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Barry Marshall: bevve i batteri per dimostrare una tesi

Negli anni Ottanta nessuno credeva che un batterio potesse causare l'ulcera. Per convincere i colleghi, un giovane medico australiano ingerì una coltura di Helicobacter pylori e si ammalò di proposito.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Ritratto del medico australiano Barry Marshall
Ritratto del medico australiano Barry Marshall

Nei primi anni Ottanta, la medicina era convinta di sapere cosa causasse le ulcere allo stomaco: lo stress, la vita frenetica, il cibo piccante, l'eccesso di acidità. La terapia consisteva nel ridurre l'acido e nel raccomandare ai pazienti di rilassarsi; spesso si finiva in sala operatoria. Poi un giovane medico australiano fece una cosa che nessun manuale avrebbe consigliato: bevve un bicchiere pieno di batteri per dimostrare che tutti si sbagliavano. Si chiamava Barry Marshall, e quel gesto estremo gli sarebbe valso, vent'anni dopo, il Premio Nobel.

Un batterio dove non doveva esserci

La storia comincia a Perth, in Australia, quando il patologo Robin Warren notò al microscopio strani batteri a forma di spirale nella mucosa dello stomaco di molti pazienti con gastrite e ulcera. Era un'osservazione eretica: si riteneva che nessun microrganismo potesse sopravvivere nell'ambiente acidissimo dello stomaco. Warren si associò al giovane Barry Marshall, allora specializzando, e insieme cominciarono a sospettare che quel batterio — oggi noto come Helicobacter pylori — fosse la vera causa delle ulcere e delle gastriti.

Il segreto della sopravvivenza di H. pylori nello stomaco, scoperto in seguito, è notevole: il batterio produce un enzima chiamato ureasi, che trasforma l'urea presente nello stomaco in ammoniaca, creando attorno a sé una piccola "nuvola" che neutralizza l'acido. Grazie alla sua forma a spirale e a sottili flagelli, inoltre, si avvita nello strato di muco che riveste la parete gastrica, raggiungendo una zona meno acida dove può prosperare indisturbato. Capire questi meccanismi ha confermato quanto l'idea di partenza fosse rivoluzionaria.

I due studiarono decine di pazienti e trovarono il batterio in quasi tutti quelli con ulcera duodenale. Ma la comunità scientifica era scettica fino all'ostilità. Le loro proposte di pubblicazione venivano respinte, le presentazioni accolte con sufficienza. Mancava una prova definitiva: dimostrare che il batterio, da solo, potesse far ammalare una persona sana. E sugli esseri umani non si potevano fare esperimenti del genere.

Immagine al microscopio del batterio Helicobacter pylori
Helicobacter pylori, il batterio a spirale che colonizza lo stomaco. Foto: Wikimedia Commons.

L'esperimento su sé stesso

Frustrato dall'incredulità dei colleghi, nel 1984 Marshall prese una decisione drastica. Dopo essersi sottoposto a una gastroscopia per verificare che il suo stomaco fosse sano, preparò una sospensione contenente Helicobacter pylori prelevato da un paziente e la bevve. Non disse nulla nemmeno alla moglie, almeno all'inizio. Nel giro di pochi giorni cominciò ad accusare nausea, alito cattivo e vomito; una nuova gastroscopia rivelò che il suo stomaco, prima sano, era ora infiammato e colonizzato dal batterio. Aveva indotto in sé stesso una gastrite acuta, l'anticamera dell'ulcera.

Era la prova che serviva. Marshall aveva dimostrato sul proprio corpo che H. pylori poteva infettare uno stomaco sano e scatenare la malattia. Si curò poi con gli antibiotici, guarendo completamente, a ulteriore conferma che la cura giusta non era ridurre l'acido, ma eliminare il batterio.

Una rivoluzione per milioni di pazienti

La scoperta cambiò la medicina. Una malattia cronica e dolorosa, che condannava milioni di persone a terapie continue e talvolta alla chirurgia, si rivelava una infezione curabile con un breve ciclo di antibiotici. Oggi sappiamo che Helicobacter pylori infetta circa metà della popolazione mondiale e che, oltre alle ulcere, è un importante fattore di rischio per il cancro allo stomaco. Identificarlo e poterlo eliminare ha avuto un impatto sanitario enorme.

Nel 2005 Barry Marshall e Robin Warren ricevettero il Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina "per la scoperta del batterio Helicobacter pylori e del suo ruolo nella gastrite e nell'ulcera peptica". L'autosperimentazione di Marshall è diventata un caso classico, citato nei corsi di medicina come esempio del rapporto tra coraggio, etica e ricerca.

Quanto tempo serve a una verità per affermarsi

Nonostante la prova vivente offerta da Marshall, l'accettazione non fu immediata. Per diversi anni gran parte dei medici continuò a trattare le ulcere nel modo tradizionale, perché un'intera industria farmaceutica e decenni di pratica clinica si fondavano sull'idea dell'eccesso di acido. Solo nei primi anni Novanta, con l'accumularsi delle prove, le grandi istituzioni sanitarie aggiornarono le linee guida raccomandando la terapia antibiotica. Nel 1994 l'Organizzazione Mondiale della Sanità, attraverso la sua agenzia per la ricerca sul cancro, classificò Helicobacter pylori come agente cancerogeno per l'uomo, riconoscendone il legame con il tumore dello stomaco. La rivoluzione iniziata con un bicchiere di batteri a Perth era ormai patrimonio della medicina mondiale.

La lezione di un gesto temerario

La storia di Marshall non è un invito a imitarlo: bere colture di batteri patogeni è pericoloso, e l'autosperimentazione resta una pratica eccezionale e controversa. Ma è una potente lezione su come funziona la scienza. Le idee nuove, anche quelle corrette, incontrano spesso resistenza, soprattutto quando contraddicono convinzioni radicate. A volte servono prove inconfutabili — e una buona dose di testardaggine — per far cambiare idea a un'intera disciplina. Barry Marshall ne offrì una particolarmente memorabile: la trasformò, letteralmente, nel proprio stomaco.

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