Psicologia
Esperimento Bobo Doll (Bandura, 1961): 72 bambini di Stanford e la nascita della teoria dell'apprendimento sociale
Mostrato un adulto che picchia un pupazzo gonfiabile, i bambini imitano la violenza appena è il loro turno. Lo studio di Albert Bandura demoliva l'idea che l'aggressività fosse solo istinto o frustrazione: si impara guardando.

Stanford, California, primavera 1961. In un asilo dell'università, 72 bambini fra i tre e i sei anni vengono accompagnati uno alla volta in una stanza piena di giochi. Sopra il tavolo c'è un pupazzo gonfiabile alto un metro e mezzo, fatto di plastica vinilica, sagomato come un clown e con la base zavorrata: quando lo spingi cade, ma si rialza da solo. Si chiama Bobo doll. Ogni bambino viene messo a fare uno strano lavoretto in un angolo, mentre nella stanza c'è anche un adulto. Per metà dei bambini, l'adulto comincia a colpire il pupazzo con un mallet, a urlargli contro, a prenderlo a calci. Per l'altra metà, l'adulto gioca tranquillamente con altri giochi senza toccare la bambola.
Dopo qualche minuto i bambini vengono spostati in una seconda stanza identica, con gli stessi giochi, e lasciati soli. Cosa fanno?
L'imitazione meticolosa
I bambini che avevano visto l'adulto picchiare il pupazzo lo picchiarono. Lo picchiarono nello stesso modo: con lo stesso mallet, ripetendo le stesse frasi ("Sock him in the nose", "Pow!"), riproducendo perfino i passaggi più creativi della performance. I bambini del gruppo "non aggressivo", invece, giocarono pacificamente. Lo psicologo canadese-americano Albert Bandura (1925-2021), allora professore associato alla Stanford University, pubblicò i risultati nel Journal of Abnormal and Social Psychology sotto il titolo "Transmission of aggression through imitation of aggressive models". L'articolo è oggi uno dei più citati della psicologia: oltre 12.000 citazioni accademiche.
La portata del risultato era enorme. Negli anni '50 dominavano due grandi teorie dell'aggressività: quella psicoanalitica freudiana (l'aggressività come pulsione innata, da scaricare) e quella behaviorista skinneriana (l'aggressività come risposta condizionata da rinforzi diretti). Bandura mostrava una terza via: i bambini imparano l'aggressività guardando, senza ricompense, senza punizioni, senza partecipazione attiva. Bastava l'osservazione. Era una bomba teorica.

I dettagli che fecero scuola
Bandura non si limitò al confronto principale. Analizzò il dato lungo tre dimensioni che rivelarono pattern sottilissimi:
- Genere del modello: i bambini imitavano di più i modelli del proprio sesso. I maschietti diventavano più violenti dopo aver visto un adulto maschio aggressivo che dopo averne visto uno femmina. Lo stesso valeva per le bambine.
- Quantità di aggressività: i maschi mostravano in media 2,5 volte più atti aggressivi delle femmine nelle stesse condizioni, anche dopo aver osservato lo stesso modello. Bandura interpretò il dato come effetto della socializzazione differenziata, non di una predisposizione biologica.
- Trasferimento: i bambini non si limitavano a copiare le mosse esatte. Inventavano nuovi atti aggressivi (lanciare il pupazzo, calpestarlo, prenderlo a martellate sulle parti che il modello non aveva colpito). Stavano generalizzando una nuova categoria comportamentale.
Il follow-up del 1963: l'aggressività in TV
Nel 1963 Bandura, Ross e Ross pubblicarono una replica decisiva. Questa volta i bambini non vedevano l'adulto dal vivo, ma in filmato. Le condizioni sperimentali includevano: (a) un filmato realistico con un adulto che picchia il Bobo doll, (b) un filmato in cui un adulto travestito da gatto cartoon fa lo stesso, (c) un filmato in cui un altro adulto picchia il pupazzo ma viene punito alla fine, (d) un filmato in cui il modello aggressivo viene premiato.
Risultati pubblicati sul Journal of Personality and Social Psychology: i bambini imitavano allo stesso modo i modelli dal vivo e i modelli in video, e perfino i modelli cartone animato. Il modello "punito" produceva meno imitazione, ma il dato si ribaltava quando, in una seconda fase, ai bambini veniva offerto un piccolo premio per riprodurre il comportamento: scoprivano di averlo memorizzato comunque, anche se nella prima fase si erano astenuti. L'apprendimento era avvenuto. L'esecuzione dipendeva dalla motivazione.
Era la nascita della distinzione fondamentale, ancora oggi usata in psicologia dell'apprendimento, fra learning (acquisizione del comportamento, dipende dall'osservazione) e performance (sua esecuzione, dipende dai rinforzi previsti). Concetto ovvio, ma che cambiò il modo in cui psicologi, pedagogisti e legislatori cominciarono a pensare alla televisione.
L'apprendimento sociale: la teoria che ne nacque
Negli anni successivi Bandura elaborò la Social Learning Theory, formalizzata nel 1977 nel libro omonimo e poi ribattezzata negli anni '80 Social Cognitive Theory. I quattro pilastri secondo Bandura sono:
- Attenzione: il modello deve essere percepibile e saliente.
- Ritenzione: il comportamento osservato viene codificato in memoria, anche senza riproduzione immediata.
- Riproduzione motoria: il soggetto deve possedere le capacità fisiche per imitare.
- Motivazione: l'esecuzione del comportamento appreso dipende dalle ricompense attese.
Lo stesso Bandura introdusse poi il concetto di autoefficacia (self-efficacy) nel 1977, in un articolo della rivista Psychological Review che è oggi il terzo più citato della storia della psicologia. L'idea è semplice: la convinzione di essere capaci di eseguire un comportamento è un predittore della sua esecuzione, indipendentemente dalle capacità reali. Una bambina che vede sua madre risolvere un'equazione di matematica non solo apprende il procedimento, ma rafforza la propria autoefficacia matematica.

Le critiche e l'eredità
L'esperimento non è esente da critiche metodologiche. Il pupazzo Bobo è progettato per essere colpito: un bambino che lo abbraccia o ci parla, in qualche modo, è il vero "deviante" della situazione. Inoltre il setting di laboratorio non corrisponde all'ambiente naturale dei bambini, e l'aggressività verso un oggetto inanimato non predice automaticamente quella verso altri esseri umani. Alcune repliche più recenti, fra cui un studio del 2020 sull'European Journal of Psychotraumatology, hanno mostrato dimensioni dell'effetto più contenute rispetto ai numeri originali del 1961.
Resta però l'impianto teorico, oggi accettato dalla quasi totalità degli psicologi dello sviluppo: i bambini sono spugne osservazionali. Tutto ciò che vedono fare agli adulti — bene o male — viene codificato. Le politiche pubbliche sulla violenza nei media, sui contenuti per minori e perfino sull'educazione genitoriale ("sii il comportamento che vuoi vedere") devono molto al Bobo doll. Bandura, morto a 95 anni nel 2021, è stato l'ultimo dei grandi padri fondatori della psicologia contemporanea: lascia in eredità l'idea apparentemente banale ma rivoluzionaria che impariamo guardando. Una banalità che, prima di lui, nessuno aveva dimostrato.
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