Pexels / Ksenia Chernaya

I principi: i "cento linguaggi"

Il manifesto del metodo è la celebre poesia dei cento linguaggi di Malaguzzi: "Il bambino ha cento lingue (e poi cento cento cento), ma gliene rubano novantanove". L'idea, riassunta dalla rivista FocusUnimore dell'Università di Modena e Reggio Emilia, è che ogni bambino possieda mille modi di conoscere il mondo - movimento, segno, parola, ascolto - e che la scuola debba farli convivere invece di forzarne uno.

Quattro principi cardine del Reggio Approach:

  • Il bambino come ricercatore competente, non un contenitore da riempire.
  • L'ambiente come "terzo educatore": spazi luminosi, materiali aperti, opere d'arte alla portata dei bambini.
  • La documentazione delle esperienze attraverso fotografie, video e testi, restituita ai genitori e alla comunità.
  • L'atelier e la figura dell'atelierista, un educatore con formazione artistica.

Il UNICEF, nel suo rapporto sull'educazione della prima infanzia, considera il modello reggiano uno dei tre approcci più influenti al mondo, insieme a Montessori e Pikler.

Perché interessa al Regno Unito

La principessa del Galles, presidentessa del Centre for Early Childhood, ha dichiarato che il Reggio Approach interessa la sua fondazione per due ragioni: lo straordinario investimento sui primi mille giorni di vita e l'idea della scuola come "comunità educante". Nel Regno Unito esistono già più di 50 scuole che si dichiarano Reggio inspired, e l'Università di Cambridge ha attivato dal 2022 un programma di studio congiunto con la Fondazione Reggio Children.

La rete internazionale, in numeri

  • 33 nidi e scuole comunali della rete reggiana, con oltre 4.000 bambini iscritti.
  • 1.400 esperti accolti ogni anno in study group a Reggio Emilia, secondo i dati pubblicati da Reggio Children.
  • 145 Paesi raggiunti dalla mostra I cento linguaggi dei bambini.
  • Oltre 30 edizioni del Reggio Children Approach tradotte fuori dall'Italia, dal Giappone agli Stati Uniti.

Una visita politica, oltre che pedagogica

Il viaggio di Kate, prima missione internazionale dopo la chemioterapia annunciata nel 2024 (in remissione da gennaio 2025), ha un peso simbolico forte: rilancia la sua immagine pubblica e, allo stesso tempo, segnala che l'Italia continua a essere riconosciuta come laboratorio di buone pratiche educative. Anche nella foto-storia pubblicata da Il Post si vede l'attenzione della principessa per la documentazione dei progetti, una delle pratiche più copiate del metodo.

Quando Kate è tornata in albergo, mercoledì sera, la piazza era ancora piena. Per Reggio Emilia, città di 170.000 abitanti, è la giornata di visibilità internazionale più alta dall'ultimo Tour de France. Per il Reggio Approach, è una conferma che 80 anni dopo quel cantiere di Villa Cella, quel modo di pensare i bambini continua a parlare anche a chi non parla italiano.

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