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Atalonodon: il mammifero fossile più antico d'Italia è sardo

Un frammento di mandibola trovato a Gonnesa nel 1922 racconta una Sardegna tropicale di 55 milioni di anni fa.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Ricostruzione di un lofiodonte, perissodattilo eocenico simile all'Atalonodon
Ricostruzione di un lofiodonte, perissodattilo eocenico simile all'Atalonodon

Il mammifero fossile più antico d'Italia non è una scoperta recentissima sotto la lente del piccone, ma un frammento di mandibola tornato alla ribalta all'inizio di giugno 2026. Si chiama Atalonodon monterini, visse in Sardegna circa 55 milioni di anni fa e somigliava vagamente a un tapiro. La sua storia, raccontata da diverse testate sarde tra cui la cronaca pubblicata da Vistanet, intreccia paleontologia, archivi universitari e una Sardegna che all'epoca aveva un volto del tutto diverso da quello attuale.

Un tapiro, mammifero perissodattilo simile per aspetto all'antico Atalonodon
Un tapiro odierno: come l'antico Atalonodon, appartiene all'ordine dei perissodattili. Credit: Snow Chang / Pexels.

Un frammento trovato per caso nel 1922

La vicenda comincia nell'autunno del 1922, in una cava di calcare miliolitico nei pressi di Gonnesa, nel Sulcis-Iglesiente. L'ingegnere Erminio Ferraris recuperò quasi per caso un frammento fossile dal fronte di cava e, intuendone il valore, lo donò all'Istituto Geologico della Regia Università di Torino. Si trattava di un ramo mandibolare sinistro, spezzato in due parti lungo la fila dei denti: poca cosa all'apparenza, ma sufficiente a fare la storia della paleontologia italiana.

Il reperto è conservato ancora oggi nelle collezioni torinesi, un esempio di come gli archivi e i musei universitari custodiscano materiali preziosi che a volte attendono decenni prima di rivelare la loro vera importanza. Proprio la rivalutazione di questo esemplare ha riportato l'Atalonodon al centro dell'attenzione.

Da una specie nota a un genere mai visto

La prima interpretazione fu prudente. Nel 1923 lo studioso Umberto Monterin attribuì il fossile a una specie già conosciuta in Sardegna, il Lophiodon sardus. Solo nel 1929, dopo un esame molto più accurato, il paleontologo padovano Giambattista Dal Piaz si rese conto di avere davanti qualcosa di mai descritto prima: istituì un nuovo taxon e battezzò l'animale Atalonodon monterini, dedicandone il nome proprio al collega Monterin che per primo lo aveva studiato. È una prassi comune nella nomenclatura scientifica, in cui le nuove specie vengono spesso intitolate a chi ha contribuito alla loro identificazione.

La rilettura del 2026 ha consolidato un punto cruciale: per datazione, questo esemplare risulta il più antico mammifero fossile mai segnalato nel territorio italiano, scalzando idealmente reperti più recenti e attirando l'interesse degli specialisti di evoluzione dei mammiferi europei.

Che animale era l'Atalonodon

L'Atalonodon monterini era un perissodattilo, cioè un mammifero ungulato con un numero dispari di dita per zampa: lo stesso ordine a cui appartengono oggi cavalli, rinoceronti e tapiri. Più precisamente faceva parte della famiglia estinta dei lofiodontidi, erbivori dall'aspetto tozzo e con un muso che, secondo le ricostruzioni, poteva ricordare quello di un piccolo tapiro. Si nutriva probabilmente di foglie e vegetazione tenera, brucando in ambienti caldi e umidi.

La forma e l'usura dei denti conservati nella mandibola sono la principale fonte di informazioni: per i paleontologi i molari sono vere e proprie "impronte digitali" delle specie estinte, perché la loro struttura riflette la dieta e i rapporti di parentela. È esaminando proprio questi caratteri che Dal Piaz poté riconoscere l'unicità del reperto.

Lavoro di scavo paleontologico su roccia stratificata
Lo studio dei denti fossili permette di ricostruire dieta e parentele delle specie estinte. Credit: Maciej Cisowski / Pexels.

Una Sardegna tropicale di 55 milioni di anni fa

La datazione colloca l'Atalonodon all'inizio dell'Eocene, nell'Ypresiano, in un'epoca in cui la geografia del Mediterraneo era completamente diversa da quella odierna. La Sardegna non era ancora l'isola che conosciamo: faceva parte di un blocco continentale collegato all'Europa sud-occidentale, e solo molto più tardi, con l'apertura del bacino mediterraneo occidentale, si separò ruotando fino alla posizione attuale.

Il clima dell'Eocene era caldissimo, con foreste lussureggianti che si spingevano fino alle alte latitudini. Una Sardegna tropicale popolata da erbivori simili a tapiri non era affatto un'eccezione: in tutta Europa, in quel periodo, prosperavano mammiferi arcaici che avrebbero poi lasciato il posto a forme più moderne. La presenza dell'Atalonodon aiuta a ricostruire le rotte di dispersione di questi animali e i collegamenti tra le terre emerse dell'epoca.

La riscoperta di questo fossile è anche un piccolo elogio del lavoro paziente che si svolge nei musei e nelle università. Un frammento di osso raccolto un secolo fa in una cava sarda, conservato a Torino e riesaminato con occhi nuovi, continua a parlarci di un mondo scomparso: la prova che, in paleontologia, le scoperte più importanti a volte non si fanno scavando, ma riaprendo i cassetti delle collezioni storiche.

Perché conta per la scienza

La riscoperta dell'Atalonodon non è solo una curiosità locale. I lofiodontidi erano diffusi in tutta Europa durante l'Eocene, e ogni nuovo tassello aiuta i paleontologi a ricostruire come questi mammiferi si spostarono tra le terre emerse di un continente dalla geografia in continuo mutamento. Un reperto sardo ben datato diventa così un punto di riferimento per confrontare le faune dell'epoca e per capire i collegamenti tra le isole e i blocchi continentali del Mediterraneo primitivo.

C'è infine un valore metodologico. La vicenda mostra quanto siano importanti le collezioni storiche di musei e università: reperti raccolti un secolo fa, catalogati e conservati con cura, continuano a fornire informazioni nuove quando vengono riesaminati con tecniche e conoscenze aggiornate. È un invito a investire nella conservazione e nello studio di questo immenso patrimonio, spesso nascosto nei cassetti degli istituti scientifici.

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