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Psicologia

Esperimento di Asch (1951): perché il 75% di noi dice che la linea corta è la più lunga, se gli altri la pensano così

Lo studio classico del conformismo sociale: bastano sette persone in una stanza per piegare il giudizio degli occhi.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Gruppo di persone in fila vestite uguali: immagine simbolica del conformismo studiato da Solomon Asch
Gruppo di persone in fila vestite uguali: immagine simbolica del conformismo studiato da Solomon Asch

Nel 1951, allo Swarthmore College in Pennsylvania, il giovane psicologo polacco-americano Solomon E. Asch progettò un esperimento di una semplicità disarmante. Riunì otto persone in una stanza e mostrò loro un cartello con tre linee verticali di lunghezza diversa, accanto a una quarta linea "di riferimento". Una delle tre linee era della stessa lunghezza della linea di riferimento; le altre due erano nettamente più corte o più lunghe. Compito del gruppo: indicare a turno, ad alta voce, quale delle tre linee fosse uguale alla linea di riferimento. Banalmente facile: chiunque, da solo, ci azzeccava nel 99% dei casi. Il problema era che sette delle otto persone presenti erano complici. Solo una era il vero soggetto dell'esperimento, e veniva inserita in penultima posizione. Quando i complici, su istruzione preventiva, davano una risposta palesemente sbagliata, il vero soggetto si trovava costretto a decidere se contraddire l'intero gruppo o conformarsi. Il risultato cambiò la psicologia sociale del Novecento. Lo studio è descritto integralmente nel paper di Asch del 1955 su Scientific American.

I numeri del 1951

Asch reclutò 123 studenti universitari maschi (la psicologia dell'epoca era quasi esclusivamente maschile, un limite che lui stesso ammise). Ciascuno partecipò a 18 "prove" successive: in 12 di queste i complici davano la risposta sbagliata, nelle altre 6 — le "prove neutre" — davano la risposta giusta, per non insospettire il soggetto. I risultati:

  • 75% dei soggetti si conformò almeno una volta a una risposta del gruppo palesemente sbagliata
  • 32% delle risposte totali furono conformiste (cioè errate in linea con il gruppo)
  • 25% dei soggetti resistette in ogni occasione, mantenendo sempre la risposta corretta
  • Nel gruppo di controllo (soggetti che indicavano la risposta in privato, da soli), l'errore era inferiore all'1%
Gruppo di persone in fila vestite uguali, immagine simbolica del conformismo sociale
L'esperimento di Asch ha dimostrato quanto siamo disposti a uniformarci al gruppo, anche contro l'evidenza dei nostri occhi. Foto: Pexels / cottonbro studio

Conformismo informativo o normativo?

I dati di Asch portarono i ricercatori a distinguere due tipi di conformismo (Deutsch e Gerard, 1955, in un follow-up classico):

  • Conformismo informativo: il soggetto crede davvero che il gruppo abbia ragione ("saranno loro a vedere meglio di me"). Cambia la convinzione.
  • Conformismo normativo: il soggetto sa che il gruppo sbaglia, ma teme di rimanere isolato. Cambia il comportamento mantenendo la convinzione interna.

I post-interview di Asch furono illuminanti: la maggior parte dei soggetti che si erano conformati ammise di sapere che la risposta giusta era un'altra, ma di aver preferito "non fare scena". Solo una piccola minoranza era davvero convinta che gli altri vedessero meglio. Il conformismo, insomma, era prevalentemente normativo.

Cosa cambia se nel gruppo c'è un "alleato"

Asch fece anche varianti dell'esperimento, e una delle più interessanti fu questa: introdusse un secondo complice istruito a dare sempre la risposta giusta. Risultato: il conformismo crollava dal 32% al 5,5%. Un solo alleato, in un gruppo di otto, era sufficiente a ridare al soggetto la libertà di seguire i propri occhi. La psicologia sociale moderna ha confermato il dato in dozzine di repliche: l'unanimità è cruciale per la pressione del gruppo. Una crepa nell'unanimità neutralizza l'effetto. Il quotidiano italiano Treccani lo riassume nella voce "Conformismo".

Cosa cambia con la dimensione del gruppo

Asch misurò l'effetto della dimensione del gruppo:

  • 1 complice contro il soggetto: nessun effetto significativo
  • 2 complici: il conformismo sale al 13%
  • 3 complici: 33% (il plateau)
  • Da 4 a 15 complici: la curva rimane intorno al 30-35%

Il dato più sorprendente è che tre persone bastano per produrre l'effetto pieno. Aggiungerne dieci non aumenta significativamente la pressione. Questo ha implicazioni dirette per il mondo dei social media, dove l'apparente "consenso" si misura in centinaia o migliaia di like, ma per il cervello umano ne bastano già pochi a far cambiare opinione. Un'analisi recente di Bond et al. su Nature nel 2012 ha mostrato come messaggi di amici su Facebook possano influenzare il comportamento di voto di milioni di utenti — il classico effetto Asch in versione digitale.

Diverse mani alzate su sfondo rosso: simbolo della pressione di gruppo e dell'opinione collettiva
Bastano 3 persone a far cambiare opinione: l'esperimento di Asch lo mostra ancora oggi nei social media. Foto: Pexels / Rocketmann Team

Le critiche moderne

Negli anni '60-'70, il sociologo Stanley Milgram (lo stesso degli esperimenti sull'obbedienza all'autorità) replicò Asch in Norvegia e Francia, trovando tassi di conformismo simili. Ma nel 1996 Bond e Smith pubblicarono una meta-analisi di 133 studi Asch-like condotti in 17 paesi diversi, scoprendo:

  • Il tasso di conformismo è diminuito dagli anni '50 a oggi (cultura più individualista)
  • È più alto in culture collettiviste (Cina, Giappone, Brasile) e più basso in culture individualiste (USA, Francia, Olanda)
  • È leggermente più alto nelle donne, ma la differenza è statisticamente piccola
  • L'età influisce: gli adolescenti sono più conformisti degli adulti

La spiegazione neuroscientifica

Nel 2005 Gregory Berns dell'Emory University ripeté l'esperimento di Asch in fMRI. Risultato pubblicato su Biological Psychiatry: quando i soggetti si conformavano al gruppo, si attivavano aree visive (parietali, occipitali); quando resistevano, si attivava l'amigdala. La conclusione di Berns: conformarsi non è un calcolo razionale per fare la cosa giusta, è la via del minor sforzo emotivo. Resistere costa fatica, e la fatica si vede al MRI.

FAQ

Cosa rivela su di noi? Che la pressione sociale è un attore fisiologico, non solo culturale. Anche persone perfettamente in grado di vedere la realtà preferiscono evitare il conflitto, soprattutto quando si sentono in minoranza isolata.

Funziona ancora oggi? Sì. Repliche moderne confermano i tassi originali. Il fenomeno è ampiamente sfruttato — non sempre eticamente — in marketing, propaganda politica, dinamiche di gruppo aziendali.

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