Curiosando si impararivista di curiosità

Psicologia

Effetto Halo: perché chi è bello sembra più intelligente (e lo studio del 1920 che lo dimostrò)

Edward Thorndike chiese a due ufficiali di valutare 137 cadetti su qualità separate. I voti correlavano in modo "troppo alto e troppo uniforme": era nato un nuovo bias cognitivo.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Volto in primo piano illuminato da luce naturale che esprime sicurezza
Volto in primo piano illuminato da luce naturale che esprime sicurezza

C'è un'inferenza che facciamo decine di volte al giorno senza accorgercene: vediamo una caratteristica positiva di una persona — un sorriso aperto, un curriculum prestigioso, una bella voce — e di colpo le attribuiamo decine di altre qualità che con quella prima caratteristica non hanno alcun rapporto logico. Pensiamo che sia anche intelligente. Più affidabile. Più simpatica. Più competente nel lavoro. È l'effetto Halo (in italiano effetto alone), uno dei bias cognitivi più potenti e meglio documentati della psicologia. E sappiamo per certo che esiste da oltre cent'anni.

L'esperimento dimenticato del 1920

Quando le forze armate degli Stati Uniti uscirono dalla Prima Guerra Mondiale, si trovarono di fronte a un problema: come valutare in modo oggettivo le qualità del personale militare? Lo psicologo americano Edward L. Thorndike, allora alla Columbia University, fu incaricato di analizzare le valutazioni fatte da due ufficiali superiori su 137 cadetti dell'aviazione. Le qualità misurate erano molte e di natura diversa: aspetto fisico (pulizia, postura, voce, fisico, energia), intelligenza, capacità di leadership, qualità personali (affidabilità, lealtà, responsabilità, altruismo, spirito di collaborazione). Tutte indipendenti, in teoria.

Quando Thorndike calcolò le correlazioni statistiche tra i voti, trovò qualcosa di anomalo: le correlazioni erano «troppo alte e troppo uniformi». Un cadetto giudicato di bell'aspetto riceveva quasi automaticamente alte valutazioni anche in intelligenza, lealtà e leadership. Un cadetto giudicato fisicamente meno attraente si ritrovava con voti bassi un po' ovunque. Era impossibile che nella realtà le qualità fossero così legate. Doveva esserci un errore sistematico nel giudizio degli ufficiali. Thorndike lo chiamò «constant error», errore costante, e lo descrisse nel paper «A Constant Error in Psychological Ratings» sul Journal of Applied Psychology, vol. 4, 1920. Tre anni dopo lo battezzò halo effect.

Ritratto in primo piano di una persona con sorriso aperto
Una prima impressione positiva influenza tutte le valutazioni successive. Foto: Pexels / Pixabay

Perché il nostro cervello lo fa

L'effetto Halo non è pigrizia mentale: è un'efficienza evolutiva. Il nostro cervello deve prendere decine di decisioni al minuto su persone che non conosce. Per economia, sviluppa scorciatoie: una valutazione globale positiva permette di processare rapidamente tutte le decisioni a valle. È una versione del System 1 descritto da Daniel Kahneman in Pensieri lenti e veloci (2011): un sistema rapido, automatico, basato su impressioni globali — efficiente nella maggior parte dei casi, ma sistematicamente fallace in certi altri. Kahneman ha definito l'effetto Halo come «il principale modo in cui le impressioni positive si propagano».

Dove lo incontriamo

L'effetto Halo è ovunque ci sia un giudizio rapido di una persona o di un prodotto.

  • Colloqui di lavoro: candidati con curriculum di università prestigiose vengono valutati come più competenti anche in aree che con l'università non c'entrano. Harvard Business Review ha dedicato anni di analisi al fenomeno.
  • Scuola: un bambino visto come bravo in matematica tende a essere giudicato più bravo anche in italiano dagli stessi insegnanti.
  • Marketing: una marca con un buon design del packaging viene percepita come di qualità superiore anche per attributi che il packaging non comunica. È il principio dell'Apple effect: se il telefono è bello, deve essere anche più affidabile.
  • Politica: nelle elezioni americane, ricerche pubblicate su Science da Alexander Todorov mostrano che i candidati giudicati "più competenti" sulla base di una foto di un secondo predicono le vittorie elettorali nel 70% dei casi. Le valutazioni sono fatte prima di sapere nomi e programmi.
  • Giustizia: studi pubblicati su riviste di psicologia giudiziaria mostrano che imputati giudicati attraenti dalla giuria ricevono sentenze più miti per gli stessi reati.

Lo studio classico: "la bellezza che vince"

Uno dei lavori più citati nella storia dell'effetto Halo è quello di Karen Dion, Ellen Berscheid e Elaine Walster, pubblicato nel 1972 su Journal of Personality and Social Psychology. Il titolo era brutale: What is beautiful is good. I ricercatori mostrarono a un gruppo di volontari fotografie di persone di diversa attrattività fisica e chiesero di stimare le loro qualità: intelligenza, felicità, successo nel matrimonio, redditività professionale. Risultato: le persone fotograficamente più attraenti venivano giudicate sistematicamente migliori in tutte le categorie. La "bellezza" produceva un alone su qualità che con la bellezza non avevano alcuna relazione causale.

Persona in posa professionale, sguardo intenso
I tratti facciali influenzano la percezione di intelligenza e leadership, anche in valutazioni di un secondo. Foto: Pexels / Alexander Krivitskiy

Come ridurre l'effetto

Per ridurre l'effetto Halo, le organizzazioni più consapevoli usano alcune strategie:

  • Selezione cieca: nei concorsi pubblici e nelle audizioni musicali (la screened audition ha aumentato del 30% la presenza femminile nelle orchestre americane).
  • Valutazioni separate: chiedere a chi giudica di scrivere la valutazione di ogni qualità su un foglio separato, prima di vedere quella sulle altre qualità.
  • Multiple coders: avere più valutatori indipendenti riduce statisticamente l'effetto Halo (mai più di tre dipendenti dalla prima impressione, perché si influenzano a vicenda).
  • Tempo: ritardare la valutazione finale di qualche giorno dopo il colloquio riduce l'effetto della prima impressione.

L'effetto inverso: "Horns effect"

L'effetto Halo ha un fratello negativo, l'Horns effect (effetto corni). Se la prima impressione è negativa — abbigliamento trasandato, accento percepito come basso, voce stridula — tutte le qualità successive vengono valutate al ribasso. È specularmente potente. Per chi gestisce risorse umane è una doppia trappola: sopravvaluti chi ti piace, sottovaluti chi non ti piace, e in entrambi i casi sbagli.

Domande frequenti

L'effetto Halo si può eliminare del tutto?

No. È un meccanismo automatico, profondamente cablato nel System 1. Si può solo essere consapevoli di averlo, e adottare procedure che lo limitino. Studi sui giudici professionisti mostrano che persino chi è formato per valutare imparzialmente non ne è immune.

L'effetto Halo è uguale al pregiudizio?

No. Il pregiudizio è una valutazione negativa pre-formata basata sull'appartenenza a un gruppo. L'effetto Halo è un fenomeno percettivo individuale che amplifica un'impressione singola in un giudizio complessivo. Possono però sovrapporsi: una persona pregiudicata applicherà un effetto Halo negativo a chi appartiene a un gruppo verso cui ha pregiudizi.

Una buona curiosità ogni mattina

Iscriviti gratuitamente: niente spam, solo articoli scelti.

Iscrivendoti accetti la privacy policy. Puoi disiscriverti in ogni momento.


Da scoprire

Continua a leggere

Altre storie che ti potrebbero piacere, scelte per te