Animali
Polpo mimico: il cefalopode che imita serpenti e pesci leone
Nei fondali fangosi dell'Indonesia un polpo cambia identità a seconda del nemico che ha di fronte.

Nei fondali fangosi del Sud-est asiatico vive un animale capace di un'impresa che sembra uscita da un film di fantascienza: imitare l'aspetto e il comportamento di altre creature marine per ingannare predatori e prede. È il polpo mimico (Thaumoctopus mimicus), un cefalopode lungo poche decine di centimetri che ha trasformato il travestimento in una strategia di sopravvivenza. A differenza di altri animali mimetici, che assomigliano sempre alla stessa cosa, questo polpo cambia "costume" a seconda della situazione.

Una scoperta recente
Per quanto possa sembrare incredibile, il polpo mimico è stato individuato solo alla fine degli anni Novanta: i primi esemplari furono osservati intorno al 1998 nelle acque torbide al largo dell'Indonesia, in particolare nei pressi di Sulawesi. La descrizione scientifica formale della specie è arrivata solo nel 2005. Vive in ambienti poco appariscenti – estuari fangosi, distese di sabbia e detriti – proprio i luoghi che la maggior parte dei sub evita, e questo spiega perché sia rimasto a lungo sconosciuto. È un animale diurno, attivo alla luce del sole, una rarità tra i polpi, che di solito preferiscono l'oscurità.
Un trasformista del fondale
Il repertorio del polpo mimico è impressionante. Appiattendo il corpo e nuotando radente al fondo può assumere l'aspetto di una sogliola velenosa; allungando i tentacoli verso l'alto e ondeggiando imita il pesce leone con le sue spine urticanti; infilando il corpo in una tana e lasciando sporgere due sole braccia a strisce bianche e nere riproduce un serpente marino. A questi travestimenti "classici" se ne aggiungono altri, meno documentati, che ricordano meduse, granchi e razze. Lo studio fondamentale sul fenomeno, firmato da Mark Norman, Julian Finn e Tom Tregenza e pubblicato sui Proceedings of the Royal Society B nel 2001, descrive questa capacità come un esempio unico di mimetismo dinamico nel regno animale.
La cosa più affascinante è che gli animali imitati sono quasi tutti velenosi o pericolosi: il polpo, una preda molle e indifesa, "indossa" l'identità di creature da cui i predatori stanno alla larga. È una forma di mimetismo batesiano portata all'estremo, perché qui l'imitatore non ha un aspetto fisso ma sceglie il modello sul momento.

Un mimetismo "su misura"?
Gli osservatori hanno notato qualcosa di ancora più sorprendente: in alcuni casi il polpo sembra scegliere l'imitazione più adatta alla minaccia che ha di fronte. Di fronte a piccoli pesci aggressivi e territoriali, ad esempio, è stato visto assumere l'aspetto del serpente marino a bande, uno dei loro principali predatori. Se confermato in modo sistematico, sarebbe un comportamento di straordinaria sofisticazione, che richiede di "riconoscere" l'avversario e selezionare la risposta giusta. Gli scienziati restano prudenti – molte di queste osservazioni sono aneddotiche – ma il fenomeno alimenta da anni il dibattito sulla complessità cognitiva dei cefalopodi.
La pelle che cambia in un istante
Come fa un polpo a cambiare colore e disegno in una frazione di secondo? Il segreto è una pelle straordinaria, dotata di milioni di cromatofori, minuscole sacche di pigmento che si espandono e si contraggono grazie a piccoli muscoli, sotto controllo nervoso diretto. Sotto di essi ci sono cellule riflettenti chiamate iridofori e leucofori, che giocano con la luce per creare iridescenze e bianchi brillanti. Il polpo, inoltre, può modificare la consistenza della pelle facendo comparire protuberanze, e cambia postura e modo di nuotare per completare l'illusione. È una combinazione di "trucco" cromatico e recitazione corporea.
Curiosamente, come molti cefalopodi, il polpo mimico è probabilmente daltonico: i suoi occhi non distinguerebbero i colori come i nostri. Eppure riesce a riprodurre tonalità e contrasti con precisione, un paradosso che i biologi stanno ancora cercando di spiegare, forse grazie a recettori sensibili alla luce presenti nella pelle stessa.
Perché si traveste
Alla base di tutto c'è una vulnerabilità di fondo. I polpi non hanno conchiglia né scheletro: il loro corpo è una massa morbida e nutriente, un bersaglio facile in un habitat aperto e privo di nascondigli come una piana sabbiosa. In assenza di rocce o coralli dietro cui mimetizzarsi, il polpo mimico ha "scelto" una via diversa: anziché sparire nell'ambiente, fingersi qualcun altro di più temibile. Questo ne fa un caso da manuale per studiare l'evoluzione del mimetismo e i limiti della cognizione animale.
Come molti cefalopodi, anche questa specie mostra un sistema nervoso sorprendentemente sviluppato, con gran parte dei neuroni distribuiti nelle braccia. Il polpo mimico è così diventato una piccola celebrità della biologia marina, simbolo di quanto l'intelligenza e la creatività evolutiva possano prendere strade lontanissime dalle nostre. Ogni immersione nei suoi fondali fangosi ricorda che alcuni dei migliori "attori" del pianeta non hanno bisogno di un palcoscenico: gli basta un fondale di sabbia e un po' di fantasia evolutiva.
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