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Psicologia

Effetto Westermarck: perché non ci si innamora di chi è cresciuto con noi (e cosa dimostrano i kibbutz israeliani)

L'antropologo finlandese Edvard Westermarck lo aveva intuito nel 1891: la convivenza nei primi sei anni di vita produce un'avversione sessuale automatica. Joseph Shepher, ottant'anni dopo, lo dimostrò con 2.769 matrimoni.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Bambini che giocano insieme, scena di vita familiare
Bambini che giocano insieme, scena di vita familiare

Esiste un meccanismo della mente umana di cui parliamo molto meno di quanto dovremmo: ci impedisce di innamorarci sessualmente di chi è cresciuto con noi. Non solo dei nostri fratelli biologici, ma di chiunque abbia condiviso con noi i primi sei anni di vita. Si chiama effetto Westermarck, dal nome dell'antropologo finlandese Edvard Westermarck (1862-1939) che lo formulò per primo nel 1891. Per ottant'anni è stata un'ipotesi controversa. Poi, negli anni Settanta, è arrivata la dimostrazione empirica più solida che si potesse desiderare: i kibbutz israeliani.

L'ipotesi di Westermarck

Nel suo libro The History of Human Marriage (1891), il giovane Westermarck contestò l'allora dominante ipotesi dell'incesto culturale di Sigmund Freud, secondo cui i bambini provano attrazione sessuale per i genitori e i fratelli, e che le società hanno dovuto inventare il tabù dell'incesto proprio per reprimere questo desiderio. Westermarck affermò esattamente il contrario: il tabù non sarebbe culturale ma biologico. «Una persona — scrisse — sviluppa naturalmente un'avversione sessuale verso coloro con cui ha vissuto molto da vicino durante l'infanzia. Non c'è bisogno di legge alcuna per rendere queste relazioni odiose». L'idea aveva una sua logica evolutiva netta: l'incesto biologico porta a una drastica riduzione della fitness genetica della prole (consanguineità, malattie recessive, sterilità); la selezione naturale dovrebbe aver favorito un meccanismo psicologico che lo evitasse a monte, senza bisogno di norme sociali.

Bambini che giocano insieme in casa, fratelli
L'avversione sessuale si forma nei primi sei anni di convivenza stretta. Foto: Pexels / Gustavo Fring

Il test perfetto: i kibbutz

Per un secolo dopo Westermarck l'ipotesi rimase tale: difficile testarla, perché in quasi tutte le società chi cresce insieme è imparentato. Servivano persone NON imparentate, cresciute però fin dalla nascita come fratelli. Esattamente il caso dei kibbutz israeliani. Nei kibbutz tradizionali, dagli anni '20 agli anni '70, i bambini non vivevano con i genitori ma in case dei bambini (beit ha-yeladim) divise per fasce d'età. Crescevano in piccoli gruppi di 6-8 coetanei, dormendo nello stesso edificio, mangiando insieme, lavandosi insieme, condividendo bagno e tempo libero. Vivevano, in pratica, come fratelli — pur non avendo alcun legame di sangue.

Lo studio di Joseph Shepher (1971)

Nel 1971 l'antropologo israeliano Joseph Shepher dell'Università di Haifa pubblicò un'analisi statistica su quasi 3.000 matrimoni contratti dalla seconda generazione di kibbutz, descrivendone i risultati su Archives of Sexual Behavior. Numero di matrimoni esaminati: 2.769. Numero di matrimoni fra ex-coetanei della stessa «casa dei bambini»: zero. Zero su 2.769. Inoltre, intervistando gli adolescenti, Shepher trovò che nessuno aveva mai avuto attività sessuali con i compagni del suo gruppo d'infanzia. L'avversione era spontanea, volontaria, non richiesta da nessuna norma sociale. I kibbutz incoraggiavano anzi i matrimoni interni come modo per consolidare la comunità. Ma quei matrimoni non avvenivano.

La finestra critica: 0-6 anni

Studi successivi hanno raffinato il dato. L'effetto Westermarck sembra prodursi soprattutto se la convivenza intensa avviene nei primi sei anni di vita, con effetto massimo nei primi tre. Lavori di Lieberman, Tooby e Cosmides dell'Università della California a Santa Barbara hanno mostrato che la durata della convivenza in casa nei primi anni di vita predice, in età adulta, il grado di disgusto sessuale (e di altruismo morale) provato verso un soggetto. Il meccanismo è stato identificato in due indicatori inconsci: la presenza materna condivisa (vedere la propria madre allattare l'altro) e la co-residenza prolungata.

Famiglia con bambini che gioca all'aperto in un parco
Crescere nella stessa casa attiva un meccanismo evolutivo di evitamento sessuale. Foto: Pexels / Werner Pfennig

Il matrimonio "sim-pua" di Taiwan

Un'altra prova storica viene dal sim-pua marriage taiwanese, dove dall'Ottocento alcune famiglie portavano in casa una bimba con l'idea di farla sposare in futuro al figlio maschio della famiglia. Lo studio dell'antropologo Arthur P. Wolf, pubblicato nel libro Sexual Attraction and Childhood Association (1995), confrontò 14.000 matrimoni di questo tipo con matrimoni tradizionali. Risultato: i matrimoni sim-pua avevano fertilità del 40% inferiore, tasso di divorzio doppio, alta probabilità di adulterio dei due partner. Esattamente come previsto da Westermarck: vivere insieme da piccolissimi produce avversione sessuale anche se la cultura cerca poi di forzare il legame.

Critiche e dibattito attuale

Non tutti gli studiosi sono d'accordo. I sociologi Eran Shor e Dalit Simchai hanno ripreso i dati dei kibbutz e mostrato (in un articolo del 2015) che esisteva una significativa attrazione sessuale tra alcuni adolescenti del kibbutz, anche se nessuno passava all'azione: questo potrebbe suggerire un freno culturale tanto quanto biologico. La discussione resta aperta. La maggioranza dei ricercatori in psicologia evolutiva, tuttavia, considera oggi il fenomeno una delle più solide prove di un meccanismo psicologico universale plasmato dalla selezione naturale.

Cosa significa per la vita quotidiana

L'effetto Westermarck spiega molte cose. Spiega per esempio perché i matrimoni tra ex-coetanei di colonia o di internato sono statisticamente rari. Spiega perché molti casi di amore romantico tra fratelli adottivi avvengono quando il rapporto è stato instaurato dopo i sei anni di età. Spiega anche perché certi tabù sull'incesto culturale (in Cina, in Africa subsahariana, in Polinesia) hanno limiti diversi: in molte società il tabù include solo i fratelli cresciuti insieme, non i fratelli "solo biologici" che vivono lontani. La cultura sembra codificare un meccanismo psicologico preesistente.

Domande frequenti

Si può rompere l'effetto Westermarck?

Casi documentati sono rari. Si parla del Genetic Sexual Attraction (GSA), un fenomeno in cui fratelli biologici separati alla nascita e ricongiunti in età adulta provano una forte attrazione reciproca. È compatibile con la teoria: senza la convivenza precoce, il meccanismo non si attiva.

Funziona allo stesso modo per uomini e donne?

I dati attuali suggeriscono di sì, ma con sfumature. Le ricerche di Lieberman e colleghi indicano che le donne sembrano più sensibili agli indicatori di parentela materna (vedere la madre allattare), gli uomini più sensibili alla durata della co-residenza.

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