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Psicologia

Effetto Cheerleader: nelle foto di gruppo sembriamo tutti il 2% più attraenti (e nel 2014 due psicologi hanno spiegato perché)

Come la percezione visiva calcola medie inconsce che ci favoriscono in compagnia

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
A cheerful group of teenagers smiling together at school, symbolizing friendship and happiness.
A cheerful group of teenagers smiling together at school, symbolizing friendship and happiness.

Nella serie televisiva americana How I Met Your Mother, andata in onda dal 2005 al 2014, il personaggio di Barney Stinson interpretato da Neil Patrick Harris formula in una battuta una delle teorie più discusse della psicologia popolare: "le cheerleader sembrano tutte stupende quando ballano in gruppo, ma se le guardi una alla volta scopri che molte sono assolutamente comuni". È l'effetto cheerleader, un fenomeno percettivo a cui per anni nessuno aveva dato una verifica sperimentale. Poi, nel 2013, due ricercatori dell'University of California, San Diego, decisero di prenderlo sul serio.

Gli esperimenti di Walker e Vul

Lo psicologo cognitivo Edward Vul e il suo dottorando Drew Walker pubblicarono i risultati di cinque esperimenti su Psychological Science nel novembre 2013 (lo studio è del 2013, ma viene comunemente citato come "Walker & Vul 2014" per la data di stampa nel volume cartaceo). Il paper si intitola "Hierarchical Encoding Makes Individuals in a Group Seem More Attractive" e la versione integrale è disponibile su SAGE Journals.

Il disegno sperimentale era semplice. Ai partecipanti veniva mostrato lo stesso volto in due condizioni: da solo oppure inserito in una foto di gruppo con altre due o tre persone dello stesso sesso. Ogni volto doveva essere valutato per attrattività su una scala da 1 a 9. Risultato: i volti presentati in gruppo venivano giudicati 1,5-2,0% più attraenti di quando erano presentati da soli. L'effetto era piccolo ma statisticamente robusto, replicabile, e si verificava per entrambi i sessi.

Perché succede

L'effetto è stato spiegato attraverso tre meccanismi cognitivi combinati. Primo: il sistema visivo umano è predisposto a calcolare automaticamente la media delle caratteristiche di un gruppo di volti — un fenomeno noto come ensemble coding, documentato fin dai primi anni Duemila in studi della psicofisica visiva. Quando guardiamo una folla, il nostro cervello, senza che ce ne accorgiamo, ne estrae una sorta di volto-medio rappresentativo.

Secondo: i volti individuali dentro il gruppo sono percepiti con una distorsione verso questa media. Terzo, e cruciale: i volti-medi sono in media più attraenti dei singoli volti. Questa terza componente è ben documentata nella psicologia dell'attrattività: studi sin dagli anni Novanta (Langlois & Roggman, 1990) mostrano che i volti generati per media digitale (morphing) di molte facce vere sono giudicati più belli dei volti originali, perché tendono ad annullare le asimmetrie e ad avvicinarsi alle proporzioni tipiche della specie.

Diverse group of adults enjoying an energetic team building activity in a sunny park.
Diverse group of adults enjoying an energetic team building activity in a sunny park.. Credit: RDNE Stock project / Pexels.

Repliche e robustezza

Lo studio originale è stato sottoposto a numerose repliche negli anni successivi, con risultati misti. Uno studio del 2019 pubblicato su Scientific Reports da Carragher e collaboratori dell'University of Adelaide ha confermato l'effetto ma ha messo in discussione il meccanismo della codifica gerarchica proposto da Walker e Vul: l'effetto sembra esistere anche quando i volti del gruppo sono mostrati uno alla volta in sequenza, suggerendo che il calcolo della media inconscia non sia l'unica spiegazione.

Un articolo del 2024 pubblicato sulla rivista Visual Cognition di Taylor & Francis ha trovato che la familiarità con i volti non influenza l'effetto: il cheerleader effect funziona sia con volti sconosciuti sia con volti familiari, suggerendo che si tratti di un fenomeno puramente percettivo e non legato a giudizi cognitivi più elaborati.

Le implicazioni sociali

L'effetto cheerleader ha implicazioni concrete in vari ambiti. Nelle app di incontri molti utenti instintivamente caricano foto di gruppo come prima immagine. Studi non accademici dell'app Hinge, riportati da The Atlantic nel 2020, indicano che le foto di gruppo ricevono tassi di interazione superiori del 18% rispetto alle foto da soli, pur creando ambiguità sul "chi è chi".

Nelle foto di gruppo aziendali, nei manifesti politici e nelle campagne pubblicitarie con più volti, l'effetto sembra agire come un piccolo bonus estetico inconsapevole. Anche le squadre sportive, le boy band e le pubblicità di gruppo di profumi sfruttano la dinamica.

Quante persone bastano?

Walker e Vul hanno mostrato che l'effetto compare già con un gruppo di quattro volti ed è massimo con 16. Sotto i tre, l'effetto è statisticamente nullo. Questo è coerente con le ricerche sull'ensemble coding: serve un campione minimo perché il sistema visivo calcoli una media affidabile.

Curiosamente, il fenomeno funziona meglio se i volti del gruppo sono etnicamente omogenei e all'incirca della stessa età. Mescolando ampiamente le caratteristiche fisiche dei volti, il cervello fatica a estrarre una media coerente, e l'effetto si attenua.

A group of elegantly dressed adults in suits toasting with red wine at a sophisticated party.
A group of elegantly dressed adults in suits toasting with red wine at a sophisticated party.. Credit: Pavel Danilyuk / Pexels.

I limiti dell'effetto

Va detto che il vantaggio è modesto: 1,5-2% di punteggio in più non trasforma una persona ordinaria in una bellezza riconosciuta. Non è il "trucco magico" che molti articoli divulgativi presentano. Inoltre, l'effetto è specifico al giudizio statico, sulle foto: non si applica necessariamente all'attrattività dinamica delle persone in movimento o nelle interazioni reali, dove altri fattori cognitivi (voce, comportamento, status, personalità percepita) entrano in gioco.

Resta una conferma: la mente umana è un calcolatore statistico inconscio, sempre intento a estrarre regolarità e medie dal flusso visivo. Da Barney Stinson alla revisione paritaria di Psychological Science, l'effetto cheerleader è uno dei rari casi in cui un'intuizione di una sitcom è diventata una scoperta scientifica replicata. E, accidentalmente, un piccolo regalo per chiunque si trovi in una foto di gruppo.

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