Astronomia
Galassie medusa: come l'Ammasso della Vergine strappa il gas
Quando una galassia attraversa un grande ammasso, il gas caldo intergalattico la investe come un vento e le strappa via il materiale che serve a formare nuove stelle, lasciando dietro lunghi tentacoli luminosi.

Le galassie non vivono isolate nel vuoto. Molte abitano enormi ammassi, città cosmiche che contengono centinaia o migliaia di galassie immerse in un gas caldissimo e rarefatto. E quando una galassia a spirale attraversa questo ambiente affollato, le accade qualcosa di drammatico: viene letteralmente "spogliata" del proprio gas. È il fenomeno che gli astrofisici chiamano ram-pressure stripping, lo strappo da pressione dinamica, e il suo laboratorio più vicino è l'Ammasso della Vergine.
Un vento che non è vento
Il meccanismo fu descritto per la prima volta nel 1972 dai fisici James Gunn e J. Richard Gott. L'idea è semplice e potente: lo spazio tra le galassie di un ammasso non è vuoto, ma riempito da un plasma a milioni di gradi, il mezzo intra-ammasso. Una galassia che sfreccia attraverso questo gas a velocità di centinaia o migliaia di chilometri al secondo lo "sente" come un vento contrario fortissimo, anche se la densità di quel gas è bassissima. È lo stesso principio per cui mettere la mano fuori dal finestrino di un'auto in corsa fa percepire una resistenza dell'aria: a velocità sufficiente, anche un mezzo tenue diventa una forza.
Quel "vento" non tocca le stelle, che sono troppo compatte e massicce, ma investe in pieno il gas diffuso della galassia — l'idrogeno da cui nascono le nuove stelle — e lo spazza via, lasciandolo dietro in una lunga scia.
NGC 4569, la spirale derubata
L'esempio più studiato nell'Ammasso della Vergine è NGC 4569 (chiamata anche M90), una grande galassia a spirale. Le osservazioni hanno mostrato che ha già perso gran parte del suo gas e che ne sta espellendo ancora attraverso lunghi filamenti. Studi condotti con il telescopio spaziale Hubble hanno rivelato code di gas e di giovani stelle che si estendono per decine di migliaia di anni luce oltre il disco della galassia, formate dal materiale strappato durante il viaggio nell'ammasso.
Perché si chiamano "galassie medusa"
Quando lo strappo è particolarmente violento, il gas espulso si frammenta in code spettacolari da cui continuano a nascere stelle azzurre e luminose. Viste in certe lunghezze d'onda, queste galassie sembrano avere un corpo compatto e lunghi tentacoli che fluttuano dietro di loro: da qui il nome di galassie medusa. Sono tra gli oggetti più suggestivi del cielo profondo, e documentano in diretta una galassia che sta perdendo la propria riserva di carburante stellare.
Il fenomeno ha una conseguenza cruciale per l'evoluzione cosmica: una volta perso il gas, la galassia non può più formare nuove stelle. Smette gradualmente di "brillare di azzurro" — il colore delle stelle giovani e massicce — e invecchia, diventando rossa e quiescente. Il ram-pressure stripping è perciò uno dei principali responsabili del fatto che le galassie negli ammassi tendano a essere più "morte" e prive di stelle nuove rispetto a quelle isolate nel campo.
Come si osserva uno strappo cosmico
Studiare questi processi richiede di guardare il cielo in più "colori" invisibili all'occhio. Il gas di idrogeno neutro strappato dalle galassie si rivela nelle onde radio, alla lunghezza d'onda di 21 centimetri, che permette ai radiotelescopi di mappare code di gas estese ben oltre la parte luminosa della galassia. Le giovani stelle azzurre che si accendono nelle code, invece, brillano nell'ultravioletto e nel visibile, dominio di telescopi spaziali come Hubble. Il gas più caldo del mezzo intra-ammasso, infine, emette nei raggi X. Sovrapponendo queste immagini, gli astronomi ricostruiscono la "scena del crimine" e capiscono direzione e velocità del movimento della galassia.
Un dettaglio importante è che lo strappo, prima di spegnere la galassia, può paradossalmente accenderla: la compressione del gas da parte del vento intra-ammasso può innescare un'ondata di formazione stellare lungo il bordo d'attacco e nelle code, prima che il carburante si esaurisca del tutto. È per questo che molte galassie medusa appaiono così luminose e azzurre proprio mentre stanno perdendo il loro futuro stellare: un ultimo, splendido fuoco d'artificio.
Un cantiere ancora aperto
L'Ammasso della Vergine è il grande ammasso più vicino a noi, a circa 16,5 megaparsec (54 milioni di anni luce), e ospita oltre mille galassie. Proprio la sua vicinanza lo rende un banco di prova ideale: telescopi a terra e nello spazio continuano a censire le sue galassie in trasformazione, e ancora nel 2026 nuove analisi hanno mostrato grandi spirali, come Messier 88, in pieno processo di spoliazione mentre sfrecciano verso il centro dell'ammasso.
Studiare questi oggetti significa osservare in tempo reale uno dei meccanismi che plasmano l'aspetto dell'universo: il modo in cui l'ambiente, e non solo la storia interna di una galassia, decide se essa continuerà a generare stelle o si spegnerà lentamente. Le galassie medusa, con i loro tentacoli luminosi, sono insomma molto più di un'immagine affascinante: sono il ritratto di un destino cosmico in corso.
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