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Ostia Antica, riemerge il palazzo episcopale costantiniano del IV secolo

Le campagne di scavo 2023-2025, dirette da università tedesche e Sapienza, hanno portato alla luce un'aula di rappresentanza di 8 per 20 metri pavimentata a mosaico, alta almeno 8 metri

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Vista degli scavi archeologici di Ostia Antica con resti della basilica paleocristiana
Vista degli scavi archeologici di Ostia Antica con resti della basilica paleocristiana

Negli ultimi tre anni, nella periferia sud-orientale del Parco archeologico di Ostia Antica, una squadra italo-tedesca ha riportato alla luce una scoperta che secondo i ricercatori non ha confronti per l'epoca costantiniana: un palazzo episcopale del IV secolo, parte di un complesso ecclesiastico di 50 per 80 metri che è oggi candidato a diventare la più antica sede vescovile mai documentata nell'area romana.

L'annuncio dettagliato delle campagne di scavo 2023-2025, finanziate dalla Deutsche Forschungsgemeinschaft (DFG), è arrivato nella primavera del 2026 e ha riacceso l'interesse internazionale sul sito che fu il porto di Roma e una delle prime città cristianizzate d'Italia.

Una scoperta lunga trent'anni

Il complesso era stato individuato per la prima volta nel 1996 dall'Istituto Archeologico Germanico, attraverso indagini geofisiche che restituirono un'anomalia compatibile con una grande basilica. Le prime conferme arrivarono nel 2023 con la presentazione pubblica del cantiere, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio. A Ostia Antica gli archeologi cercavano la basilica dei Santi Pietro, Paolo e Giovanni Battista, quella in cui, secondo le Confessioni, sant'Agostino pregò insieme alla madre Monica poco prima della morte di lei nel 387 d.C.

Le tre campagne successive hanno chiarito la pianta. Accanto alla chiesa, costruita parzialmente sopra i resti di un insula romana, è emerso il complesso residenziale e amministrativo dei vescovi di Ostia, organizzato a doppio guscio attorno a un cortile. L'Istituto Archeologico Germanico ha pubblicato i rilievi che mostrano sale di rappresentanza, ambienti residenziali e spazi per l'amministrazione della comunità cristiana.

L'aula monumentale: 8 per 20 metri, mosaici e marmi imperiali

Il cuore della scoperta, e l'elemento che ha sorpreso gli studiosi, è una grande aula di rappresentanza del palazzo episcopale. Misura circa 8 per 20 metri, con un'altezza stimata di almeno 8 metri. Era pavimentata a mosaico, con pareti rivestite di lastre marmoree e un'articolazione spaziale che, secondo Sabine Feist dell'Università di Bonn, mostra l'intenzione dei vescovi di adottare un linguaggio architettonico del tutto simile a quello del potere imperiale.

Mosaico di Nettuno alle Terme di Nettuno, esempio della tradizione musiva ostiense
Il celebre mosaico di Nettuno alle Terme di Ostia Antica: la tradizione musiva del sito è uno dei riferimenti per capire la maestria dei pavimenti del palazzo episcopale. Foto: Justin Benttinen, CC BY-SA 4.0.

«Per il periodo costantiniano non abbiamo nulla di paragonabile», ha dichiarato Feist all'inaugurazione del cantiere 2025. La direzione scientifica del progetto è affidata alla stessa Feist insieme a Michael Heinzelmann (Università di Colonia) e Norbert Zimmermann (DAI), in collaborazione con il Dipartimento di Scienze dell'Antichità della Sapienza Università di Roma.

Perché conta: il cristianesimo da culto perseguitato a potere istituzionale

L'editto di Milano di Costantino, nel 313 d.C., aveva concesso libertà di culto ai cristiani. Ma da quella data fino alla seconda metà del IV secolo, la maggior parte delle testimonianze archeologiche sul nuovo culto in Italia centrale si limita a luoghi di culto modesti o a strutture riutilizzate. Il palazzo di Ostia ribalta lo schema: nel giro di pochi decenni dalla Pace della Chiesa, la sede vescovile della città portuale di Roma costruiva ex novo un edificio che gareggiava in scala e splendore con quelli del potere civile.

«Documenta il passaggio dal culto perseguitato a forza sociale e politica», sintetizza la cronaca di Avvenire, evidenziando come la Chiesa sviluppasse già nel periodo costantiniano una solida presenza istituzionale al di fuori delle mura di Roma.

Il battistero e la geografia del complesso

Insieme all'aula monumentale è stato individuato un battistero con vasca circolare, posto tra la basilica e il palazzo. La sua presenza è coerente con la funzione di una cathedra episcopale: il vescovo amministrava personalmente il battesimo, allora rito di iniziazione dell'intera famiglia cristiana cittadina, in date precise dell'anno liturgico.

Il complesso si trovava ai margini meridionali della città antica, in un'area oggi coperta da campi e oliveti, fuori dal perimetro turistico abituale del Parco archeologico. Per questo motivo era rimasto fuori dai grandi scavi novecenteschi diretti da Guido Calza e Italo Gismondi.

Cosa succederà adesso

Con il nuovo finanziamento triennale ottenuto dalla DFG, è prevista un'altra campagna di sei settimane nell'autunno del 2026. L'obiettivo è completare il rilievo dell'aula e iniziare a studiare i resti dei rivestimenti marmorei, in modo da risalire alle cave d'origine e mappare le reti commerciali che alimentavano il cantiere ecclesiastico ostiense. Una porzione dei mosaici sta già passando al laboratorio del Parco archeologico per il restauro.

Il Parco archeologico di Ostia Antica ha annunciato che, una volta concluso lo studio, la zona sarà progressivamente inserita nel percorso di visita. Per chi conosce solo il Decumano e il Teatro romano della parte centrale del sito, l'area episcopale promette una seconda Ostia: quella della fede che, mentre l'Impero declinava, si stava preparando a sostituirlo come istituzione organizzativa dell'Italia altomedievale.

Sant'Agostino, Monica e l'identità del sito

Resta sospesa la domanda più affascinante: è davvero questo il complesso ricordato da sant'Agostino nelle Confessioni? Nei capitoli IX,10-11 il vescovo di Ippona racconta come, nell'autunno del 387 d.C., madre e figlio fossero in viaggio verso l'Africa, sostarono a Ostia in attesa dell'imbarco e ebbero una celebre conversazione spirituale affacciati a una finestra che dava su un orto. Pochi giorni dopo Monica morì lì e fu sepolta nella basilica cittadina. Norbert Zimmermann ha invitato a non forzare le identificazioni: «Sappiamo che esisteva una basilica dedicata ai Santi Pietro, Paolo e Giovanni Battista frequentata da Agostino, e che doveva trovarsi proprio in questa zona della città. Ma la corrispondenza puntuale va dimostrata con elementi diagnostici, e su questo siamo ancora al lavoro».

Quel che è certo è che il sito ostiense restituisce, finalmente per via archeologica, il volto monumentale di una fase storica che fino a oggi conoscevamo soprattutto attraverso fonti letterarie e iconografie tarde. Per l'Italia dei nuovi scavi 2026, è uno dei capitoli più rilevanti dell'anno.

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