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Interocezione: il sesto senso che ascolta il nostro corpo

Battito, fame, respiro: il senso che punta verso l'interno e su cui si costruiscono le emozioni.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Illustrazione del cervello umano su sfondo scuro
Illustrazione del cervello umano su sfondo scuro

Sappiamo tutti che abbiamo cinque sensi rivolti verso il mondo esterno: vista, udito, tatto, gusto e olfatto. Ma esiste un sesto senso, molto meno noto, che punta verso l'interno del nostro corpo. Si chiama interocezione ed è la capacità di percepire i segnali che arrivano dagli organi interni: il battito del cuore, il respiro, la fame, la sete, la temperatura, lo stato dello stomaco e della vescica. È un senso silenzioso ma fondamentale, perché su di esso si costruiscono in buona parte le nostre emozioni e il nostro senso di benessere.

Una persona appoggia una mano sul petto, all'altezza del cuore
Percepire il proprio battito cardiaco è il test classico per misurare l'interocezione. Credit: juliane Monari / Pexels.

Il senso che ci dice come stiamo "dentro"

L'interocezione raccoglie un flusso continuo di informazioni provenienti da cuore, polmoni, intestino, muscoli e pelle. Molti di questi segnali restano sotto la soglia della consapevolezza – non "sentiamo" il fegato o la pressione del sangue – ma altri emergono con forza quando serve: lo stimolo della fame, il cuore che accelera, il respiro affannoso dopo una corsa. È un senso diverso sia dai cinque sensi esterni, sia dalla propriocezione, che riguarda invece la posizione di arti e muscoli nello spazio.

Il cervello usa queste informazioni per mantenere l'equilibrio interno dell'organismo, l'omeostasi: regola la temperatura, decide quando è ora di mangiare o di bere, gestisce la risposta allo stress. In altre parole, l'interocezione è il modo in cui il corpo "parla" al cervello, momento per momento.

Dove nasce nel cervello

I segnali interni viaggiano lungo vie nervose dedicate – tra cui il nervo vago e specifiche fibre del midollo spinale – fino al tronco encefalico e da lì alla corteccia. La regione chiave è l'insula, una porzione di corteccia nascosta in profondità tra i lobi frontale e temporale. Il neuroscienziato Arthur "Bud" Craig, in un influente articolo intitolato How do you feel? e pubblicato nel 2002 su Nature Reviews Neuroscience, ha proposto che l'insula, e in particolare la sua parte anteriore, costruisca una "mappa" dello stato fisiologico del corpo, integrandola con le emozioni.

Secondo questo modello, man mano che i segnali risalgono verso la parte anteriore dell'insula vengono via via arricchiti di significato emotivo, fino a diventare le sensazioni soggettive che chiamiamo emozioni e stati d'animo.

Tavola anatomica che mostra la posizione dell'insula nel cervello
L'insula, nascosta in profondità nella corteccia, è la principale stazione cerebrale dell'interocezione. Credit: Sobotta, Wikimedia Commons (pubblico dominio).

Come si misura

Misurare un senso interno non è semplice. Il metodo più usato è il compito di conteggio dei battiti cardiaci: si chiede a una persona di contare mentalmente i propri battiti in un intervallo di tempo, senza tastare il polso, e si confronta il risultato con il battito reale registrato. Chi ci riesce con precisione ha un'elevata "accuratezza interocettiva". I ricercatori distinguono però più dimensioni: l'accuratezza oggettiva, la fiducia soggettiva nelle proprie percezioni e la consapevolezza di quanto si è davvero precisi. Queste componenti non sempre coincidono, e le persone possono essere "sintonizzate" sul proprio corpo in modi molto diversi.

Questa varietà individuale è importante: non tutti percepiamo il corpo con la stessa nitidezza, e questo ha conseguenze concrete sul modo in cui viviamo le emozioni e gestiamo lo stress.

Le emozioni nascono nel corpo

L'idea che le emozioni affondino le radici nelle sensazioni corporee è antica. Già alla fine dell'Ottocento la teoria di James-Lange sosteneva, in modo provocatorio, che non tremiamo perché abbiamo paura, ma proviamo paura perché percepiamo il corpo tremare. Le neuroscienze moderne hanno raffinato questa intuizione: l'ipotesi dei marcatori somatici del neurologo Antonio Damasio propone che le decisioni siano guidate anche da segnali corporei, le famose "sensazioni di pancia". Quando diciamo che qualcosa "ci stringe lo stomaco" o "ci toglie il fiato", stiamo descrivendo proprio fenomeni interocettivi.

In questa prospettiva, saper leggere bene i propri segnali interni aiuta a riconoscere e regolare le emozioni: chi percepisce con chiarezza il cuore che accelera può interpretare correttamente la propria ansia, invece di esserne travolto.

Quando il segnale si guasta

Un'interocezione alterata è collegata a numerosi disturbi. Nell'ansia e negli attacchi di panico il cervello tende a sovrastimare e drammatizzare i segnali del corpo: un battito un po' più veloce viene letto come l'inizio di un infarto, innescando una spirale di paura. Nei disturbi alimentari, come l'anoressia, la percezione della fame e della sazietà può essere distorta. La difficoltà a riconoscere e descrivere le proprie sensazioni interne, chiamata alessitimia, è frequente in vari quadri psicologici, e differenze interocettive sono state descritte anche in relazione all'autismo e alla depressione.

Studiare l'interocezione, dunque, non è un esercizio accademico: aiuta a capire perché corpo e mente si influenzano a vicenda e perché molti disturbi psichici hanno una dimensione profondamente fisica.

Allenare l'ascolto interno

La buona notizia è che l'interocezione si può, almeno in parte, allenare. Pratiche come la mindfulness e alcune tecniche di respirazione consapevole insegnano a osservare i segnali del corpo senza reagirvi in automatico, e vengono sempre più studiate come strumenti di supporto contro ansia e stress. Anche il biofeedback, che mostra in tempo reale parametri come il battito cardiaco, può aiutare a ricalibrare il rapporto con il proprio corpo. Imparare ad ascoltare il sesto senso nascosto, insomma, potrebbe rivelarsi una delle chiavi del benessere psicofisico.

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