Animali
Axolotl: il gene SP8 e la scoperta che riapre la corsa alla rigenerazione umana
Due studi del 2025-2026 spiegano come l'axolotl ricostruisce arti e cervello. E mostrano che alcuni topi possono ricominciare a rigenerare i polpastrelli.

Nel mondo della biologia, l'axolotl (Ambystoma mexicanum) è una creatura fuori scala. Questa salamandra messicana, dall'aspetto buffo per via delle branchie esterne piumate e del corpo perennemente giovanile, è capace di rigenerare arti interi, parti del cuore, della retina, del midollo spinale e perfino settori del cervello. Per più di un secolo è stato il modello sperimentale per chiunque studiasse la rigenerazione dei tessuti. Negli ultimi mesi, due studi pubblicati in successione hanno rimesso al centro della ricerca biomedica una domanda antica: perché noi non possiamo fare altrettanto?
L'animale che non vuole diventare adulto
L'axolotl vive in pochi laghi e canali del Messico centrale, soprattutto nel sistema di Xochimilco vicino a Città del Messico. È una salamandra che presenta una caratteristica unica fra gli anfibi: la neotenia, ovvero la capacità di restare allo stadio larvale per tutta la vita, conservando branchie e abitudini acquatiche anche da adulto.
Questa permanenza in uno stato "giovane" ha conseguenze biologiche enormi. Le cellule dell'axolotl rimangono in larga parte capaci di tornare a uno stato simile alle staminali, riattivando programmi genetici che nei mammiferi si spengono pochissimo dopo la nascita. Ed è qui che entra in scena la ricerca del 2026.
SP8: il gene che ricorda come si ricostruisce un arto
Il 14 aprile 2026 la rivista PNAS ha pubblicato uno studio internazionale che ha coinvolto oltre 40 ricercatori in tre specie diverse: axolotl, zebrafish (un piccolo pesce) e topo. Il loro obiettivo era trovare un denominatore comune fra animali che rigenerano bene (axolotl e zebrafish) e mammiferi che, salvo eccezioni, non rigenerano arti complessi.
Hanno individuato una famiglia di geni chiamata SP, e in particolare il gene SP8. Funziona come un interruttore: nei vertebrati capaci di rigenerare resta attivo a lungo dopo una lesione e dirige la costruzione di un nuovo arto o di una nuova pinna. Nei mammiferi, invece, si spegne pochissimo dopo la nascita.
Topi che ricominciano a rigenerare
La parte più sorprendente dello studio è la prova di principio sui mammiferi. I ricercatori hanno messo a punto una terapia genica virale capace di riaccendere parzialmente il programma SP8 in topi adulti. Risultato: i topi con i geni SP6/SP8 silenziati hanno parzialmente recuperato la capacità di rigenerare i polpastrelli dopo un'amputazione. Non si tratta di un arto intero, ma è la prima volta che si dimostra, in vivo, che riattivare un singolo gene può sbloccare un processo biologico spento da milioni di anni di evoluzione.
Il ruolo dei nervi: una scoperta del 2025
Pochi mesi prima, nell'ottobre 2025, la rivista Cell aveva pubblicato un'altra ricerca rilevante. Un team aveva dimostrato che la rigenerazione dell'axolotl non avviene solo nella ferita, ma coinvolge l'intero organismo. In particolare, il sistema nervoso simpatico e l'adrenalina/noradrenalina giocano un ruolo essenziale nell'attivare il processo. Quando i nervi simpatici sono integri, l'axolotl ricostruisce un nuovo arto circa il 20% più velocemente.
È una scoperta importante perché spiega un'apparente contraddizione: anche piccoli mammiferi hanno cellule capaci di rispondere a stimoli rigenerativi, ma manca la rete nervosa che le coordina nel tempo giusto. La rigenerazione non è solo questione di geni, è anche questione di linguaggio chimico fra organi.
Cosa può rigenerare un axolotl (e cosa no)
Arti interi
Un axolotl adulto può ricostruire una zampa amputata in circa 40-50 giorni, ossa, muscoli, vasi sanguigni e nervi compresi. La nuova zampa è funzionante e ha le stesse dimensioni della precedente.
Cuore
Dopo lesioni traumatiche o parziali asportazioni del ventricolo, l'axolotl ripristina la massa cardiaca con cellule funzionali. Nei mammiferi, in condizioni analoghe, si forma solo tessuto cicatriziale.
Cervello e midollo spinale
L'axolotl può rigenerare parti significative del midollo spinale e del telencefalo, recuperando funzioni motorie. È una caratteristica osservata in pochissimi vertebrati.
Limiti
La rigenerazione non è infinita. Studi recenti mostrano che la capacità rigenerativa diminuisce leggermente con l'età e con il numero di amputazioni ripetute. Inoltre, le rigenerazioni sono perfette solo se il taglio è netto: ferite molto deturpate guariscono in modo meno preciso.
Domande frequenti
L'axolotl è una rana o una salamandra?
È una salamandra. Appartiene all'ordine degli Urodeli (anfibi con coda) e mantiene per tutta la vita le branchie esterne tipiche dello stadio larvale.
È a rischio di estinzione?
Sì. In natura è classificato critically endangered dalla IUCN: si stima che restino meno di mille esemplari selvatici nei laghi di Xochimilco. In cattività esistono però decine di migliaia di esemplari nei laboratori e nel commercio acquariofilo.
Potremo rigenerare arti umani in futuro?
I ricercatori invitano alla prudenza. Le scoperte sui geni SP8 e sul ruolo del sistema nervoso simpatico sono promettenti, ma la rigenerazione di un arto umano richiederebbe il coordinamento di centinaia di processi diversi. Più realisticamente, le applicazioni di breve periodo riguarderanno guarigione di ferite gravi, riparazione cardiaca, lesioni midollari e ricostituzione di tessuti specifici come la cartilagine.
Si può tenere un axolotl in casa?
In Italia è legale come animale domestico, ma richiede vasche fredde (16-18 °C), filtraggio dell'acqua e attenzione alla dieta. Non va mai prelevato dal suo ambiente naturale.
Una piccola salamandra, una grande lezione
Per oltre un secolo l'axolotl è stato studiato come curiosità. Negli ultimi cinque anni è diventato il modello centrale della medicina rigenerativa. La sua biologia ci ricorda che la natura, in certe specie, ha già risolto problemi che la medicina umana fatica ancora ad affrontare. Riattivare un gene spento, riconnettere un nervo simpatico, far ricrescere un polpastrello in un topo: ogni passo è piccolo, ma punta verso una direzione precisa. Quella in cui, forse, le cicatrici non saranno per sempre.
Una buona curiosità ogni mattina
Iscriviti gratuitamente: niente spam, solo articoli scelti.
Iscrivendoti accetti la privacy policy. Puoi disiscriverti in ogni momento.



