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"Dall'uovo alle mele" a Villa Campolieto: la mostra sul cibo di Ercolano prorogata fino al 14 giugno 2026

I resti organici carbonizzati dall'eruzione del 79 d.C. raccontano cosa mangiavano davvero i romani — e da luglio la mostra si sposta a Castel Sant'Angelo.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Veduta del sito archeologico di Ercolano sotto un cielo limpido
Veduta del sito archeologico di Ercolano sotto un cielo limpido

Un uovo di gallina rinvenuto integro 1.946 anni dopo essere stato deposto. Pagnotte ancora con il marchio del fornaio. Mandorle, fichi, datteri carbonizzati ma riconoscibili a occhio nudo. Sono alcuni dei reperti della mostra «Dall'uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano», allestita a Villa Campolieto a Ercolano (Napoli) e prorogata fino al 14 giugno 2026 dal Parco Archeologico di Ercolano. Da 14 luglio 2026 la mostra si trasferirà negli spazi di Castel Sant'Angelo a Roma.

Inaugurata il 28 marzo 2025, l'esposizione racconta cosa significava sedersi a tavola nell'Ercolano romana grazie ai resti organici che la nube piroclastica del Vesuvio del 79 d.C., per le sue particolari condizioni di temperatura e mancanza di ossigeno, ha letteralmente conservato in carbone.

Perché Ercolano conserva il cibo meglio di Pompei

A circa sette chilometri dal cratere, Ercolano fu travolta da una serie di flussi piroclastici a temperature comprese tra 400 e 500 °C, che sigillarono la città sotto una coltre di fango vulcanico fino a 20 metri di profondità. La rapida carbonizzazione e l'assenza di ossigeno hanno garantito una conservazione eccezionale dei materiali organici — un vantaggio rispetto a Pompei, dove la cenere e i lapilli hanno raramente preservato il materiale fresco. Come ricorda il Parco Archeologico di Ercolano, dal sito provengono interi thermopolia (le "tavole calde" antiche) con anfore di garum, padelle e cibi pronti.

I reperti della mostra

L'allestimento, curato in collaborazione con la Fondazione Ente Ville Vesuviane, presenta oltre 100 oggetti suddivisi in sei sezioni tematiche. Tra i più sorprendenti, come riporta ANSA:

  • Pane carbonizzato con il marchio del fornaio (Modestus, in alcuni casi)
  • Cereali e legumi: grano, farro, lenticchie, ceci, fave
  • Uova intere conservate in cestini di vimini
  • Frutta secca e fresca: fichi, datteri, melagrane, noci, mandorle
  • Frutti di mare: gusci di mitili e ostriche, lische di pesce
  • Vasellame da tavola: terra sigillata, vetro soffiato, bronzo
Vista degli scavi archeologici di Ercolano
Il sito di Ercolano, sepolto dalla nube piroclastica del 79 d.C. Foto: Pexels / Jiří Dočkal

L'allestimento: una "casa nella villa"

La curatela ha adottato una soluzione di room within room: per non danneggiare i preziosi affreschi tardo-settecenteschi di Villa Campolieto (firmati da Jacob Philipp Hackert e Filippo Pascale), i reperti sono ospitati in scatole espositive autonome, microclimatizzate. Una scelta che permette di mostrare contemporaneamente l'archeologia romana e il patrimonio del Miglio d'Oro dell'epoca borbonica.

Cosa rivela: la dieta romana era molto più varia di quanto si pensi

Per anni la cucina romana è stata raccontata a partire dalle ricette aristocratiche del De re coquinaria di Apicio, con pavoni stufati e ghiri al miele. La mostra mostra invece la realtà quotidiana di una città di mare di provincia: una dieta basata su cereali (pane, focacce, polente), legumi, pesce, verdure e frutta di stagione, con frequenti pasti consumati nei thermopolia sulla via principale.

Uno studio pubblicato nel 2021 su Scientific Reports aveva già analizzato i resti scheletrici della Casa del Bicentenario, mostrando come l'alimentazione di donne e uomini differisse: gli uomini consumavano più pesce, le donne più carne e prodotti caseari. La mostra integra perfettamente quei dati di laboratorio con il materiale tangibile.

Informazioni pratiche

  • Dove: Villa Campolieto, Corso Resina 283, Ercolano (Napoli)
  • Quando: dal 28 marzo 2025 al 14 giugno 2026
  • Orari: dal mercoledì alla domenica, 10:00-18:00 (ultimo ingresso ore 17:00)
  • Biglietto: intero 10 €, ridotto 8 €, gratuito sotto i 18 anni
  • Successiva sede: Castel Sant'Angelo, Roma (dal 14 luglio 2026)
  • Sito ufficiale: ercolano.cultura.gov.it/dalluovoallemele
Particolare di un sito archeologico romano con anfore e vasellame
Anfore e vasellame: gli strumenti con cui i romani mangiavano ogni giorno. Foto: Pexels / Balázs Gábor

Il contesto: un Ercolano sempre più "narrativo"

Il direttore del Parco, l'archeologo Francesco Sirano, ha lavorato negli ultimi anni a una valorizzazione del sito che integra archeologia e racconto. La mostra rientra in questa strategia, dopo l'allestimento permanente dell'Antiquarium riaperto nel 2022 e il restauro del padiglione della Barca, che custodisce la celebre imbarcazione lignea conservata sulla spiaggia antica. Nel 2024 è stata anche aperta la visita all'area del Foro a piccoli gruppi.

Domande frequenti

Si possono vedere le case dell'antica Ercolano insieme alla mostra?

Sì. Il biglietto del parco archeologico è separato (ingresso ai nuovi Scavi: 16 €), ma molti pacchetti combinati includono entrambi i percorsi.

I bambini possono partecipare?

Sì. Il 14 maggio si è chiusa una rassegna dedicata, ma sono ancora previste visite guidate per famiglie su prenotazione.

I reperti sono originali o repliche?

Sono tutti originali. La microclimatizzazione delle vetrine garantisce conservazione e visibilità ottimale.

In tempi in cui Pompei e Ercolano fanno notizia per le ricostruzioni con intelligenza artificiale (qualche settimana fa, due scheletri in fuga da Porta Stabia hanno parlato grazie al machine learning), questa mostra ci ricorda che la conoscenza dell'antichità nasce ancora dai dettagli più umili: un guscio d'uovo, una pagnotta carbonizzata, una manciata di fichi essiccati duemila anni fa.

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