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Psicologia

Effetto McGurk: il cervello sente 'da' anche quando l'orecchio percepisce 'ba'

Nel 1976 due psicologi del Surrey scoprirono per caso che bastava far vedere a una persona un volto che pronuncia /ga/ mentre l'audio diceva /ba/ per fargli sentire /da/. Una delle illusioni multisensoriali più resistenti mai descritte

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Primo piano di una bocca mentre articola un fonema: il cervello umano fonde involontariamente le informazioni visive del labiale con quelle auditive per produrre la percezione linguistica
Primo piano di una bocca mentre articola un fonema: il cervello umano fonde involontariamente le informazioni visive del labiale con quelle auditive per produrre la percezione linguistica

Provate questo: aprite YouTube e cercate 'McGurk effect demonstration'. Cliccate su una qualsiasi delle decine di video disponibili. Vedrete una persona che pronuncia ripetutamente una sillaba semplice. La maggior parte di voi sentirà chiaramente 'da'. Poi chiudete gli occhi e ascoltate di nuovo. Sorpresa: l'audio dice 'ba'. Quando avete riaperto gli occhi, una nuova sorpresa: ricomincia a dire 'da'. È l'effetto McGurk, una delle illusioni multisensoriali più affidabili mai descritte. Lo conosci, ne sei consapevole, ma non puoi disattivarlo. Il tuo cervello continua a fonderlo.

Come fu scoperto, nel 1976

L'effetto venne pubblicato nel dicembre del 1976 su Nature dai due psicologi britannici Harry McGurk e John MacDonald dell'Università del Surrey con un articolo di poche pagine ma di enorme impatto: Hearing lips and seeing voices. McGurk stava studiando con MacDonald come i neonati imparano a riconoscere il linguaggio. In un esperimento di controllo, dovevano produrre uno stimolo confuso facendo dire a una bambinaia 'ba ba ba' mentre la traccia video mostrava la bocca articolare 'ga ga ga'. Si aspettavano confusione. Quello che sentirono tutti, in laboratorio, fu invece — molto chiaramente — 'da da da'. Una sillaba che non c'era né nell'audio né nel video.

La meccanica del compromesso

Cosa stava succedendo? La consonante /b/ si produce occludendo le labbra: è una bilabiale ben visibile. La /g/ si produce dietro, con il dorso della lingua contro il velo palatino: è invisibile dall'esterno. La /d/ si trova tra le due, prodotta con la punta della lingua sugli alveoli dei denti. Quando occhi e orecchie ricevono informazioni incongruenti, il cervello cerca una sillaba compatibile con entrambe. La /d/ è il compromesso: l'orecchio sente una qualche occlusione, l'occhio non vede chiusura delle labbra, dunque non può essere /b/. La soluzione conciliativa è /d/. Il punto cruciale è che il processo è automatico e avviene prima che la corteccia abbia accesso conscio al risultato. Lo confermano studi di fMRI come quello di Skipper, Nusbaum & Small su Cerebral Cortex (2007), che individuano nella circonvoluzione temporale superiore e nel solco intraparietale i nodi della fusione audiovisiva.

Ritratto di persona durante una conversazione, con visibile articolazione della bocca: nelle conversazioni reali leggiamo continuamente le labbra senza accorgercene
Nelle conversazioni di tutti i giorni leggiamo le labbra sempre, anche senza accorgercene: l'effetto McGurk lo dimostra. Foto: Vitaly Gariev / Pexels

Non puoi 'sbloccarlo'

La cosa più strana è che l'effetto resiste alla consapevolezza. Anche dopo essere stati istruiti su cosa sta succedendo — anche dopo aver ascoltato l'audio puro mille volte — il cervello, riprovando con il video, torna a sentire la sillaba fusa. Il modulo che lo produce è impermeabile alla decisione cosciente: è un meccanismo di basso livello, esattamente come quello che fa apparire più lunga una linea della famosa illusione di Müller-Lyer anche dopo averla misurata. La scheda di SimplyPsychology riassume bene il punto.

Quanto è universale

L'effetto è stato testato in dozzine di popolazioni e lingue. Negli anni Novanta la psicolinguista Kaoru Sekiyama dell'Università di Kanazawa pubblicò studi (sintetizzati su Perception & Psychophysics) in cui i parlanti madrelingua giapponese mostravano un effetto McGurk significativamente più debole di anglofoni e francofoni. La spiegazione 'culturale' tradizionale: nelle culture asiatiche guardare direttamente in faccia un interlocutore è meno comune, dunque ci si appoggia meno alla lettura del labiale. Un'ipotesi alternativa 'linguistica' si basa invece sui sistemi tonali del cinese e sull'accento di altezza del giapponese: lingue in cui l'ascolto puro porta più informazione. La controversia non è chiusa: uno studio del 2025 pubblicato su Frontiers in Psychology di Magnotti, Beauchamp e colleghi (The McGurk effect is similar in native Mandarin Chinese and American English speakers) ha trovato in 191 partecipanti cinesi e 224 americani frequenze sostanzialmente identiche, mettendo in discussione le interpretazioni culturali.

Implicazioni

L'effetto McGurk è oggi un classico per testare lo sviluppo neurale infantile (compare già a 4-5 mesi), le distorsioni nell'autismo (alcuni studi indicano effetti più deboli in soggetti dello spettro), nelle lesioni cerebrali e nell'aging: l'effetto aumenta con l'età, perché chi ha meno udito si appoggia di più alla lettura del labiale. È anche un argomento clinico in audiologia: gli apparecchi acustici falliscono peggio se l'utente non vede chi gli parla. Le pandemie di mascherine — pensate al lockdown — hanno reso più difficile la comunicazione anche per persone normoudenti, e numerose ricerche post-2020 lo hanno quantificato.

Perché ci interessa

L'effetto McGurk ha smantellato un'idea ingenua che molti di noi hanno: 'sento ciò che dici'. No, non senti: costruisci ciò che dici, integrando in tempo reale audio, lettura del labiale, contesto, aspettativa. È una macchina di plausibilità statistica, non un microfono. È umile ricordare che il nostro accesso alla realtà è, sempre, una rappresentazione interna. McGurk e MacDonald, scomparsi rispettivamente nel 1998 e nel 2003, ce l'hanno dimostrato con una sillaba di tre lettere.

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