Corpo Umano
Muscolo palmare lungo: il tendine che a molti manca
Un residuo dell'evoluzione visibile al polso, inutile per noi ma prezioso per i chirurghi.

Provate questo piccolo esperimento: appoggiate l'avambraccio su un tavolo con il palmo rivolto verso l'alto, unite la punta del pollice a quella del mignolo e piegate leggermente il polso verso di voi. Se al centro del polso spunta un tendine teso come una corda, possedete il muscolo palmare lungo. Se non compare nulla, fate parte di quella consistente minoranza di persone che ne è del tutto priva, su uno o entrambe le braccia, senza alcuna conseguenza. È uno degli esempi più curiosi e visibili di come l'evoluzione abbia lasciato nel nostro corpo strutture ormai superflue.

Un muscolo che si vede a occhio nudo
Il palmare lungo è un muscolo sottile e affusolato dell'avambraccio. Origina dall'epicondilo mediale dell'omero, vicino al gomito, e termina in un lungo tendine che si fonde con l'aponeurosi palmare, la robusta lamina fibrosa che protegge i tendini del palmo della mano. La sua particolarità è che il tendine, quando presente, è facilmente individuabile sotto la pelle: per questo è da sempre un punto di riferimento per medici e anatomisti. La sua descrizione dettagliata si trova in qualsiasi manuale di anatomia dell'arto superiore.
Eppure, dal punto di vista funzionale, questo muscolo conta pochissimo: contribuisce solo in minima parte alla flessione del polso, un compito svolto egregiamente da muscoli ben più potenti che gli stanno accanto.
Un muscolo (quasi) inutile
Numerosi studi hanno verificato che le persone prive del palmare lungo non mostrano alcuna riduzione misurabile nella forza di presa o nella mobilità del polso. In altre parole, possiamo farne tranquillamente a meno. Questo lo rende un classico esempio di struttura vestigiale: un organo che in passato aveva una funzione importante e che, con il cambiare dello stile di vita di una specie, ha perso gran parte della sua utilità, esattamente come accade per l'appendice e altre strutture rudimentali del corpo umano.
Non tutti gli anatomisti concordano nel definirlo "del tutto inutile" – qualche ruolo accessorio potrebbe averlo – ma c'è ampio accordo sul fatto che la sua assenza non comporti svantaggi pratici.
Un'eredità dei nostri antenati arrampicatori
Perché ce l'abbiamo, allora? La risposta sta nel nostro passato evolutivo. Nei mammiferi che si arrampicano e che usano molto gli arti anteriori, come molti primati, il palmare lungo è generalmente ben sviluppato e contribuisce ai movimenti della mano e delle dita necessari per aggrapparsi ai rami. Negli esseri umani, che hanno smesso da tempo di muoversi tra gli alberi e hanno sviluppato una manualità diversa, quel muscolo ha perso importanza, fino a scomparire del tutto in una parte della popolazione. È una traccia visibile della storia profonda della nostra specie.
La sua progressiva scomparsa è un fenomeno evolutivo ancora in corso: un muscolo che potrebbe, lentamente, diventare sempre più raro nelle generazioni future.

Quanto è comune l'assenza?
La frequenza con cui il palmare lungo manca varia molto a seconda delle popolazioni. Nelle popolazioni europee si stima che sia assente in circa il 10-15% delle persone, mentre in alcune popolazioni dell'Asia orientale la percentuale è più bassa, e in altri gruppi è più alta. L'assenza può riguardare un solo braccio o entrambi, ed è più frequente nel braccio sinistro e nelle donne, secondo diversi studi anatomici. Si tratta di una variazione del tutto normale, trasmessa su base genetica, che non indica alcun problema di salute.
Questa variabilità rende il palmare lungo un soggetto di studio classico nei corsi di anatomia, perfetto per illustrare quanto il corpo umano sia meno "standard" di quanto si pensi.
Un dono inaspettato per i chirurghi
C'è un campo in cui questo muscolo "inutile" diventa preziosissimo: la chirurgia ricostruttiva. Proprio perché la sua rimozione non causa danni funzionali, il tendine del palmare lungo è uno dei tendini donatori più usati al mondo. I chirurghi lo prelevano per ricostruire legamenti e tendini lesionati in altre parti del corpo, per le ricostruzioni della mano e del pollice, per gli interventi sul volto e perfino per correggere la palpebra cadente. È lungo, robusto e facilmente accessibile: un materiale biologico ideale, già pronto e "di scorta".
Così, un retaggio del nostro passato di primati arboricoli trova una seconda vita nelle sale operatorie moderne, restituendo mobilità a mani e arti danneggiati.
Una piccola lezione di anatomia
Il palmare lungo ci ricorda che il corpo umano non è un progetto perfetto e definitivo, ma il risultato stratificato di milioni di anni di evoluzione, pieno di compromessi, residui e variazioni individuali. Un tendine che molti possono osservare semplicemente piegando il polso racconta la storia dei nostri antenati e, allo stesso tempo, aiuta la medicina di oggi. Non male, per un muscolo di cui possiamo benissimo fare a meno.
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